Nel nostro mondo di fumatori di sigaro sono molte le domande che spesso monopolizzano le conversazioni, alcune hanno il sapore di leggende metropolitane altre invece hanno un fondo di verità. Pescando nel mucchio capita spesso di imbattersi nella fatidica domanda: La fascia esterna di un sigaro contribuisce veramente a caratterizzarne aromi e gusto o è ininfluente? La successiva spesso è: Ma quanto contribuisce?.

Non sono domande con risposte facilmente quantificabili ma verò è che la risposta è SI e spesso molto. Prima però di addentrarmi in questo ginepraio vorrei descrivere l’oggetto del nostro racconto, la foglia da fascia, il vestito del nostro amato sigaro ma vorrei farlo con parole semplici e alla portata di ogni lettore.

Fra tutte le diverse tipologie di tabacchi utilizzate nel costruire un sigaro è una delle più importanti, appariscenti e anche costose. Costose perchè le foglie utilizzate per vestire un sigaro devono possedere delle qualità particolari e superiori alle varietà utilizzate per il ripieno, non tutti i tabacchi le possiedono e non tutti i coltivatori sono in grado di farli crescere e maturare nella maniera più corretta per ottenere un prodotto visivamente di pregio.

Una sorta di massima espressione qualitativa dei tabacchi a cui spesso corrisponde un altrettanto elevato costo della materia finita. Gli stessi produttori investono molto nella ricerca di foglie di qualità eccelsa, perfezione estetica e giusto costo nel confezionare un blend ed una ragione ci sarà pure…

Ma non divaghiamo e rientriamo in carreggiata affermando, senza tema di smentita, che quasi tutti i produttori di sigari concordano che al diminuire del diametro dei sigari (Ring Gauge o RG) maggiore sarà l’influenza della foglia da fascia in aromi e gusti rispetto al ripieno, ma quanto influenza e come lo fa?

Fortunatamente viviamo in un’epoca dove, grazie a Internet, ogni domanda può avere una risposta e non è nemmeno così difficile ottenerla. Così girovagando alla ricerca di documentazione in merito, mi sono imbattuto in uno studio a cui ha contribuito uno dei più noti Master Blender, Josè Blanco (ex Vice Presidente di Joya de Nicaragua) con dei meravigliosi grafici utilissimi per la comprensione. (n.d.r. li ho ricostruiti in italiano per una maggiore comprensione)

L’elemento cardine, la chiave di lettura, è il rapporto numerico fra foglia da fascia e ripieno che viene analizzato, misurato e comparato al variare di lunghezza e diametro del sigaro. Essendo il sigaro un cilindro di tabacco (ripieno) avvolto da una foglia di tabacco si utilizzerà il volume occupato nel caso del ripieno e la superficie occupata nel caso della fascia.

Ogni comparazione ha però senso se utilizziamo un termine di riferimento che costituirà il nostro “punto zero” o 100% del rapporto numerico che andremo a ricavare e delle singole misurazioni per volumetria e superficie. Come fare? Utilizzando, come fatto nel grafico, una vitola particolare e spesso utilizzata nel confezionare i blend ovvero il Toro nella sua più classica misura di 50 RG x 6 pollici.

Fascia-vs-ripieno-1

Come si evince dal grafico vengono presi in esame 4 sigari aventi differenti lunghezze ma stesso diametro, praticamente si va dallo Short Robusto di 4,5 pollici ai 7 di un Churchill Extra passando anche per il nostro sigaro di riferimento che ha il 100% nelle singole misurazioni.

Leggendo i valori numerici risultanti, in percentuale,  notiamo anzitutto come sia la superficie occupata dalla foglia da fascia che dal volume occupato dal ripieno vari molto (ovviamente) di sigaro in sigaro, passando da un incremento del 16.7% e 15.6% del Churchill rispetto al nostro Toro alla diminuzione di ben 25% e 26.5% dello Short Robusto.

Fin qui nulla di nuovo sotto al sole ma vorrei soffermare la vostra attenzione sulla differenza fra la superficie occupata dalla fascia (barra rossa) e il volume occupato dal ripieno (barra blu). Notato nulla?

