2016

Alec Bradley Mundial Punta Lanza No.5

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Honduras

Honduras

MEDIUM BODY

Intensità MEDIUM

Costo medio alto

Costo medio alto**

**medio alto: da 10 a 15€

Ring Gauge 52

RING GAUGE 52

Complessità Medio Alta

Complessità Medio Alta

Fumata di Media durata

Fumata di Media durata*

*media: 60 - 90 min

Lunghezza

  • 5 1/2″ / 140 mm

Anatomia

Fascia Honduras Trojes
Sottofascia Honduras, Nicaragua
Ripieno Honduras, Nicaragua Ligero

 

Valutazione

ECCELLENTE

Eccellente

La fumata

La fumata

Non sto assolutamente scherzando, gli Alec Bradley Mundial sono stati realmente lanciati nella stratosfera nel 2013, anno della loro presentazione sul mercato.

Per gli ignorantoni ricordo che la stratosfera è il secondo dei cinque strati in cui è convenzionalmente suddivisa l’atmosfera. In ordine troviamo la troposfera, la stratosfera appunto, la mesosfera, la termosfera e l’esosfera. Poi l’immensità fredda e buia dello spazio assoluto.

…fortuna che esiste wikipedia…

Tutto avvenne a Las Vegas dal 59° piano del Palms Place Casino, quando Alan Rubin, titolare della Alec Bradley Cigars, sotto lo sguardo di numerosi ospiti speciali sganciò il pallone aerostatico con attaccato una scatola sigillata e trasparente contenente un sample dei nuovissimi Mundial. Assieme alla scatola vi era anche una videocamera go-pro che filmava l’ascensione.

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Il pallone raggiunse la quota incredibile di 18.10 miglia sopra Las Vegas prima di esplodere e far precipitare la scatola nel deserto del Nevada miracolosamente intatta. La stessa fu esposta quell’anno nello stand della Alec Bradley all’IPCPR Trade Show.

Perchè lo hanno fatto? Io che cacchio ne so. Indubbiamente l’operazione di marketing e mediatica, pre e post lancio, ne ha decretato la notorietà mondiale. Ne parlava tutta la blogosfera, il video veniva condiviso ad un ritmo impressionante e la curiosità per questo prodotto è salita alle stelle. Bravi, nulla da obiettare!

Vi è però un altro aneddoto da raccontare su questa linea. Al suo lancio (non nella stratosfera) infatti era un’edizione limitata e solo l’anno successivo fu promossa a produzione regolare ma a quantitativi limitati. A tutti gli effetti non so se è stata una promozione o un declassamento…

I formati tuttora proposti sono 5 e tutti a foggia Perfecto, ma solamente due sono importati e sono:

  • Punta Lanza No. 5 –  52 x 5 1/2 – 13,50€
  • Punta Lanza No. 8 – 58 x 6 1/2 – 16,50€

Oggi fumo il Punta Lanza No. 5, la cosa più vicina al concetto di astronauta che un “nerchia-man” come me possa mai incontrare. A proposito qualcuno si è mai chiesto perchè la numerazione dei Mundial parta dal numero 4? Strano vero… io non ho una risposta.

Un sigaro che indubbiamente riserva mille sorprese, perfino a crudo perchè se da un lato annusando il micro piede del sigaro non si percepisce granchè, una volta recisa la testa del sigaro opulenti note di pelle, stallatico e cacao emergono inaspettate.

Accendo. Whammo! Partenza incredibilmente tonica e dolce, mi sorprende e non capita spesso. Solitamente con i sigari a foggia perfecto o simil perfecto bisogna aspettare che entri in combustione tutto il ripieno prima di avere la percezione di come sarà il resto della fumata. Qui no.

Forse è per questo che lo hanno sparato nella stratosfera, lui fa la stessa cosa con il fumatore. Ti proietta da subito nel suo universo, senza mezze misure o preamboli. Spettacolo. Purtroppo, e lo cito per dovere di cronaca, il sigaro del mio fidato compagno di fumata (Giuseppe Stucchi) non funziona a dovere e viene abbandonato nel posacenere.

Devo proseguire da solo. Capita.

Arrivano spezie a profusione e frutta secca mentre il pepe si fa decisamente avvertibile al naso. Ma si fa anche carnoso e fruttato, insomma davvero una bella ampiezza sensoriale.

Si struttura ad una velocità che ha dell’incredibile e si rivela già discretamente complesso, ma a impressionarmi davvero è la sua immediata presenza in bocca e al naso, decisa e ripeto senza mezze misure. Comincio a intuire quella che è per me la sua chiave di lettura, un’espressività diversa ma improntata sull’eleganza e morbidezza, aspetti non sempre presenti in sigari con tabacchi di questa provenienza.

Intendiamoci la sua Nicaraguensità e Honduregnità (passatemi i termini) sono evidenti e marcate, ma le esterna con un savoir-faire a mio giudizio più in linea con alcune fumate Dominicane. Strano vero?

All’aumentare del cono di cenere si aggiungono note tostate, di pelle e nocciola con una dolcezza di fondo non propriamente cremosa ma davvero particolare e piacevole che contende al tostato il predominio della fumata.

Il cacao che percepivo a crudo si è perso invece per strada. Poco male perchè le spezie acquistano intensità così come la nocciola, sopperendo alla sua mancanza.

Avvicinandomi alla parte centrale della fumata si crea una sorta di effetto “scorza di limone” in sottofondo e l’aromaticità è ora davvero ricca, tostata ma dotata anche di nuance floreali. Tutta orientata alla dolcezza, una dolcezza speziata che va a braccetto con note più amaricanti in un mix piacevole e intrigante.

Finalmente spunta il cacao mentre il fumo si fa untuoso e lascia un effetto salato inaspettato. La struttura aromatica è per la verità molto simile agli inizi ma con qualcosa in più, con una marcia in più, anche se non è che mi proietti nella stratosfera.

La nocciola pilota ora l’astronave fumosa, ma la pilota ad una velocità un po’ troppo sostenuta per i miei gusti. Non che si sbilanci davvero ma avverto qualcosa di anomalo.

Fortunatamente poi rallenta e questo segna anche l’ingresso della liquirizia, rivelandosi ora più che mai una fumata davvero morbida, ben strutturata e discretamente complessa. A mio parere è in questa fase che rivela la sua vera natura, non è una furia aromatica bensì carezza i sensi grazie alla sua vellutata espressività, ricca di mille sfumature in grado di divertire e appagare. Non schiaffeggia il fumatore ma gli offre una diversa interpretazione del mondo Nica e Honduras.

Figata di figurado!

Il finale è un tripudio di cremosità o burrosità a dire il vero, con una lunga permanenza post boccata. Se dovessi azzardare un paragone alimentare lo considero come un toast imburrato su cui sono spalmate abbondanti strati di note dolci, spezie e liquirizia. Da mordere senza indugio per poi leccarsi le dita quando, dopo ogni morso, il toast sgronda copiosi rivoli di succoso nettare.

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Fabio
Fabio
30/11/2016 12:06

Ciao Andrea, non mi stupisce il giudizio positivo su questa linea di Alec Bradley, ho letteralemente rubato un paio di tiri ad un amico ed al suo Black Market robusto che ho trovato a dir poco splendidi

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