2015

Macanudo 1968 Corona

Macanudo-1968-Corona
Rep-Dominicana

Rep. Dominicana

MEDIUM BODY

Intensità MEDIUM

Costo medio

Costo medio**

**medio: da 7 a 10€

Ring Gauge 42

RING GAUGE 42

Complessità Media

Complessità Media

Fumata di Media durata

Fumata di Media durata*

*media: 60 - 90 min

Lunghezza

  • 5 1/2″ / 140 mm

Anatomia

Fascia Honduras San Agustin
Sottofascia Habano Connecticut
Ripieno Rep. Dominicana, Nicaragua Esteli e Ometepe

 

Valutazione

MOLTO BUONO

MOLTO BUONO

La fumata

Per coloro che non lo sanno Ometepe è un’isola vulcanica nel bel mezzo del Lake Nicaragua, in Nicaragua ovviamente, ed è famosa per un tabacco molto aromatico e poco utilizzato che prende il suo nome.

Per ulteriori informazioni su questa linea, nata per celebrare un anniversario, vi consiglio la lettura di questa recensione del Macanudo 1968 Gigante.

 

Il Kowalsky della linea

Menzionare un nome polacco ad una persona della mia generazione genera inequivocabilmente un’associazione con le barzellette. Ve le ricordate? Tutte partivano più o meno così:

…c’è un Italiano, un Inglese ed un Polacco che…

e tutte finivano più o meno con etichettare il Polacco come il “cretino” di turno.

Francamente non so da dove sia nata questa brutta nomea ma sono certo sia infondata. A onor del vero non ho mai conosciuto un vero Polacco, ma non vedo perchè non possa essere intelligente come il resto dell’umanità (non tutta però…). Con Kowalski comunque non intendevo un “umano” bensì uno dei pinguini di Madagascar.

Conoscete i pinguini di Madagascar? Spero di si ma se la risposta è no potete sempre guardarvi il trailer sotto e divertirvi un po’. Io ne sono un patito ed ogni volta mi cappotto dalle risate guardandoli.

https://www.youtube.com/watch?v=sZum09Lavrs

Dallo Zoo in cui vivono il team formato da  Skipper (capitano), Kowalski, Rico e Soldato, si imbarca sempre in missioni assurde alla stregua di una “special force” militare. Del gruppo Kowalski ne è il cervello, da patito della scienza sa un mucchio di cose e a lui viene sempre chiesto di inventare e di analizzare opzioni e alternative, attività che si dimostrano per lui facili e naturali come respirare e mangiare. Kowalski non è il capo del gruppo, non ne è la guida autoritaria ma ne è comunque un elemento fondamentale, una valida risorsa che contribuisce a caratterizzare, da comprimario, tutto il gruppo.

Ora che lo conoscete vi sorgerà sponanea la domanda… cosa diavolo c’entra con il Macanudo 1968 Corona?. Beh, questo corona è il Kowalski della linea. Non ne è il capo, ruolo che spetta al Gigante sia per dimensioni che per ampiezza aromatica, ma ne è sicuramente un valido ed autorevole rappresentante. Intelligentissimo nelle dimensioni e nel suo essere medio a tutto tondo, in grado di risolvere e adattarsi a tutte le situazioni fumose senza peraltro pretendere di accaparrarsi un ruolo che non gli spetta… come Kowalski dei pinguini di Madagascar.

Un sigaro che va capito per apprezzarne la notevole godibilità che regala, fin dalla sua accensione che svela una partenza leggermente dolce di carruba e frutta secca, su note di pelle e legno, esile nella sua espressione. Ha bisogno di carburare, di entrare in temperatura, e quando lo fa avverto nel fumo l’acuirsi del pepe, l’arrivo delle spezie e la decisa crescita della sua dolcezza.

Una foto pubblicata da Andrea Zambiasi (@zambiasiandrea) in data:

Non ha un’anima intricata, però risulta godibile con quella sua base speziata e dolce, con punte di cannella e cacao, assecondata da note di legno leggermente vegetali. Una prima parte delicata ed elegante sebbene non sia esageratamente espressiva.

Mentre lo fumo penso non abbia la varietà espressiva del Gigante che mi aveva realmente impressionato, ma il paragone è uno sbaglio. Non devo comparare mezzo chilo di tabacco grosso quanto un tubo di stufa con un esile corona, non sarebbe corretto.

Arrivo alla parte centrale della fumata e l’intensità del sigaro, anche se non di molto, cresce. Avverto note sensibilmente più tostate e terrose in sottofondo, comincia a farsi uno zic più tonico pur restando delicato e sornione. Le parole d’ordine restano “piacevolezza e delicatezza” rivelandosi un ottimo compagno per una fumata disimpegnata.

Rifletto che non si stravolge mai del tutto, non si trasforma come spesso accade piuttosto intensifica gradualmente la sua componente speziata diventando sempre più intrigante e aromatico. Ad un certo punto le spezie cedono il passo al caffè, alla nocciola e alle note tostate lasciando al palato un vellutato sapore che ricorda una crema al whiskey.

In questa parte finale perde un po’ dell’equilibrio generale a favore di una maggiore intensità aromatica ed espressiva. Alla fine non posso che apprezzare questo suo essere globalmente “Kowalski”, forse non impressionerà i più esigenti e pignoli ma garantisco soddisferà i palati che sapranno capirlo ed apprezzarlo.

Forse non tutte le ciambelle riescono col buco, ma non è lecito nemmeno pretendere dal corona l’ampiezza aromatica del Gigante fumato tempo fa. La 1968 resta una linea intrigante, con tabacchi che su di me hanno sempre esercitato un discreto fascino, ed il Corona ne è un ottimo portavoce.

Un sigaro da lettura, da meditazione, da scrittura, capace di appagare senza chiedere particolari attenzioni e/o dedizione. La mente è libera di divagare cullata dalle sue dolci nouance aromatiche, non impegna ma appaga e soddisfa.

Globalmente una gran bella fumata che però lascia la sensazione che da questi tabacchi si possa pretendere di più…

 

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