2019

Davidoff 702 Series Signature No.2

Davidoff 702 Series Signature No. 2
davidoff-702-signature-no2
Rep-Dominicana

Rep. Dominicana

MEDIUM-FULL body

Intensità MEDIUM-FULL

Costo alto

Costo alto**

**alto: oltre i 15€

Ring Gauge 38

RING GAUGE 38

Complessità Alta

Complessità Alta

Fumata di lunga durata

Fumata di lunga durata*

*lunga: oltre 90 min

Lunghezza

  • 6″ / 152 mm

Anatomia

Fascia 702 Habano Ecuador (Cotopaxi)
Sottofascia Rep. Dominicana
Ripieno Rep. Dominicana

 

W B F

Valutazione

WOW FACTOR

Wow Factor

La fumata

Migliorare qualcosa che rasenta già la perfezione assoluta non è compito facile, anzi si può correre il rischio di ottenere il risultato contrario. Se parliamo poi di sigari le cose si complicano ancora di più.

Non esiste la bacchetta magica, nessuno è come la fata madrina di Cenerentola… immaginate Henke Kehlner con la bacchetta magica:

Salakadula mecikabula bibbidi bobbidi boo

un miglior sigaro è quel che vuoi tuuuuu

bibbidi bobbidi boo… e taaaaac, appare il Davidoff Signature No. 2 702 Series!

Magari funzionasse così.

Quando pubblicai la news sui “702 Series” di Davidoff scrissi che negli intenti del brand vi era il desiderio di rinnovare alcuni formati storicamente presenti nelle linee core classiche, donandogli nuova vita e vitalità grazie ad una nuova foglia da fascia che regalava loro maggiore intensità di corpo e profondità di aromi e sapori. Cazzo ci sono riusciti eccome.

Se già il Signature No.2 mi aveva davvero colpito, qui siamo su un altro e superiore livello. Lo posso già immaginare guardandolo vestito di una meravigliosa e cangiante foglia da fascia. Ma è dopo l’accensione che il DNA regale di questo sigaro comincia a farsi notare.

Apre i giochi su una dolcezza inaspettata e speziata, con sfumature di cacao e marshmellows. Qui però la dolcezza rispetto al suo gemello Signature No. 2 è portata al massimo livello.

Sono certo che se il buon Zino fosse ancora in vita si sarebbe certamente innamorato di questo sigaro. Me lo immagino lasciare nel posacenere il suo amato No.2 e accendere il 702 con un sorriso a 32 denti stampato in faccia.

Rispetto al Signature classico trovo che il Signature No. 2 702 Series sia al momento meno strutturato, meno complesso e floreale, ma la goduria palatale che genera è talmente superiore da proiettarlo in un universo esclusivo e talmente lontano che si fa prima ad andare su Giove.

Questa è la chiave di lettura della prima parte della fumata, e forse farà strocere il naso ai Davidoffiani di lungo corso, sempre alla ricerca della raffinatezza estrema, ma a me acchiappa un sacco e me la sto godendo.

Non significa però che manchi di eleganza, equilibrio e struttura. Anche sotto questo aspetto semo in ‘na bote de fero!

Arriva una sfumatura vagamente tostata ma arrivano anche note più maschie, di terra, pelle e prugna. Sì proprio prugna. Il pepe emerge decisamente e acquista davvero una spettacolare intensità stuzzicando a lungo la bocca e le cavità nasali.

La bontà globale di questo No. 2 702 è superiore alla media e intrigante tanto da dovermi trattenere dal prendere boccate di fumo su boccate, perchè so per certo che rovinerei irreparabilmente il piacere che sto provando in questo momento.

Godimento e intensità di corpo sembrano viaggiare all’unisono, uno cresce e l’altro pure in una sorta di costante rincorsa che non genera confusione o sbilanciamenti, grazie all’ottima e maniacalmente studiata (ne sono certo) ricetta del blend.

Meraviglia di Panetela. Ecco perchè amo questa tipologia di sigari, quando possiedono il giusto blend e la giusta foglia da fascia sanno regalare sensazioni sconosciute ad altri formati. Provare per credere.

SweetSpot 2.0. L’armonia e la morbidezza della parte centrale sono qualcosa da ricordare a lungo. Il resto sembra perdere importanza, sembra diventare un contorno etereo e sfuggente quasi senza importanza anche se di importanza ne ha da vendere. Ma del resto chissenefotte di quello che si percepisce, è l’assoluto piacere che proverete fumandolo l’unica cosa che realmente conte. Credetemi.

Sto pensando che me ne accenderei un altro quando questo finisce, ma porca puttana non ne ho altri… sfiga maledetta. Me ne faccio una ragione, del resto basta andare da un tabaccaio ben fornito.

Verso la fine della parte centrale, caratterizzata dalla dolcezza e dalle spezie, si innesta una componente tostata che cresce a un ritmo esponenziale, boccata dopo boccata. L’intensità di corpo rasenta ora l’incredibile, mentre il fumo riempie la bocca e chiude la gola in una sorta di spasmo automatico.

Che abbia trovato il mio sigaro ideale? Direi che ci siamo molto vicini, anzi vicinissimi.

Il finale è da urlo con una componente pepata degna atipica per un Davidoff, così come la terrosità potente e maschia ma è il suo sottofondo ora quasi agrumato e con una punta di liquirizia che colpisce di più. Un commiato superbo in cui ci si abbandona senza indugi con il solo ramarico che, ahimè, tutto sta per finire.

Un vero capolavoro, una gemma assoluta che troverà il suo spazio e i suoi meritati riconoscimenti. Siamo al cospetto di una realizzazione di rara intensità, struttura, armonia, eleganza e completezza che a mio avviso ha ben pochi rivali in commercio.

Senza se e senza ma, come dice il mio caro amico Giuseppe Stucchi, il sigaro dell’anno 2017 almeno per Facciamo Puff.

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