Il rapporto fra i due varia di pochissimo. Cosa significa in soldoni? Semplicemente che variando solo la lunghezza del sigaro, la foglia da fascia lavora nello stesso modo nel blend quindi le caratteristiche organolettiche restano pressochè invariate. Volete un dato numerico?

Dal grafico se ricavo il valore del rapporto fra i due scopro che:

  • Toro – 50 x 6 (sigaro di riferimento) – Valore = 1
  • Churchill Extra – 50 x 7 – Valore = 1,01
  • Robusto – 50 x 7 – Valore = 0,98
  • Short Robusto – 50 x 4.5 – Valore = 0,98

Differenze minime che non possono influenzare realmente la fumata. Certo nella realtà subentrano altri fattori come l’addensarsi della nicotina, del condensato e dell’umidità che modificano la percezione sensoriale del blend al variare della lunghezza del sigaro ma, globalmente, possiamo anche sostenere che se il blend non viene modificato restituirà una fumata assolutamente comparabile.

Interessante vero? Sono d’accordo ma vediamo ora cosa succede se vario il diametro e quindi il volume occupato dal ripieno, mantenendo la lunghezza del sigaro intoccata…

Fascia-vs-ripieno-2

Il quadro raffigurato cambia completamente. Non solo il rapporto fra le due variabili cambia drasticamente dal nostro sigaro di riferimento ma anche il dato globale varia di molto. Ora l’impatto della foglia da fascia cambia radicalmente, in un Double Toro di 60 x 6 il ripieno lavora molto di più rispetto alla fascia mentre in un calibro 38 lavora molto di meno e la fascia emerge.

Quindi? Diminuendo il diametro del sigaro la superficie occupata dalla fascia aumenta rispetto al volume del ripieno. La fumata cambia e possiamo affermare che in sigari con diametri piccoli il suo contributo è più consistente e restituisce sensazioni organolettiche completamente diverse. Altro dato interessante è che il diametro, più che la lunghezza, è il più importante indicatore/marcatore della interazione e rapporto fascia/ripieno.

Ora analizziamo il valore numerico del rapporto fascia/ripieno su 7 differenti sigari, 4 con stessa lunghezza e 4 con stesso diametro (conteggiando il sigaro di riferimento). Una sorta di riassunto visivo di quanto abbiamo sopra esposto.

Fascia-vs-ripieno-ratio

Dai valori numerici si nota subito che se non vario la lunghezza ma il diametro il ratio fascia/ripieno incrementa decisamente, se non vario il diametro ma la lunghezza il ratio fascia/ripieno resta sostanzialmente immutato. Nel primo caso se guardo ad un sigaro di 38 x 6 scopro che il ratio è il 30% superiore rispetto al nostro Toro di riferimento e del 20% inferiore se lo comparo con un Double Toro di 60 x 6. Ovvero in diametri piccoli il contributo della foglia da fascia è sostanziale e determinante per l’espressione aromatica e sensoriale del sigaro.

Sapendo ora che le foglie da fascia influenzano più o meno pesantemente un blend come si comportano i Master Blender, coloro che di fatto lo creano, quando lo sviluppano per una linea di sigari con differenti misure? Le scuole di pensiero sono sostanzialmente due.

La prima prevede che, per ogni Ring Gauge, si effettui una ottimizzazione del blend per conferire ad ogni sigaro una sorta di omogenizzazione dell’espressione aromatica e caratterizzare in egual modo tutti i sigari della linea.

La seconda invece prevede lo sviluppo e l’ottimizzazione del blend per un formato (es. Toro) lasciando poi alle dimensioni del sigaro il compito di perfezionarlo e/o modificarlo.

Sono unicamente scelte commerciali, di business, in cui non è la capacità del master blender a determinare quale strada intraprendere bensì il piano marketing degli investimenti dell’azienda che produce. Se si vuole investire e si ha tempo si opta per una strada, se gli investimenti sono minimi e/o non si ha tempo si opta per un’altra… tutto qua.

n.d.r. non è stata preso in considerazione il sottofascia su cui peraltro è possibile fare gli stessi ragionamenti e ottenere le stesse conclusioni.