Avete mai sofferto di mal d’Africa? Io si.

Dopo aver viaggiato in questo meraviglioso paese ho contratto questa “brutta” malattia. Il contagio non è difficile, basta esporsi alla sua natura, alla sua umanità e al suo folclore per rimanerne infettati. Non è una cosa brutta però, il decorso della malattia prevede l’insorgere di una struggente malinconia che spinge ogni fibra del vostro essere a tornare dove tutto ha avuto origine.

Perfino Ernest Hemingway ne ha sofferto: “una sola cosa allora volevo, tornare in Africa. Non l’avevo ancora lasciata, ma ogni volta che mi svegliavo, di notte, tendevo l’orecchio, pervaso di nostalgia”.

Su di me l’effetto è ancora più devastante e non è strettamente collegato al fatto di avere visitato l’Africa. Purtroppo qualunque contatto io abbia, diretto o indiretto che sia, con manufatti provenienti da questo paese acuisce in me l’effetto di questo male incurabile. Perfino con il tabacco, sotto forma di foglie da fascia Cameroon, le regine delle foglie da fascia!

Non sono sicuramente le mie preferite ma ciclicamente sento il bisogno di fumarmi qualcosa da loro rivestito, è più forte di me anche se non so spiegarvi esattamente il perchè. O meglio, io lo considero un’effetto collaterale del mal d’Africa. Punto e basta.

Così quando ho avuto l’occasione di provare il Kristoff Cameroon Robusto, una delle nuove linee del brand, non me la sono lasciata scappare.

Antidoto x mal d’Africa = spipparuolarsi un bel sigaro con fascia Cameroon

A crudo le note di cacao, di fiori di camomilla, di pelle, di fieno maturo e altre erbe aromatiche sembrano presagio per una gran bella fumata, fumata che farò in compagnia del mio inossidabile “boss” Giuseppe Stucchi.

Dal sito della Kristoff raccontano che questo Cameroon è un morbido sigaro medium-full bodied, con intriganti note di nocciola, spezie, mandorla, cannella e cedro dolce. Vediamo se corrisponderà a verità.

Accendiamo. La partenza è incredibilmente densa e morbida, pepata al naso, con sfumature di pelle, agrumi e di torta al limone. Tutto ben amalgamato e ogni nota aromatica sfuma una sull’altra senza soluzione di continuità.

Giuseppe: comincium ben!

Il fumo è profumatissimo e lascia profonde note di pane, cannella e zenzero oltre ad una leggera acidità fruttata. Globalmente dolce e quando entra a regime avvertiamo note di mandorla e nocciola. Influenzato da quanto letto? Ma chissenefrega, me la sto godendo come un riccio!

Una bonta di medio corpo, equilibrato e armonico ma certamente non complesso nella sua espressività.

Quello che sembrava a me e a Giuseppe un paradiso sensoriale, dopo appena qualche centimetro di braciere si stravolge. Porca puttana il pepe quasi scompare in sottofondo e tutto diventa erbaceo, perdendo perfino la suadente dolcezza degli inizi.

Cosa diavolo sta succedendo? Chi è quello stronzetto che ha chiuso il rubinetto aromatico? Risultato: nada di tutto! Mo’ lo meno…
Indubbiamente è un sigaro che evolve, però evolve al contrario con un’involuzione che lascia perplessi, visto che le aspettative erano alte.

Fortunatamente sembra che qualcuno riapra il rubinetto, il fumo torna denso e aromatico, torna il pepe, la pelle, la nocciola, la mandorla e tutto il resto, compresa la leggera dolcezza di fondo degli inizi.

Rincuorati veniamo introdotti alla parte mediana della fumata ma qua abbandoniamo ogni buona speranza. Il sigaro si siede, si appanna e abbiamo la netta sensazione che vi sia molta meno roba da assaporare.

In effetti tutto si riduce a una nocciolata erbacea con sfumature di bacche alpine. Tristezza infinita.

Devo ammettere che è un sigaro che cambia in modo assurdo durante la fumata ma, malgrado mi sforzi, fatico a trovare l’accezione positiva della cosa.

Pur essendo globalmente “buono” e morbido non riesce mai a decollare del tutto, non prende il volo. Come essere sulla pista di decollo, con i motori a manetta ma nessuno molla i freni dell’aereo. Sigh.

Cardiogramma piatto.

Defibrillatore pronto… libero… taclack! Piiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii.

