San Pedro de Macorìs Brazil Robusto

San Pedro de Macoris Brazil Robusto

Posted On 05/10/2020

Recensione by Alessandro Piazza

n.d.r. – la recensione è una gentile concessione di un lettore e si è deciso di pubblicarla per l’oggettiva qualità dello scritto fornito. Chiunque ambisca ad avere una recensione pubblicata può contattarci via mail e sottoporci il materiale, valuteremo così il materiale fornito e se rispecchia i nostri standard lo pubblicheremo su Facciamo Puff nella categoria GUEST. A presto…

Royal Agio, la cui acquisizione da parte del Gruppo STG si è conclusa lo scorso giugno è nata nel 1904 grazie all’intuizione di Jacques Wintermans ed è rimasta nelle mani della famiglia per 4 generazioni diventando famosa in tutto il mondo per la produzione di sigari e sigaretti machine made, negli ultimi anni si è affacciata al mondo dei sigari fatti a mano e l’ultima delle sfide affrontate è stata quella di lanciare una linea di sigari premium (fatti a mano) con prezzi ultracompetitivi.

I San Pedro de Macoris, chiamati così in onore della città in cui si trova la loro manifattura in Repubblica Dominicana, sono disponibili con un ripieno long filler, con diverse varianti per la fascia (anche se in Italia ne vengono distribuite solo 2: Habano Nicaraguense e Arapiraca brasiliano) e con diverse vitolas (anche in questo caso la scelta nel belpaese è ridotta ai soli Perla e Robusto). 

La cosa che sorprende di questa gamma? Il prezzo! Nonostante si tratti di sigari long filler fatti a mano il costo è di 72€ per la scatola da 20 nel formato Perla (3,60€ cad.) e 92€  per la scatola da 20 nel formato Robusto (4,60€ cad.).

Dopo un’esperienza deludente con il Brazil Perla ho provato a dare una seconda chance a questa linea economica con il fratello maggiore, il Brazil Robusto. Come già detto per la foglia di fascia viene usato del tabacco Arapiraca brasiliano, mentre per la sottofascia Olor dominicano e per il ripieno un blend di tabacchi dominicani e brasiliani.

Il sigaro è un classico parejo e misura 5″ e 1/8 (130mm) con un cepo di 52, la capa, piuttosto ruvida e con diverse venature ben in vista, si presenta di un un intenso colorado maduro ed è avvolta in una anilla con il logo di un galletto e le indicazioni di formato e linea nei colori che ricordano quelli del paese di riferimento (bianco e azzurro per i Nicaragua, giallo e verde per i Brazil). Il riempimento è adeguato e al naso si sente principalmente un intrigante aroma di caffè e sullo sfondo note di pelle e fieno. Dopo aver tagliato la testa do qualche boccata a crudo e sento ancora molto forte il caffè che, questa volta sullo sfondo, è accompagnato da note pepate oltre al cuoio molto leggero.

Chiedo scusa per essermi dilungato sulla parte più “tecnica” di questa analisi ma tra poco capirete il perché… 

Dopo aver scaldato il piede do le prime boccate e questo sigaro mi sorprende con, manco a dirlo, tanto caffè accompagnato da un delizioso cacao quasi zuccherato per quanto è partito dolce… peccato che ci si fermi li e non vada molto oltre con una paletta aromatica piuttosto piatta e senza particolari evoluzioni; a sprazzi fanno la loro apparizione interessanti note pepate che ridestano l’interesse mentre la fumata passa dall’iniziale dolcezza ad un gusto più amaro ma non fastidioso. 

Nonostante l’inizio promettente si è appiattito in fretta, senza particolari evoluzioni, diventando piuttosto noioso e quasi stucchevole sul finale dopo un’ora ed un quarto di fumata.

Giudizio: un sigaro “decente” che non mi ha dato molto da raccontare… sicuramente non il peggiore che abbia mai fumato, come il perla della stessa linea, ma decisamente nemmeno il migliore. Si salva per il costo abbordabilissimo per un robusto long filler anche se, con una manciata di centesimi in più si possono trovare alternative che danno maggiore appagamento (ovviamente parlo di formati più “piccoli” e più “veloci”).

Good

Written by Andrea Zambiasi

Facciamo Puff nasce per dare voce ad una passione che oramai coltivo da molto tempo, quella dei sigari. Non mi considero un esperto di sigari (etichetta che odio) ma un consumatore "attento" a cui piace condividere le sue esperienze emozionali con altri consumatori.

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