2019

Camacho Ecuador Robusto

Camacho-Ecuador-Robusto
Honduras

Honduras

MEDIUM-FULL body

Intensità MEDIUM-FULL

Costo medio

Costo medio**

**medio: da 7 a 10€

Ring Gauge 50

RING GAUGE 50

Complessità Media

Complessità Media

Fumata di Media durata

Fumata di Media durata*

*media: 60 - 90 min

Lunghezza

  • 5″ / 127 mm

Anatomia

FasciaEcuador Habano
SottofasciaBrazilian Mata Fina
RipienoAuthentic Corojo, Criollo Ligero, Pelo de Oro (Honduras e Rep. Dominicana)

 

W B F

Valutazione

MOLTO BUONO

MOLTO BUONO

La fumata

In queste giornate odio Milano. Sul serio, l’afa Milanese di questi giorni di luglio, vicina ad una sorta di scoreggia umida e puzzolente è qualcosa di micidiale a cui non riesco purtroppo a sottrarmi.

Malgrado il clima decido, in un impeto masochistico, di farmi lo stesso una fumata. Non un formato impegnativo intendiamoci, non voglio morire per un colpo di calore, ma qualcosa che stia in un’oretta massimo di fumata.

Cerco nel mio humidor e salta fuori un bel Camacho Ecuador robusto. Perfetto mi dico.

Del resto mai nome fu più azzeccato, Ecuador, perchè in comune con Milano ha lo stesso clima putrido e umido di oggi. La parte amazzonica di questa nazione sudamericana infatti, ci sono stato, me lo ricorda molto.

Scelta fatta.

Annusando il piede del sigari mi convinco sempre più della scelta fatta, grazie a intensi profumi di cacao, fichi secchi e spezie dolci. Nelle prime tirare a crudo invece fichi, fichi e ancora fichi… spettacolo.

Mi armo di una cisterna d’acqua, del sigaro e di ottimi propositi incurante del caldo opprimente che mi investe una volta varcata la soglia di casa.

Tempo di accendere, anche se sono quasi certo che se lo lasciassi al sole andrebbe in autocombustione da solo.
La partenza è diversa dall’Ecuador Toro recensito tempo fa, gentilmente pepata, su una discreta dolcezza con note di torba e morbide spezie a completare l’insieme.

Questa dolcezza cresce boccata dopo boccata ed in breve diviene cremosa coccolando il palato. Proprio questa dolce e diffusa cremosità, mielosa direi, mi aiuta a mitigare la sensazione di sete che pervade il mio corpo, martoriato dall’afa putrida che fa sudare copiosamente.

Arriva una punta di vaniglia che si adagia su un sottofondo ora strutturato che comprende una punta di caffè, cacao e qualcosa che a me ricorda la birra scura, tipo Guinness per intenderci.

Nel fumo sfumature tostate vanno a braccetto con note di legno e terra su onnipresente spezie esotiche.

Niente male come ingresso, penso, mentre goccioline infami di sudore percorrono la mia schiena. Per fortuna non è così BOLD come gli altri Camacho altrimenti sarei già collassato al suolo.

Maledetto clima scoreggia di Milano!

Raggiunta la parte centrale raggiunge finalmente anche lo stato di “flavor bomb” assestandosi su, come il fratello Toro, una base cacaosa ed esoticamente fruttata, densa e piacevolmente cremosa. Insomma una delizia palatale.

Di fatto sono la cremosità e le spezie a reggere la struttura aromatica di questo sigaro, peraltro non complesso ma indubbiamente piacevolissimo da fumare. Più che doverlo interpretare occorre solamente accenderlo e gustarselo, ed in questo il Camacho Ecuador sa il fatto suo.

Riconfermo i miei giudizi su questa linea, la più gradevole del comparto Camacho eccetto ovviamente la linea Triple Maduro che ha fatto breccia nel mio cuore.

Il pepe continua a stuzzicare in retroinalazione ma stranamente non aggredisce ancora come nel Toro fino a quando, quasi a volermi smentire, comincia a graffiare decisamente. Ora ti riconosco Camacho!

Alla texture precedente, un immenso vassoio da portata di spezie, si aggiunge caramello e una punta di ciliegia nera che danno un guizzo all’espressività del sigaro. Gnammete.

La parte centrale scorre via senza che me ne accorga, o forse mi sono perso via cercando disperatamente dei refoli d’aria fresca… invano! Clima di merda. (lo so mi sto ripetendo…)

Il finale è di fatto una specie di clone del resto della fumata eccetto per le diverse dinamiche espressive che ora vedono cacao e caramello alla guida della giostra, mentre il mostro pepato salta fuori dal nulla e azzanna le mie adenoidi.

Uuuuuiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii!

Prima del commiato emerge dal sottofondo ancora la birra scura e poi, poi un trionfo di caffè come spesso avviene nei sigari.

Quando lo abbandono sia lui che io siamo decisamente provati, io madido di sudore, lui surriscaldato e molliccio come un marshmellows. Però si è difeso bene, ha retto il clima infame e mi ha regalato un’oretta di puro piacere, cosa chiedere di più? Un condizionatore!

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