2016

Aging Room Quattro F55 Concerto

Aging-Room-F55-Concerto
Rep-Dominicana

Rep. Dominicana

MEDIUM-FULL body

Intensità MEDIUM-FULL

Costo medio

Costo medio**

**medio: da 7 a 10€

Ring Gauge 50

RING GAUGE 50

Complessità Medio Alta

Complessità Medio Alta

Fumata di lunga durata

Fumata di lunga durata*

*lunga: oltre 90 min

Lunghezza

  • 7″ / 178 mm

Anatomia

Fascia Sumatra 2003
Sottofascia Rep. Dominicana
Ripieno Rep. Dominicana

 

Valutazione

ECCELLENTE

Eccellente

La fumata

Della Aging Room Cigars di Rafael Nodal ne ho parlato lo scorso anno durante la recensione dell’F55 Espressivo, ma per coloro che se la fossero persa ne riassumo le peculiarità salienti.

Dietro il concetto di “Aging Room” vi è lo sviluppo di linee di sigari molto particolari, perchè utilizzano partite di tabacchi non sufficienti a grossi lotti produttivi. Sono a tutti gli effetti “small batch releases”, ovvero a produzione limitata, e tutte sono confezionate presso la manifattura Tabacalera Palma di Jochi Blanco, nella Repubblica Dominicana, polo produttivo di altissimo livello.

La linea Quattro F55 si differenzia dalle altre per l’essere box-pressed (da cui il nome Quattro che indica i lati) mentre la seconda è la foglia da fascia Sumatra che si narra sia stata acquistata dallo stesso Nodal presso una manifattura Europea di sigari “machine-made” fallita. La sigla F55 fa invece riferimento alla data di finalizzazione del blend, F sta per febbraio mentre 55 è il 55° giorno dell’anno quindi la data è il 24 febbraio.

Spigolature da settimana enigmistica finite. Servono a qualcosa? Beh, forse no, ma volevo fare il saputo pertanto ve le siete sciroppate comunque. Non ho resistito alla tentazione!

Uno a zero palla al centro.

Questa linea segue inequivocabilmente il filone musicale tanto caro a Rafael Nodal e questo churchill porta un nome alquanto evocativo: Concerto. Un concerto, un’opera polifonica il cui spartito lo si comincia ad apprezzare fin dalla disamina da spento, dove spezie dolci, pelle, frutta e caffè al piede fanno da contraltare alla carruba, pepe e spezie nelle prime boccate a crudo.

All’accensione però rivela le sue reali qualità. Mi ritrovo ad entrare elettrizzato nel foyer del Teatro alla Scala di Milano, per un’opera prima le cui note già aleggiano nell’aria. Un pepe bianco frizzantino percepibile al naso, diverso dalla classica botta Nicaraguense, caffè e spezie esotiche. Tutto trasuda armonia, eleganza e una discreta classe.

n.d.r. – Io amo i box-pressed e ogni volta che ne fumo uno fatico a comprendere come possano esistere detrattori di simili foggie.

Il pepe e le spezie a tutti gli effetti giocano, agli inizi, un ruolo primario assieme ad una discreta cremosità di fondo ma è la sensazione al palato, simile allo sgranocchiarsi dei chicchi di caffè, che più mi sorprende. Vi assicuro che nel fumo questo sigaro trasmette una “fisicità” che è tutta da provare.

Quello che amo del formato churchill è il loro ampio spazio di manovra, sia in varietà che in evoluzione, dovuto alla loro lunghezza ma lo fanno normalmente con una lentezza per me esasperante. Lo so sono figlio dei tempi moderni e dei ritmi stressanti della vita odierna, in effetti prediligo il concetto di “tutto e subito” su lunghezze inferiori, ma li riesco comunque ad apprezzare per le loro caratteristiche.

Fedele a quanto scritto sopra la prima parte della fumata si assesta su quanto prima raccontato, intendiamoci è ok per un sigaro di questa lunghezza ed io posso tranquillamente aspettare ancora.

Non vi sono grosse variazioni eccetto una percepibile crescita della cremosità e del caffè. Non è realmente quello che io definisco “zampirone aromatico”, ma è davvero piacevole ed elegante in fumata. Il livello di godimento che regala è davvero notevole perfino nel pepe che continua a lavorare deciso in retroinalazione ma risulta più morbido della partenza.

Nella parte centrale il ritmo della musica diviene più intenso e mi lascio trasportare dal melodico abbraccio sempre caffeinico e pepato ma con una nuova nota agrumata e un rafforzato effetto bourbon grazie ad un ulteriore “zic” terroso.

Non perde mai la sua elegante morbidezza e devo ammettere comincia finalmente ad avvicinarsi allo stato di bombetta aromatica. In sottofondo assieme alle spezie, che permangono a lungo al palato, arriva una sfumatura quasi caramellata e zuccherina.

Ora la fumata mi acchiappa davvero un sacco.

La costruzione è impeccabile, cosa peraltro scontata a mio avviso, con un braciere perfettamente regolare. Tabacalera Palma vi adoro!

Zucchero e Carruba sono ora le note più avvertibili mentre la dolcezza speziata continua a deliziare il palato. Allo stesso tempo il caffè sfuma verso il cacao in una sorta di permutazione libidinosa e si innesca una decisa crescita di intensità di corpo.

Meraviglia delle meraviglie, sono nel regno del cacao, cacao e ancora cacao!

Su questa falsariga, sempre cullandomi su morbidissime note aromatiche, il Concerto si avvia alla sua fase finale contrassegnata dall’ingresso di scorza di arancio che, fondendosi mirabilmente con l’onnipresente cacao, e grazie alle sue sfumature candite tramuta il sigaro in qualcosa che vorrei masticare invece di fumare. Sigh.

Il pepe torna in auge, decisamente più persistente degli inizi e prima del commiato finale il sigaro snocciola anche nuove note di caramello e anice.

Devo ammettere che malgrado la lentezza delle sue trasformazioni è un sigaro davvero eccellente e gustoso, potente nel finale anche se si carica talmente tanto dei residui di combustione che lo devo abbandonare nel posacenere prima del tempo. Peccato veniale e dovuto in gran parte alla lunghezza del formato ma che nulla toglie alla qualità globale della fumata.

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