LA FUMATA

Fumare il Pitbull Carlito e scrivere la sua recensione è stata un’esperienza a dir poco surreale, su cui si potrebbero scrivere fiumi di parole nemmeno poi collegate al tema sigaro.

Surreale perchè tutto in questa linea si presta a interpretazioni fantasiose, ma la colpa non è nella cattiva volontà di chi fuma ma nel pessimo utilizzo del “marketing” o del suo NON utilizzo se vogliamo. Dider… chiedi venia!

Faccio degli esempi. Box dei sigari e immagine del cane… non aggiungo altro. Ora chiunque abbia visto “Resident Evil”, con i dobermann zombie, sa di cosa parlo e colui che ha disegnato il logo o era ubriaco o soffre di dipendenza da sostanze stupefacenti molto pesanti. Il gioco di macchie all’interno del disegno genera un impatto visivo a dir poco inquietante e di dubbio gusto estetico.

Non è così per voi? meglio ma andiamo avanti e parliamo della fascetta. Fascetta… ummmm, insomma… è qualcosa che sembra uscita da una campagna raccolta fondi per la cura di qualche malattia strana… magari quella del cane raffigurato sui box.

A voi piace? Si? perfetto a me fa cag…… ma del resto mica le fumiamo ne contribuiscono alla piacevolezza della fumata, però se il sigaro lo pago 14 euro significa anche che entro nella sfera del lusso, dei “super-premium” come dicono gli Americani e qui anche l’occhio vuole la sua parte. Insomma… tutto da rifare secondo me.

La cosa però più imbarazzante nonchè esilarante è stata cercare qualche spunto, qualche riferimento al nome sul web. Provate a digitare “carlito” in Google e premete invio. Quello che appare come prima voce è nientepopòdimenoche: Carly Colón detto Carlito, wrestler portoricano.

Carlito

source: wikipedia

Sono caduto dalla sedia dal ridere, sembra un incrocio fra Abatantuono, Porcaro, Napo orso capo e i “Cugini di campagna” versione mulatta. Non ho parole. Ho rinunciato a qualsiasi ulteriore tentativo e ho chiuso il browser, inutile insistere con queste premesse.

La fumata vera e propria invece… ha seguito questo andazzo, surreale nel profondo.
Scenario: io e Giuseppe mollemente sparapanzati nelle nostre poltroncine, sigaro in mano e jet-flame azionato a tutta fiamma che in breve crea un vivido e rossastro braciere sul piede del sigaro.

Al primo tentativo di boccata, nell’atto stesso di appoggiare il Pitbull Carlito alle labbra, parte una nenia… “ave maria plena de gr……amen.”… “padre nostro che se……….amen”. Sono al cospetto del primo sigaro con altoparlante incorporato.

Attonito guardo Giuseppe che scoppia in una fragorosa risata mentre mi dice sgagnasciandosi: ci mancava solo la processione delle vecchiette del paese, oggi è la festa del……
Ci mancava anche la festa del paese.

Il coro angelico ci accompagnerà, ahimè, per una buona parte della fumata.

Fortunatamente il sigaro risolleva la situazione con una partenza strabiliante, maschia con note di pelle e pepatissima in retroinalazione, tanto da far lacrimare gli occhi. Una fumata alla “ahhhhaaaaaaaaaaa” di godimento. Note di legno esotico e di terra sempre più intense contribuiscono a caratterizzare la fumata.
La conversazione fra me e Giuseppe diventa una sorta di mugolio: mmmmm, ecco… mmmmmm, sì… mmmmmm, dopo. Dall’esterno del giardino potrebbero equivocare ma scaccio quel pensiero immondo, preferisco non pensarci e godermi il sigaro.

Tutto si intensifica e addensa acquistando un effetto torbato notevole, risulta complesso nelle note di terra e di legno ma è difficile discernere nel dettaglio le singole componenti. Un mix difficile da decifrare quindi ma stupendamente amalgamato e se a questa struttura aggiungo una tonicità al di sopra della media ottengo qualcosa che a mio giudizio è superiore al Muchaca fumato tempo fa.

Caldarroste. Sì sembra di percepire i sapori e gli aromi delle caldarroste che tanto allietano il periodo autunnale. Ma è una sensazione che scompare in fretta sostituita dalle note di cacao sempre più evidenti. Spezie dolci e frutta secca a gogò mi segnalano che ora il sigaro è in temperatura e sta dando il meglio di sè, complice anche un sottofondo al miele di acacia e castagno.
Cito le parole di Giuseppe: acacia per le note dolci mentre castagno per i sapori decisi e amaricanti che possiede.

Questa texture aromatica pian piano si stempera e lascia spazio alle note di terra e pelle ma poi tutto vira deciso verso il caffè e il caramello. In bocca rimane persistente un retrogusto acidulo, come di scorza d’agrumi, davvero piacevole ma è la percezione globale che si fa ricordare, è come assaggiare un pazzescamente buono “tiramisù”.

La goduria però finisce. STOP. Fine dei giochi. NADA MAS. Qualcuno ha girato l’interruttore “sapori/aromi” e il sigaro si spegne, anzi si rompe generando una fase da incubo che ci lascia allibiti.
Permane qualcosa che ricorda il caffèlatte ma tutto diviene fastidiosamente acido, poi acre, poi amaro. Insomma una disfatta che coinvolge meno di un terzo della fumata ma che ci costringe, su tutti e due gli esemplari, ad abbandonarli anzitempo nel posacenere sfiniti dai tentativi di rianimazione.

#nowsmoking Pitbull Carlito

Una foto pubblicata da Andrea Zambiasi (@zambiasiandrea) in data:

MA CHI è COSTUI?

NICARAGUA | PITBULL Carlito | 52 RG x 5.5″ | EURO 14,00

By Nicarao

Manifattura Tabacalera Fernandez

Fascia Nicaragua

Sottofascia Nicaragua

Ripieno Nicaragua

Body Medium/full

Conservazione 69% U.R.

Sigari fumati 2

IL VERDETTO – MOLTO BUONO (VERY GOOD)

very-good

Un verdetto di manica mooooooooolto larga e non se lo meriterebbe. Il molto buono esce grazie ai primi due terzi del sigaro ma se ripenso all’ultima parte e ai 14 euro che costano, i coglioni cominciano a girare…

Non so se siano tutti così, comunque i due fumati erano di provenienza diversa, conservati un due humidor diversi e di partite differenti. Ognuno tragga le conclusioni che vuole ma di sicuro per me l’eccellenza ma anche il “molto buono” è lontana.

Se qualcuno di voi lo ha già fumato, raccontatemi come è andata…

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