Una domanda apparentemente semplice ma che non ha, in realtà, una risposta altrettanto semplice ne peraltro ho le competenze per addentrarmi tecnicamente in questo “ginepraio”. Cercherò comunque di intavolare una spiegazione sensata e semplice nella terminologia, del resto sono pur sempre una persona normale e con limitate conoscenze.

In soldoni il semplice atto di fumare un sigaro produce automaticamente una risposta sensoriale che ha a che fare principalmente con due dei nostri sensi, il gusto e l’olfatto. Ogni boccata presa dal sigaro ed ogni puff, ogni esalazione del fumo, attiva questi due sensi inviando stimoli al cervello che li rielabora e restituisce la nostra “personale” risposta che gli americani chiamano “flavor”  o sapore del sigaro.

Nella realtà è la risultante di sapori e aromi che il sigaro sta rilasciando e che noi cogliamo con i nostri recettori sensoriali. A onor del vero in gioco entra anche il “tatto” perchè la fumata spesso fornisce anche indicazioni “fisiche” come ad esempio una accentuata morbidezza al palato, o cremosità, o untuosità, tutte sensazioni tattili che si mischiano alle precedenti e contribuiscono al risultato globale che viene restituito.

Sul gusto non vi è molto da aggiungere se non che coinvolge i recettori presenti nelle papille gustative della lingua, nel palato molle, nella faringe, nelle guance e nell’epiglottide. L’olfatto invece coinvolge la stimolazione dei recettori presenti nelle cavità nasali, ma la stimolazione in effetti avviene attraverso due distinti percorsi definiti ortonasale e retronasale.

Retroinalazione

Le differenze? Sfruttando le immagini recuperate in Internet si evince che siano anzitutto fisiche. Nel percorso ortonasale l’aria dalle narici arriva nella cavità nasale e stimola i recettori olfattivi, percorso normalmente utilizzato per percepire gli odori dell’ambiente che ci circonda, mentre in quello retronasale l’aria passa dalla porta di servizio, la gola, per arrivare nella cavità nasale, una predisposizione fisica che serve anche come “allarme” fisiologico in caso di ingestione di sostanze potenzialmente nocive.

Visto che siamo geneticamente predisposti per usufruire del percorso retronasale alcuni fumatori si sono ingegnati per sfruttarlo a “comando” ed ottenere volutamente l’ingaggio dei recettori olfattivi con un fumo scevro di “impurità” esterne. La contropartita è che la “quantità di particelle aromatiche” è inferiore nella retroinalazione (come si evince dal disegno), a causa del lungo percorso che l’aria deve effettuare, ma la canalizzazione forzata del fumo ne fa depositare comunque molte di più sui recettori olfattivi che non con il percorso ortonasale e, come se non bastasse, sono più pure.

Questo risponde anche alla domanda spesso posta sul perchè fare la retroinalazione quando basta annusare ciò che il sigaro emette nell’ambiente circostante e che noi emettiamo ad ogni puff dalla bocca. Quando annusiamo il fumo che emettiamo fumando un sigaro, involontariamente inaliamo e percepiamo anche particelle aromatiche dell’ambiente esterno e degli oggetti che ci circondano, delle persone, dei profumi, delle piante, delle ascelle mal lavate o delle esalazioni del basso ventre degli astanti intorno a noi (scherzo naturalmente), del fumo diverso di altri sigari assieme a quelle aromatiche dei tabacchi in combustione del nostro sigaro.

Il cervello tende a filtrare il tutto ma resta il fatto che vi siano delle “impurità” su cui non abbiamo un controllo. Dovremmo fare solamente la retroinalazione? NO! Serve farla? Assolutamente SI!

Ambiente a parte (non potete controllarlo) anche il fumo emesso dal sigaro in combustione ha delle componenti aromatiche “nobili” che vanno assaporate per via ortonasale, percepite per godere pienamente dell’esperienza sensoriale che è in grado di offrire e che completano il quadro generale ma questa via NON potrà mai sostituirsi a quella retronasale.

Da recenti esperimenti in laboratorio con degli endoscopi su soggetti umani, è emerso che la percezione olfattiva guidata attraverso la retroinalazione stimola maggiormente quello che erroneamente chiamiamo “gusto”, ovvero la risultante del nostro gusto è data involontariamente ed in larga misura proprio da lei, dagli aromi che per retroinalazione giungono ai recettori olfattivi.

I recettori gustativi percepiscono unicamente i cinque gusti fondamentali che sono amaro, aspro, dolce, salato e umami (non chiedetemi realmente cosa sia…). Quindi quando parliamo di sapori o note speziate del sigaro, fruttate, di pelle o tostate di cosa stiamo parlando in realtà? Della risposta globale olfattivo (retroinalazione)/gustativa risultante del nostro cervello. Ecco spiegato l’arcano…

Ovviamente la risposta del cervello è strettamente personale e derivante dalle esperienze di vita, degli stimoli sensoriali a cui siamo stati sottoposti nel corso della nostra esistenza e sono strettamente personali, individuali sotto ogni punto di vista.

In definitiva effettuare la retroinalazione apre le porte ad un nuovo mondo sensoriale, ricco e più intenso da cui è difficile allontanarsi, una volta sperimentata non si torna più indietro!