2017

MBombay Gaaja Maduro Torpedo

Gaaja-Maduro-Torpedo
Costa Rica

Costa Rica

MEDIUM-FULL body

Intensità MEDIUM-FULL

Costo alto

Costo alto**

**alto: oltre i 15€

Ring Gauge 54

RING GAUGE 54

Complessità Medio Alta

Complessità Medio Alta

Fumata di lunga durata

Fumata di lunga durata*

*lunga: oltre 90 min

Lunghezza

  • 6 1/2″ / 165 mm

Anatomia

Fascia Brazilian Mata Fina
Sottofascia Ecuador HVA Seca Mejorada
Ripieno Perú Hybrid Habano (Seco), Ecuador criollo 98 (Viso), Paraguay Hybrid Habano 2000 (Viso), Dominican criollo 98 (Viso) e Ligero Dominicano HVA Mejorado

 

W B F

Valutazione

MOLTO BUONO

MOLTO BUONO

La fumata

LA BOMBAY TOBAK

Se frequentate questo blog avrete già sentito parlare della Bombay Tobak. Se non lo frequentate mettetevi in ginocchio sui ceci e fate ammenda!

Questa boutique brand viene fondata nel lontano 2014 dall’Americano Mel Shah, di chiare origini indiane. Non proviene da una famiglia di produttori di sigari o coltivatori di tabacco, ma di sicuro possiede spiccate capacità di Marketing.

In breve la sua realtà commerciale conquista il cuore di moltissimi appassionati e un posto di rilievo nella blogosfera oltre oceano (e non).

Tutti i suoi sigari sono prodotti in Costa Rica e a tutti ha donato una chiara impronta estetica indiana, peraltro straordinariamente nuova, bella e di notevole impatto visivo.

Tra tutti sicuramente il recente Gaaja ha un posto di primo piano, oltre ad un blend che a detta di Mel ha richiesto ben 4 anni di ricerche e affinamenti.

Il blend prevede tabacchi veramente speciali e mai utilizzati come il Paraguay Hybrid Habano 2000. Quando mai avete fumato un tabacco del Paraguay? Non serve rispondere.

Ora il mitico Gaaja, con qualche variante nella ricetta come la fascia Brazilian Mata Fina, ha un fratello maduro che è l’oggetto di questa recensione.

LA FUMATA DEL SIGARO

La curiosità mi divora come come un virus, non posso farci nulla. Ho ancora in mente la meravigliosa fumata del Gaaja Connecticut e la novità di questa fascia maduro non fa altro che sovralimentare la mia voglia di fumarlo.

Anzi più che sovralimentazione sembra la spinta dell’Apollo 13 che decolla dalla rampa di lancio del Kennedy Space Center.

Finalmente arriva il suo momento e l’occasione diviene una fumata a tre,

3 sigari = 3 fumatori

e mi sembra una giusta equazione.

Il gruppo è così formato: io lo scriba del gruppo, Giuseppe Stucchi il boss e Davide Mulas, amico oltre che collaboratore del blog. Due amici ma anche due maledetti perchè, lo scoprirò dopo, mi lasceranno l’ingrato compito di annotare le sensazioni in fumata di tutti e tre.

Poco male. 3, 2, 1… comincia il ballo.

All’accensione una bella sorpresa. Parte leggero su note dolci che cercano di emergere dal sottofondo assieme a crema di nocciola, note di legno eleganti e spezie asiatiche. La retroinalazione è ben pepata ma assolutamente equilibrata.

Una bella partenza insomma, su cui poi si innesta una nota di resina delicata e un leggero fondo vegetale anche leggermente balsamico (menta).

Dopo circa un centimetro di cenere il Gaaja maduro si intensifica, il fumo si addensa divenendo vellutato al palato. Un mix atipico di note tostate, incenso e resina che cercano di amalgamarsi e costruire la sua espressività.

Sopraggiungono chiodi di garofano, carruba e cacao e a questo punto parte il viaggio sensoriale che trascende il piacere.
Qualcosa a questo punto cambia, scatta una molla e il sigaro risponde con un’impennata di intensità che spalanca le porte ad un turbinio di note sensoriali.

Percepisco cardamomo, torba, chiodi di garofano, legno, frutta secca e pepe in sottofondo che stuzzica dolcemente, il tutto avvolto in un diffuso e morbido abbraccio dolce.

Si rivela complesso, morbido, elegante e a questo punto Davide, come un novello profeta Zarathustra, elargisce la sua perla di saggezza: “sembra un Rosalones ma più aromatico” e scoppia a ridere.

Davide, sei un menapirla! Ma perchè ti ho invitato per questa fumata? Boh…

In realtà è un vero e proprio paradiso palatale, perchè nel continuo flusso sensoriale sembra arrivino note sempre nuove. Ora mi sembra di assaporare liquirizia Haribo (avete presente le girelle?), cannella, créme brulée, miele e rinnovata resina.

Nella sua evoluzione non si stravolge mai del tutto, non cambia mai drasticamente direzione, piuttosto gioca con i miei sensi rimanendo sempre morbido, bilanciato e discretamente elegante. Goduria.

Dalla metà esatta del sigaro però il mio piccolo mondo incantato e fumoso si stravolge. Arriva la svolta, la vera svolta.
Emergono prepotenti note di cacao e caramello mentre l’intensità fa un balzo felino in avanti. Le spezie passano invece in sottofondo ma continuano a spiccare decise in retroinalazione.

Malgrado Gaaja significhi elefante, questo Gaaja maduro sembra una pantera. Va dosato, davvero dosato nelle boccate però non risulta mai aggressivo e questo è un bene a parte il pepe che ora scoppia nelle mie cavità nasali come fosse un petardo.

La sensazione globale che lascia però è di non completezza, come se non riesca a costruirsi del tutto e si avvia in una fase finale, comune a tutti e tre i sigari provati, che tende a scomporsi e sbilanciarsi.

Ritornano preponderanti la nota balsamica e la liquirizia ma si innesca una nota amaricante troppo sopra le righe. A nulla valgono i miei tentativi di variare la ritmica di fumata.

Comincia a girarmi la testa, accuso la botta nicotinica.

Fortunatamente si riprende e gioca le sue ultime carte sul cacao e sul caramello, contro le spezie e legno amaricante ma le sorti della fumata non si risollevano mai del tutto. Peccato.

Pur non essendo al livello del suo fratello, il Gaaja Connecticut, è pur sempre un’ottima fumata se tralascio il finale. Il confronto però non è corretto perchè sono due sigari veramente diversi. Il primo gioca sulla complessità, mentre il Gaaja maduro gioca tutto sull’estrema dolcezza diffusa e sull’intensità.

Decidete voi cosa gradite di più…

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