2017

Camacho Connecticut Corona

Camacho-Connecticut-Corona
Honduras

Honduras

MEDIUM-FULL body

Intensità MEDIUM-FULL

Costo medio

Costo medio**

**medio: da 7 a 10€

Ring Gauge 44

RING GAUGE 44

Complessità Medio Alta

Complessità Medio Alta

Fumata di Media durata

Fumata di Media durata*

*media: 60 - 90 min

Lunghezza

  • 5 1/2″ / 140 mm

Anatomia

Fascia Ecuador Connecticut
Sottofascia Honduras Authentic Corojo
Ripieno Honduras Generoso, Aleman Ligero Dominicano

 

W B F

Valutazione

ECCELLENTE

Eccellente

La fumata

Camacho Connecticut Corona2

Dopo essermi immerso nella “New Age” Connecticut con la recensione del mitico Jas Sum Kral, volevo prolungare l’immersione con qualche altra fumata che appartenesse alla stessa specie.

La “New Age” Connecticut di fatto è una nuova era che ha sicuramente diviso il mondo dei fumatori di sigaro, uno spartiacque virtuale che vede due fronti contrapposti e guerreggianti.

Da un lato vi sono i fumatori abituati a blend vecchio stile, refrattari ad ogni mutamento e/o evoluzione connessa al mondo Connecticut. Insomma i dinosauri sigarofili. Che siano destinati all’estinzione? Mah.

Dall’altro si contrappongono i fumatori che come me sono assuefatti a fumate di una certa tonicità, aromatica e intensità di corpo. Costoro vedono nella “New Age” Connecticut qualcosa di intrigante e meglio cucita sui propri gusti e sulle proprie preferenze. Sono dei mutanti, novelli X-Men derivati dai precedenti ma che costituiscono a mio avviso la nuova generazione (non intesa in senso anagrafico ma di mentalità) dei fumatori.

Quale dei due fronti prevarrà? Non lo so e onestamente non me ne frega niente. Quello che so per certo è che sono la speculare rappresentazione di due diverse tipologie produttive.

La prima vede lo sviluppo di blend Connecticut secondo l’equazione eleganza + morbidezza = poca forza e intensità (aromatica e di corpo). Questi produttori/brand hanno sempre pensato che fosse difficile coniugare le prime caratteristiche a forza e intensità in un unico blend, senza sacrificare qualcosa o snaturare il prodotto. Io non li ho mai capiti.

La seconda fortunatamente vede produttori/brand dalla mentalità più moderna, aperta, scevra da preconcetti e che sperimentando soluzioni diverse hanno regalato nuova vita a questi blend, trasformandoli radicalmente e generando di fatto quella che in gergo tutti chiamano la “New Age” Connecticut. Viva Dio.

Il Camacho Connecticut Corona è un valido esempio ed è anche in un formato che amo particolarmente.

Basta l’appartenenza alla “New Age” per piacere a noi X-Men del sigaro? Assolutamente NO. Qui entriamo nel campo dei gusti personali, ciò che piace a me potrebbe non piacere ad altri e ciò che piace ad un altro potrebbe piacere a me ma non ad altri oppure non a me ma ad… fanculo mi sono incasinato! Lasciamo stare.

Badate bene però, questo Camacho snocciola un’intensità di corpo davvero notevole e come non bastasse gioca tutto sul comparto spezie, spezie a profusione specialmente pepe. Se non amate sigari dal DNA speziato non compratelo.

Detto questo passiamo a raccontare il sigaro e la fumata. Questo Camacho si presenta abbastanza bene, dico abbastanza perchè la foglia da fascia dalla colorazione uniforme e lucida è ma solcata da numerose cicatrici. Sembra uscito dal film di Frankenstein. Poco male, proseguiamo.

A crudo avverto spezie dolci, note di pane e vegetali. Direi in linea con molti altri Connecticut.

Una volta acceso però le cose cambiano drasticamente. L’Aleman ligero del ripieno lavora a manetta e le sferzate pepate raccontano da subito molto del suo carattere. A contorno note di legno e ovviamente spezie dolci. Avevate dei dubbi?

Bastano poche boccate comunque per rilasciare una notevole dolcezza che ben presto avvolge tutto. Arrivano anche sfumature affumicate e terrose assieme a note di pane, cacao, cumino e caramello.

In sottofondo una stimolazione acidula ricorda nel gusto una torta al limone, e stimola la salivazione come avveniva nel robusto. L’intensità speziata e pepata del fumo è al di sopra della media e crescere assieme all’aumentare della cenere del sigaro.

Non è un Connecticut vecchio stile, questo è innegabile.

Nella parte centrale le spezie prendono letteralmente il sopravvento mentre in sottofondo permane una lieve dolcezza al cacao. Dosando le boccate invece è il pan speziato che emerge e delizia.

Si rivela denso, articolato e ben amalgamato nella sua espressività sensoriale, senza spigolature o sbilanciamenti ed è addirittura più morbido globalmente degli inizi.

Irrobustendosi si acuisce il caramello e la terrosità in sottofondo ma resta comunque un sigaro dalla bella e piacevole struttura aromatica, ben orchestrata a mio avviso e anche divertente. Perfino intrigante per chi, come me, non è esattamente amante di questa foglia da fascia.

Nel finale al caramello si aggiunge un effetto torbato e di caffè, nel fumo si aggiunge cardamomo e stranamente il pepe quasi scompare. Lascia una piacevole sensazione grassa al palato, arricchita dal rientro dell’acidità agrumata.

Basterebbe tutto questo per chiudere degnamente la fumata ma lui supera se stesso e snocciola una chiusura, un commiato dove tutto vira su una straordinaria crème brulée.

W la “New Age”.

Camacho Connecticut Corona3

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Luigi Menichilli
Luigi Menichilli
31/03/2021 13:43

Per il robusto hai avuto qualche riserva, dato che il blend è lo stesso pensi abbiano modificato qualcosa? Visto che questo post è più recente. Oppure è il formato? Te lo chiedo perché a me piacciono le fasce Connecticut e provando un machitos sempre arancione l’ho trovato molto gustoso e mi sono deciso a prendere il robusto,, dato che il corona è introvabile, almeno per me.

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