Riflessioni fumose | Il mondo negletto dei sigari leggeri – Sono come Calimero?

Written by Andrea Zambiasi

Fumatore seriale di sigari. Rascal inside!

Illusione Epernay

Source: Illusione Cigars website

Ve lo ricordate il pulcino nero un po’ sfigatino del carosello dei tempi che furono? Io molto bene. Nella pubblicità che lo vedeva protagonista era il quinto pulcino di una covata, era completamente nero e non abbandonava mai del tutto l’uovo da cui si era schiuso tenendo sulla testa un pezzettino del guscio.

Per questo suo essere nero venne abbandonato dalla famiglia, esposto a cattive compagnie e a molteplici disavventure che si chiudevano sempre con il tormentone “Eh, che maniere! Qui tutti ce l’hanno con me perché io sono piccolo e nero… è un’ingiustizia però”. Alla fine il bene e la verità trionfavano sotto forma dell’olandesina della Mira Lanza, la quale dimostrava che Calimero non era nero ma solo sporco, lavandolo con il detersivo Ava.

I sigari leggeri sono i Calimero dei sigari? Per me sì. Ne hanno sicuramente tutte le connotazioni e spesso sono “abbandonati”, anzi negletti dagli appassionati “full-body man”. Alla fatidica domanda “Cosa ne pensi di questo sigaro leggero?” a me capita spessissimo di sentire, da fumatori del mondo “full-body”, affermazioni del tipo “l’ho fumato e… e non mi è piaciuto per nulla! (per usare una terminologia educata)”.

Qua si apre una voragine immensa, un abisso scuro in cui si perde la percezione della realtà e delle cose, un abisso in cui il buon senso spesso si confonde nell’oscurità delle abitudini. Tradotto in termini più comprensibili molti appassionati, sebbene si rifiutino di ammetterlo, fumano principalmente con la bocca, poco con il naso e ancor meno prestando la dovuta attenzione a quanto il sigaro racconti.

Non fraintendetemi, a volte un sigaro è veramente “poco piacevole” e non intendo dire che se si fuma in un certo modo si stia inequivocabilmente sbagliando, intendo solo che spesso si fuma con scarsa cognizione di causa. Molti “full-body man” hanno inequivocabilmente bisogno di soddisfazione fisica, soddisfazione che in larga misura deriva dall’apporto nicotinico della fumata e poco dalla sua espressione aromatica sia palatale che nasale.

Questo è anche comprensibile a dire il vero e perfino giustificabile ma comprendo meno bene l’incapacità di apprezzare veramente blend leggeri, con scarso apporto nicotinico, arrivando addirittura alla fase di denigrazione che ha il sapore della demonizzazione per difendere le proprie scelte fumose.

Il dialogo spesso si arresta già in questa fase perchè, intavolando una ipotetica spiegazione a difesa della struttura aromatica di un certo sigaro leggero, molte persone si schermano dietro il concetto di quantità, esempio: “…guarda che non sono mica un novizio, fumo dai due ai tre sigari al giorno” che suona solo come… sono un tabagista.

Fumare e conoscere i sigari significa solamente fumare con cognizione di causa, non c’entra nulla la quantità ma la qualità del nostro fumare. Anche un solo sigaro alla settimana, fumato con dedizione e attenzione alla sua espressione aromatica, accresce esponenzialmente l’esperienza del fumatore molto più che fumare “a muzzo” (dicono al sud) decine e decine di sigari.

Villiger Talanga

Source: Villiger Cigars website

Meditavo questo scritto da un bel po’ di tempo perchè sono profondamente convinto che questa nicchia di prodotti, i sigari leggeri, sia quella più erroneamente etichettata e spesso senza neppure una logica veritiera. In molti confondono la forza di un sigaro con l’intensità aromatica, il cosidetto “corpo”, ma fra le due vi è una profondissima diversità.

La forza di un sigaro dipende esclusivamente dalla carica nicotinica espressa mentre il corpo, o intensità (forza) di corpo, dipende in larga misura dall’intensità di aromi e gusti ma anche dalla complessità, dalla globalità della fumata comprensiva della componente forza e, che ci crediate o no, dal volume di fumo prodotto.

Per questo motivo esistono sigari leggeri ma definiti “full-body”, non ne abbiate a male, i quali andrebbero apprezzati esclusivamente per le loro peculiarità espressive.

Sono tutti così? No.

Il mondo dei sigari leggeri si divide in due grandi scuole di interpretazione, quella “old” e quella “new” style. Nella prima vi sono i grandi classici, prettamente sviluppati dietro blend con fascie Connecticut, come i Davidoff Anniversary, i Griffin, gli Avo, i Flor de Selva e tanti altri ancora che generalmente si assestano al massimo sul “medium-body”. Nella seconda vi sono i sigari della new-age, sì leggeri ma realmente full-body nella loro espressione aromatica e fra i tanti cito i San Lotano Connecticut, i Plasencia Reserva Organica, i Villiger Talanga, gli Alec Bradley e i nuovi My Father Connecticut.

My Father Connecticut

Source: My Father Cigars website

Fumare un sigaro appartenente a una o all’altra delle due scuole è la stessa cosa? Assolutamente NO.

Di sicuro vanno fumati entrambi prestando la dovuta attenzione sia al palato che al naso ma quelli appartenenti alla seconda sono comunque in grado proiettare i vostri sensi sulle montagne russe del godimento al pari, se non meglio, dei candelotti nicotinico-dinamitardi di decisa forza che spesso si preferisce fumare.

Serve prestare attenzione, dicevo poc’anzi, e non misurare la propria resistenza fisica  estendendo il limite di nicotina sopportabile. Bisogna educarsi e educare il palato ed il naso ad apprezzare aromi, gusti e le loro sfumature invece di gongolare esclusivamente per il godimento fisico nicotinico.

Si aprirà così un mondo variegato e assolutamente affascinante e ci permetterà di apprezzare i sigari per quello che sono veramente ampliando le nostre conoscenze e capacità di selezione.

Adattare la fumata in base alle nostre condizioni fisiche, alla stanchezza, allo stress, al momento della giornata, a quello che abbiamo mangiato è uno degli aspetti più divertenti e di soddisfazione in questo mondo fumoso.

Non volete saltare sul treno “light”? Peccato per voi,  ma sappiate che vi state perdendo fantasmagoriche fumate!

 

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