2016

Kristoff Cameroon Robusto

kristoff-cameroon-robusto
Kristoff Cameroon Robusto
Rep-Dominicana

Rep. Dominicana

MEDIUM-FULL body

Intensità MEDIUM-FULL

Costo medio

Costo medio**

**medio: da 7 a 10€

Ring Gauge 54

RING GAUGE 54

Complessità Media

Complessità Media

Fumata di Media durata

Fumata di Media durata*

*media: 60 - 90 min

Lunghezza

  • 5 1/2″ / 140 mm

Anatomia

Fascia Cameroon (Aged 7 years)
Sottofascia Habano Seed Dominicano
Ripieno Habano Seed Nicaragua, Habano Seed Dominicano

 

W B F

Valutazione

BUONO

Buono

La fumata

Avete mai sofferto di mal d’Africa? Io si.

Dopo aver viaggiato in questo meraviglioso paese ho contratto questa “brutta” malattia. Il contagio non è difficile, basta esporsi alla sua natura, alla sua umanità e al suo folclore per rimanerne infettati. Non è una cosa brutta però, il decorso della malattia prevede l’insorgere di una struggente malinconia che spinge ogni fibra del vostro essere a tornare dove tutto ha avuto origine.

Perfino Ernest Hemingway ne ha sofferto: “una sola cosa allora volevo, tornare in Africa. Non l’avevo ancora lasciata, ma ogni volta che mi svegliavo, di notte, tendevo l’orecchio, pervaso di nostalgia”.

Su di me l’effetto è ancora più devastante e non è strettamente collegato al fatto di avere visitato l’Africa. Purtroppo qualunque contatto io abbia, diretto o indiretto che sia, con manufatti provenienti da questo paese acuisce in me l’effetto di questo male incurabile. Perfino con il tabacco, sotto forma di foglie da fascia Cameroon, le regine delle foglie da fascia!

Non sono sicuramente le mie preferite ma ciclicamente sento il bisogno di fumarmi qualcosa da loro rivestito, è più forte di me anche se non so spiegarvi esattamente il perchè. O meglio, io lo considero un’effetto collaterale del mal d’Africa. Punto e basta.

Così quando ho avuto l’occasione di provare il Kristoff Cameroon Robusto, una delle nuove linee del brand, non me la sono lasciata scappare.

Antidoto x mal d’Africa = spipparuolarsi un bel sigaro con fascia Cameroon

A crudo le note di cacao, di fiori di camomilla, di pelle, di fieno maturo e altre erbe aromatiche sembrano presagio per una gran bella fumata, fumata che farò in compagnia del mio inossidabile “boss” Giuseppe Stucchi.

Dal sito della Kristoff raccontano che questo Cameroon è un morbido sigaro medium-full bodied, con intriganti note di nocciola, spezie, mandorla, cannella e cedro dolce. Vediamo se corrisponderà a verità.

Accendiamo. La partenza è incredibilmente densa e morbida, pepata al naso, con sfumature di pelle, agrumi e di torta al limone. Tutto ben amalgamato e ogni nota aromatica sfuma una sull’altra senza soluzione di continuità.

Giuseppe: comincium ben!

Il fumo è profumatissimo e lascia profonde note di pane, cannella e zenzero oltre ad una leggera acidità fruttata. Globalmente dolce e quando entra a regime avvertiamo note di mandorla e nocciola. Influenzato da quanto letto? Ma chissenefrega, me la sto godendo come un riccio!

Una bonta di medio corpo, equilibrato e armonico ma certamente non complesso nella sua espressività.

Quello che sembrava a me e a Giuseppe un paradiso sensoriale, dopo appena qualche centimetro di braciere si stravolge. Porca puttana il pepe quasi scompare in sottofondo e tutto diventa erbaceo, perdendo perfino la suadente dolcezza degli inizi.

Cosa diavolo sta succedendo? Chi è quello stronzetto che ha chiuso il rubinetto aromatico? Risultato: nada di tutto! Mo’ lo meno…
Indubbiamente è un sigaro che evolve, però evolve al contrario con un’involuzione che lascia perplessi, visto che le aspettative erano alte.

Fortunatamente sembra che qualcuno riapra il rubinetto, il fumo torna denso e aromatico, torna il pepe, la pelle, la nocciola, la mandorla e tutto il resto, compresa la leggera dolcezza di fondo degli inizi.

Rincuorati veniamo introdotti alla parte mediana della fumata ma qua abbandoniamo ogni buona speranza. Il sigaro si siede, si appanna e abbiamo la netta sensazione che vi sia molta meno roba da assaporare.

In effetti tutto si riduce a una nocciolata erbacea con sfumature di bacche alpine. Tristezza infinita.

Devo ammettere che è un sigaro che cambia in modo assurdo durante la fumata ma, malgrado mi sforzi, fatico a trovare l’accezione positiva della cosa.

Pur essendo globalmente “buono” e morbido non riesce mai a decollare del tutto, non prende il volo. Come essere sulla pista di decollo, con i motori a manetta ma nessuno molla i freni dell’aereo. Sigh.

Cardiogramma piatto.

Defibrillatore pronto… libero… taclack! Piiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii.

Il nulla.

Nel finale la dolcezza e la morbidezza, quasi a chiedere venia, si intensificano e aumenta la cremosità globale. Spunta un sottofondo di caffè e una punta di vaniglia ed un guizzo finale porta anche le spezie e la mitica tetta di mucca.

Malgrado i vari tentativi con il defibrillatore, lui non si rianima e io resto con un bruciante mal d’Africa che non riesco ad attenuare. Così va la vita alle volte…

something different…

 

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