Il nulla.

Nel finale la dolcezza e la morbidezza, quasi a chiedere venia, si intensificano e aumenta la cremosità globale. Spunta un sottofondo di caffè e una punta di vaniglia ed un guizzo finale porta anche le spezie e la mitica tetta di mucca.

Malgrado i vari tentativi con il defibrillatore, lui non si rianima e io resto con un bruciante mal d’Africa che non riesco ad attenuare. Così va la vita alle volte…

something different...

EN REVIEW

Do you ever suffered from Africa Blues? I do.

After traveling in this wonderful country I got this “bad” disease. It’s easy to get this infection, just expose yourself to its nature, its people and its folklore. Definitely it’s not  bad, a yearning melancholy that pushes every fiber of your body to return where it all originated.

Even Ernest Hemingway got it: “one thing I wanted then, go back to Africa. I had not yet left it, but every time I woke up at night, I listened, filled with nostalgia“.

On me the effect is even more devastating and is not closely related to the fact that I’ve travelled to Africa. Unfortunately any contact, direct or indirect, with artifacts from this country rise in me the effect of this incurable disease. Even with tobacco, in the form of Cameroon leaves, the queens of the wrappers!

Honestly I’m not a big fan of them but cyclically I must smoke something wrapped with them, though I can not explain exactly why. Or better than that it’s a side effect of the Africa Blues. And that’s all.

So when I had the chance to try the Kristoff Cameroon Robusto, one of the new lines of the brand, I said YES.

Antidote for Africa Blues = smoke a nice cigar with Cameroon wrapper

On pre-light notes of cocoa, chamomile flowers, leather, ripe hay and other herbs seem to presage a very good smoke, smoke that I will do together with my botl Giuseppe Stucchi.

From the Kristoff website: a smooth medium-full bodied Cameroon cigar, with intriguing notes of hazelnut, spice, almonds, cinnamon and sweet cedar. Let’s see if correspond to the truth.

Time to light it. The start is incredibly dense and smooth, peppery on the nose, with leather, citrus and lemon cake hints. All well blended and each aromatic note fades on the other seamlessly.

The smoke is fragrant and leaves deep bread, cinnamon and ginger tones in addition to a light fruity acidity. Globally sweet and when it reach its best we also feel almond and hazelnut tastes. Influenced by what read? Who cares about it, I’m enjoying it like a hedgehog!

A medium-bodied goodness, balanced and harmonious but certainly not complex in its expressiveness.

The sensorial paradise end after just a few centimeters of ash and it twists. Oh Lord, the pepper almost disappears in the background and everything becomes grassy, even losing the mellow sweetness of the beginning.

What the hell is going on? Who’s the asshole who turn off the aromatic tap?

The result: nada of all!

Undoubtedly it’s a cigar with a strong evolution, but in the wrong way. It’s a unusual involution, given that expectations were high.

Fortunately it seems that someone turn on the tap, the smoke back dense and aromatic, back the pepper, leather, hazelnut, almond and everything else including the light sweetness in the background of the beginning.

In a meanwhile we jump into the middle part of the smoke but here we abandon every good hope. The cigar sits, tarnish and there are less stuff to savor.

In fact it all becomes herbaceous with hazelnut and alpine berries hints. Infinite sadness.

I must admit this is a cigar with absurd changes during the smoke and I can barely find the positive meaning of the thing.
Although being generally “good” and smooth, it fails to take off at all. Like to be on the take off runway with the engines at full throttle but nobody get off the plane’s brakes. Sigh.

Cardiogram flat.

Defibrillator ready … free … taclack! Piiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii.

Nothing.

As if to ask pardon, in the end the sweetness and smothness intensify and the overall creaminess increase. In the background coffee and vanilla hints are the only things I can taste, and a final twist brings the spices, leather and earth also.

Despite several attempts with defibrillator, it fails to perk up and I’m staying with a burning disease that I can not mitigate. So it goes sometimes …

IL VERDETTO - BUONO (GOOD)

Nazione: Rep. Dominicana


By: Kristoff Cigars


Manifattura: Charles Fairmorn Factory


Fascia: Cameroon (Aged 7 years)


Sottofascia: Habano Seed Dominicano


Ripieno: Habano Seed Nicaragua, Habano Seed Dominicano


Formato: 54 x 5.5 – Robusto


Body: Medium-Full


Euro: 6,90 (EU)


Sigari fumati 2