Albert Einstein affermava: non ho particolari talenti, sono soltanto appassionatamente curioso. Io che certamente non mi paragono al celebre Einstein, essendo sicuramente più illetterato e meno intelligente, lo sono comunque per qualsiasi cosa sia attinente alle mie passioni sigari compresi. Se poi la curiosità viene alimentata da intriganti retroscena ne esco semplicemente matto. Devo documentarmi, capire e nel caso dei sigari provarli!

I La Aurora ADN Dominicano celano una storia molto più che intrigante, correlata alla più antica tecnica di lavorazione del tabacco (Andullo) quasi scomparsa dalla Repubblica Dominicana. Infatti mentre la maggior parte dei sigari La Aurora sono prodotti con tabacco coltivato con tecniche tradizionali, gli ADN Dominicano non lo sono in quanto incorporano del tabacco Andullo.

Il nome si riferisce come accennavo prima ad un antico procedimento di lavorazione delle foglie di tabacco, che invece di essere raccolte e collocate in pilones (grossi mucchi di tabacco) sono arrotolate in grossi baccelli noti come yaguas dopo essere state raccolte. Questi baccelli vengono quindi pressati numerose volte durante la loro lavorazione e gli conferiscono una forma quasi cilindrica. Questa tipica lavorazione dona al tabacco delle caratteristiche, in termini di forza e aromaticità, uniche e particolari.

Hmmm, mi sa che non avete capito una mazza, meglio se leggete questo interessante articolo sul sito del produttore e vi guardate il video…

Intrigante vero? Io non resistevo alla voglia di provarlo e finalmente quel momento è arrivato.

Accendere un ADN Dominicano è come accendere la miccia dei fuochi artificiali di ferragosto, un’esplosione aromatica mi investe come un ciclone tropicale lasciandomi basito. Ogni singola boccata è realmente un’esplosione sensoriale che sorprende, difficile realizzare che è solo un sigaro a generare tutto questo ben di dio.

A una velocità che ha dell’incredibile il fumo diviene denso e vellutato, portando con sé una notevole cremosità e note di chicchi di caffè, legno, terra, sentori agrumati e spezie leggere. Minchia che buono!

Dopo solo un centimetro di cenere si diffonde una dolcezza di cioccolato al latte difficile da non amare, in retroinalazione invece lavora un pepe bianco deciso che sferza senza mai arrecare fastidio alcuno. Mi chiedo seriamente come diavolo hanno fatto a mettere assieme un simile blend, io lo trovo semplicemente meraviglioso.

Vi assicuro che la tentazione è di inanellare una sequenza continua di boccate nel tentativo di generare ancora più piacere, speranza vana visto che siamo già su livelli altissimi. Il piacere di esalare lentamente il fumo dalla bocca e dal naso, godendo della sua vellutata essenza e della sua morbidezza non ha eguali, provare per credere.

Se questo è il DNA Dominicano, perchè ADN in spagnolo è DNA, lo voglio gustare tutta la vita.

Le spezie elegantemente prendono il sopravvento capitanate da una nota di cannella, in sottofondo note più leggiadre di pelle e terra reggono il gioco. Risulta indubbiamente vario, ricco, complesso, completo, davvero intrigante e a mio avviso divertente perchè è bello indugiare nel tentativo di comprendere il dettaglio della sua variegata texture sensoriale.

Arrivo nella parte centrale della fumata e nulla sembra perturbare l’incredibile piacevolezza che questo ADN Dominicano robusto continua a generare. Tutto comincia ad amalgamarsi divenendo più maschio e intenso. Non attenua minimamente la sua espressività, semplicemente la armonizza e quello che a molti potrebbe sembrare una stasi, in realtà è il completamento della sua struttura, il raggiungimento della sua vetta sensoriale.

Da questo momento in poi cavalco un purosangue cremoso, terroso, con nuance di pelle, nocciola, spezie e sfumature floreali. La dolcezza di cioccolato al latte però sfuma in sottofondo è tutto sommato è un vero peccato perchè contribuiva non poco al godimento generale.

Arriva il momento di staccare l’imponente quanto bellissima fascetta e solo ora realizzo che sono solo a metà della fumata. Ironia della sorte mi ero ripromesso di accorciare le mie recensioni ma mi sa che con questa ho fallito miseramente!

Le note di caffè, terra e di tostatura ora predominano, sembra quasi un altro sigaro rispetto agli inizi. Non migliore o peggiore, semplicemente diverso ma nel fumo risco ancora ad avvertire le nuance vellutate e floreali degli inizi. Non so se sia il trattamento particolare che subisce il tabacco Andullo a caratterizzare fortemente questa fumata o sia la qualità globale dei tabacchi utilizzati a farlo, quello che so per certo è che il blend creato è davvero sopraffino. Inoltre in Italia sono venduti al prezzo più basso di tutta Europa. Cosa chiedere di più?

L’intensità di corpo fa un balzo in avanti senza però perdere la sua stupenda morbidezza, la sua eleganza e il suo equilibrio. Non saprei dire se è il miglior robusto da me fumato ma di sicuro è uno tra i migliori.

Avvicinandomi al finale della fumata emerge una nota di créme brulée che viene corroborata da uno stuolo di note speziate e varia ancora una volta il gioco sensoriale. Difficile annoiarsi con questo sigaro ma se devo essere sincero in questa fase perde un po’ di armonia generale, non è che si sbilanci completamente ma qualcosa non va più per il verso giusto. Nulla di drammatico intendiamoci, ma è pur sempre una nota stonata in una sinfonia perfetta.

La crociera sensoriale procede senza altri intoppi fino al commiato finale, godendo e assaporando ogni singola boccata che oramai non ha più nulla di nuovo da farmi scoprire.

Andullo o non Andullo è un blend fenomenale.

Rep-Dominicana

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