2015

Vegafina Nicaragua Gran Toro

Vegafina-Nicaragua-GranToro
Rep-Dominicana

Rep. Dominicana

MEDIUM BODY

Intensità MEDIUM

Costo medio

Costo medio**

**medio: da 7 a 10€

Ring Gauge 52

RING GAUGE 52

Complessità Media

Complessità Media

Fumata di Media durata

Fumata di Media durata*

*media: 60 - 90 min

Lunghezza

  • 6″ / 152 mm

Anatomia

Fascia Nicaragua Habana 2000 – Jalapa
Sottofascia Nicaragua Seco – Jalapa
Ripieno Nicaragua Ligero Jalapa, Viso Esteli, Seco Jalapa

 

Valutazione

MOLTO BUONO

MOLTO BUONO

La fumata

La causa principale dei problemi è che al mondo d’oggi gli stupidi sono strasicuri, mentre gli intelligenti sono pieni di dubbi. (Bertrand Russell)

Questa citazione dal sapore provocatorio trovo calzi a pennello con l’esperienza da me vissuta nel recensire questa nuova linea di sigari di recente introduzione sul mercato e la pletora di denigrazioni che da più parti arrivano a spron battuto. Nel mio caso sono passato da una recensione positiva dello Short che non aveva manifestato particolari problemi a quella del Robusto dove invece sono emerse le prime note dolenti che mi hanno fatto riflettere.

Come può un sigaro concepito da 6 espertissimi personaggi risultare così “stridente” e scomposto? Sono fermamente convinto che la nota amaricante da me rilevata nel robusto sia causata da fattori esterni e non di blend che hanno inciso negativamente sulla qualità globale della fumata. Quando per la prima volta assaggiai il Gran Toro notai ancora una eccessiva rusticità di base ma intravidi comunque una buona struttura aromatica globale. Tirai un sospiro di sollievo ma mi chiesi onestamente se ero ancora al cospetto di un’altra “débâcle” dovuta a fattori esterni e non interni. Il dubbio mi assalì, ma che fare per avere delle risposte?

Vegafina-Nicaragua-GranToroCasualmente viene in aiuto una eccessiva ricarica della mia spugnetta umidificatrice nello humidor perchè la maledetta, oramai secca e friabile, lascia tracimare acqua distillata senza che me ne accorga. In breve tempo le pareti del mio humidor assorbono questo eccesso di acqua distillata e come risultato l’umidità parte al 71-72%.

Una permanenza di un paio di settimane a queste condizioni, senza sudario di plastica, lo stravolgono magicamente in positivo. Il camaleontico Gran Toro ora mi si presenta con legno e spezie dolci al piede ma sono le affascinanti note di cacao a crudo che mi entusiasmano e mi fanno ben sperare. Con il jet-flame scaldo il piede e quando il braciere è pronto faccio le prime boccate.

Ho, hooooooo. Le prime note che avverto sono di terra umida, ma straordinariamente dense al palato e una solida sferzata pepata da buon Nicaraguense corrobora il tutto e mi fa sorridere. Amo quando un sigaro regala fumo denso, quasi masticabile.

Rispetto alla “rusticità” speziata del primo esemplare fumato qua siamo su un altro mondo, un mondo dominato da spiccate note di nocciola coadiuvate da spezie esotiche, quasi asiatiche nella loro espressività, e da una lieve nota di caramello in sottofondo ma è nella accentuata cremosità in bocca e dolcezza sulle labbra che ha una delle sue peculiarità più intriganti.

A onor del vero avverto la subdola nota amaricante riscontrata già nel robusto che tenta di emergere ma ora rimane fortunatamente imbrigliata da un blend che in questo formato riesce decisamente a rendere meglio o forse la conservazione a tassi di U.R. più elevati gli ha giovato.

Tiro un sospiro di sollievo perchè dover convivere con quella nota amarognola per tutta la lunghezza di un Toro farebbe venire a chiunque una, anzi due orchiti contemporaneamente ed il piacere della fumata andrebbe a… non lo dico ma potete ben immaginare!

Una fumata di fatto all’insegna della dolcezza e ancora dolcezza di frutta secca, dove le spezie giocano sì un ruolo determinante ma spesso alternano il palcoscenico con il pepe e note variegate di legno con una punta di tostato in sottofondo. Questa componente dolce pian piano finisce per emergere preponderante e va a braccetto con una spiccata nota aromatica che mi ricorda le bacche di montagna come il ginepro, per nulla sgradevole, accompagnandomi al finale dove invece trionfa la liquirizia dolce.

Non è una fumata che ha guizzi particolari, non brilla per complessità o struttura ma si lascia fumare in scioltezza senza grossi sbilanciamenti o reale scompostezza rivelandosi decisamente più intrigante del robusto che peraltro non aveva subito lo stesso trattamento di conservazione.

La valutazione a onor del vero è un tantino di manica larga ed è dovuta in larga misura all’ultima delle fumate da me effettuate. Non voglio ora disquisire sulla validità o meno di tale verdetto, che resta soggettivo, ne affermare che la semplice conservazione a tassi più elevati di umidità sia la soluzione.

Tengo invece a sottolineare che sicuramente qualcosa ne ha inficiato le qualità globali, sicuramente nel mio caso il trattamento ha giovato ma al tempo stesso non è poi tanto accettabile che un fumatore debba “sperimentare” per arrivare ad una fumata di un certo spessore. My 2 cents!

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