Se lo negate siete vili e meschini. Non importano che poi piacciano in fumata, chissenefrega, di sicuro colpiscono l’immaginario collettivo e non passano certo inosservati sugli scaffali dei tabaccai. A molti di voi sarà sicuramente capitato di vederli e sono certo che nella vostra mente si sarà materializzato un pensiero simile:

…ma cosa cazzo sono ste’ robe qui? Hmmm, magari sono anche buoni! Quasi quasi ne provo uno…

Succede proprio così, colpiscono a tal punto la nostra curiosità da attivare la pulsione dell’acquisto, non importa di che fazione siete o se amate una particolare tipologia di fascia/paese produttivo. Prima o poi acquisterete un sigaro Barber Pole, sicuro come domani sorgerà il sole!

Pochi però si sono presi la briga di comprendere a fondo perchè sia nata questa tipologia di sigaro e quale sia la storia che ci stà dietro. Quindi è venuto il momento di conoscere un po’ più nel dettaglio questa assoluta stranezza sigarofila…

L’insegna Barber Pole

Il Barber Pole è un’insegna antichissima, che distingue l’attività del barbiere sin dal Medioevo (non tagliavano onestamente solo barba e capelli…). Si tratta di un’asta più o meno lunga, con un pomo di bronzo all’estremità, e una spirale di strisce bianche e rosse che ne percorre la lunghezza (nella versione americana, compare anche il colore blu). Ma che significato ha?

Tutto va ricondotto all’antica pratica del “salasso”, sì avete capito benissimo… del salasso che si praticava presso i barbieri. Infatti le strisce bianche e rosse all’inizio non erano affatto pitturate, si trattava delle bende insanguinate che venivano appese ad un palo ad asciugare come prova dell’operazione avvenuta con successo. Le bende, nel vento, si attorcigliavano all’asta creando la famosa spirale colorata. Con il tempo, si prese a dipingere direttamente il palo con la spirale bianca e rossa per segnalare in maniera meno schifosa il servizio offerto.

La nascita del sigaro Barber Pole

Cos’è esattamente un sigaro Barber Pole? Nella sua versione più comune presenta due foglie da fascia armoniosamente avvolte a spirale intorno al corpo del sigaro, per questo motivo somigliano alla vecchia insegna Barber Pole… da qui la nomenclatura.

Ma quando è comparso il primo sigaro?

Non sono certo che la fonte sia attendibilissima, ma pare che il primissimo esempio di sigaro “Barber Pole” nasca negli anni ’90 (il periodo del boom dei sigari) a cura di un certo Hugo Cassar oggi conosciuto come Ventura cigars. Si chiamava Hugo Cassar Diamond Dominican Mystique e fu commercializzato nel 1996. Minchia sono meglio di wikipedia!

Chi è in grado di realizzare un sigaro Barber Pole?

Solamente Torcedores esperti sono in grado di confezionare sigari barber pole (o MWL ovvero Multi Wrapper Leaf). Il perchè è presto detto, la maggiore difficoltà sta nel riuscire a tagliare e lavorare contemporaneamente due o più striscie di foglie da fascia, allineandole perfettamente in maniera tale per cui non sembrino arrotolate irregolarmente o si coprano l’un l’altra in malo modo.

Sembra una cosa relativamente semplice a dirla ma realizzarla è tutt’altra cosa, per questo motivo confezionare un sigaro barber pole richiede il doppio o il triplo del tempo necessario per un sigaro normale. Inoltre ci vogliono mesi per padroneggiare la tecnica e imparare ad effettuare i tagli necessari sulle foglie da fascia.

Estetica o sensorialità?

Per molti questa tipologia di sigari è solamente una sorta di specchio per le allodole, un’operazione di marketing estetico al solo scopo di aumentare le vendite. In parte è la verità ma se ci pensate bene il poter lavorare con differenti foglie da fascia e differenti apporti sensoriali genera infinite possibili combinazioni. Basta solo abbinare differenti tabacchi per sfruttare le loro peculiari caratteristiche contemporaneamente.

Ad oggi la combinazione che si trova più spesso in commercio è l’abbinamento di una fascia Candela con una normale. Se ci pensate bene ha molto senso e serve a rendere più gradevole una fascia che altrimenti donerebbe al sigaro tonalità erbacee e aspre estreme. Alan Rubin della Alec Bradley è infatti di questo parere, il suo Black Market Filthy Hooligan nasce proprio per controbilanciare l’apporto estremo della fascia Candela.

Alec-Bradley-BM-Filthy-Hooligan-2016

Spingendosi più in là però e utilizzando strisce di foglie da fascia di differenti larghezze, il master blender può calibrare l’espressione sensoriale di un sigaro a suo piacimento. In un sigaro Barber Pole normale infatti ognuna delle due foglie da fascia lavora al 50%, in combustione infatti ci sarà sempre il 50% di una e il 50% dell’altra, ma se vario la larghezza di una delle due posso variare e controllare “di fino” la sua incidenza percentuale. (es. 70-30 o 80-20) A questo punto il limite è solo la fantasia del Master Blender.

Come in questo sigaro della RoMa Craft Tobac

RoMa Craft Tobac Pic of the Day via @cigarbond #romacraftpicotday

Un post condiviso da RoMaCraftTobac (@romacrafttobac) in data:

Più fasce = costi maggiori = prezzo più elevato

Questo è verissimo ma non è dovuto solo alle foglie da fascia. Incidono anche variabili come il tempo e l’addestramento che hanno ovviamente un costo da ammortizzare. Imparare a tagliare le foglie da fascia minimizzando gli sprechi e gli errori richiede tempo e addestramento, e alla fine non è comunque una cosa alla portata di tutti i torcedores. Quelli specializzati ovviamente sono pagati di più e quindi sono un costo maggiore.

Inoltre confezionare un sigaro Barber Pole richiede comunque più tempo per la difficoltà insita nella tecnica di rollatura e quindi le produzioni sono e saranno sempre numericamente inferiori ma su cui gravano comunque costi fissi che avranno quindi un’incidenza maggiore. Ergo un “X” di costo spalmato su un milione di sigari ha un certo impatto, lo stesso spalmato su 100.000 sigari farà lievitare maggiormente il prezzo di acquisto.

Ora che conoscete qualcosa in più sui sigari Barber Pole, sulla loro genesi e filosofia progettuale converrete con me che hanno una loro ragione d’esistere. Inoltre posseggono una qualità davvero unica, che piacciano o meno generano comunque infinite discussioni e sono quindi di grande compagnia, provare per credere.

Io l’ho provato…

Pin It on Pinterest