Ere geologiche fa il formato Corona era diffusissimo e apprezzato per la sua eleganza, era anche uno dei formati più diffusi e realizzati a Cuba. Ere geologiche fa!

Oggi stanno scomparendo a velocità WARP, come i T-Rex, perchè le preferenze dei consumatori sono orientate altrove e non possiamo farci nulla. Se siete però amanti di tale formato, e se cercate bene, si possono ancora trovare sigari appartenenti a questa famiglia. Non molti per la verità.

Malgrado il nome altisonante non è però detto che le fumate si rivelino “regali”, infatti la recensione del precedente Corona di Rocky Patel non è stata esattamente una fumata indimenticabile.

Pazienza, sono cose che capitano.

Non essendo mia abitudine arrendermi o cambiare facilmente opinione mi avventuro nuovamente nel mondo corona alla scoperta questa volta del nuovo CAO Pilón.

I Pilón

Consentitemi una piccola digressione storica. Il termine Pilón arriva dalle antiche tradizioni tabacalere cubane, che prevedevano la fermentazione delle foglie di tabacco in pilón appunto. Questa antica modalità di fermentazione delle foglie risale al 19° secolo.

Questi pilón erano a tutti gli effetti pile di foglie di tabacco, accuratamente disposte, dalla tipica forma rotonda. Non era un procedimento veloce in effetti, o perlomeno era meno veloce degli attuali perciò fu presto abbandonato in favore di tecniche più efficienti e veloci.

Rick Rodriguez, la mente dietro il brand CAO, ha deciso di riesumare questa antica tecnica e dedicargli addirittura una linea produttiva, i CAO Pilón.

In un’intervista Rodriguez affermò: “abbiamo sperimentato la fermentazione pilón per molti anni, è un procedimento complesso che ha richiesto tempo per essere perfezionato. Ora pensiamo sia giunto il tempo di creare una linea intorno a questa classica tecnica che dona al tabacco incredibili caratteristiche”.

Dopo averlo fumato non posso che esclamare: porca boia, avevi ragione Rick!

La fascetta

Non parliamo quasi mai di questo accessorio, e quando lo si fa è in termini estetici. Giustamente l’occhio vuole la sua parte e la fascetta assolve egregiamente a tale compito, deliziando gli occhi e spesso suscitando stupore per l’intricata struttura creativa.

Fin qui nulla di strano se vogliamo, ma la fascetta può anche avere inaspettatamente una connotazione informativa. Quali e quante informazioni inserire sta all’estro del produttore e alle dimensioni della fascetta, il limite è dato solo dalla fantasia.

Di sicuro servono, servono eccome. Tutti noi armeggiamo con lo smartphone o il PC alla ricerca di informazioni, surfando la rete come atleti professionisti. Ok, toglietevi quel sorrisetto malizioso dalla bocca, non parlavo di siti porno… parlavo di informazioni sui sigari come la composizione del blend, le loro dimensioni e magari la manifattura dove sono prodotti.

Non me ne frega un cazzo dirai tu, a me non frega un cazzo che non te ne freghi un cazzo! Io le cerco eccome, e miseriaccia sono informazioni che non vengono quasi mai scritte sulla scatola o sulla fascetta.

Perchè? Basterebbe davvero poco.

Fortunatamente esistono delle eccezioni e il CAO Pilón è una di queste. Non solo la sua fascetta è, a mio avviso, bella ed elegante ma riporta anche informazioni importanti come dimensioni, master blender e l’intera composizione del blend. CAO vi voglio bene.

Gli altri produttori dovrebbero fare ammenda e seguire l’esempio.

CAO-Pilon-Corona-fascetta

La fumata del CAO Pilón

Il biglietto da visita di questo sigaro è notevole, note di fichi secchi e datteri a profusione e di un’intensità tale da stampare un sorriso ebete sul mio volto. Non so se sono dovute alla fermentazione in pilón, ma posso affermare che chi ben comincia è a metà dell’opera…

La partenza è decisa e intensa su limpide note speziate, dolci e con una notevole componente pepata, che stuzzica il naso in retroinalazione ma svanisce in fretta lasciando naso e bocca puliti.

In men che non si dica si innestano in rapida successione note di cacao, legno nobile, fichi secchi e datteri. Gongolo.

La dolcezza mi avvolge e il suo essere morbido, equilibrato, di medio corpo lo rende di una piacevolezza infinita. Coccolato proseguo nella fumata e avverto l’ingresso di una punta di rosmarino e di una sfumatura torbata nel fumo.

Si ingentiliscono le spezie restando pur sempre predominanti, emergono in tutta la loro magnificenza il cacao e la dolcezza alla frutta secca. Non è super complesso a dire il vero, ma molto ben orchestrato e gli aromi e i sapori arrivano puliti e netti. Giuseppe Stucchi avevi ragione, me lo avevi descritto.

Un sigaro perfetto per pomeriggi liberatori, dove la mente si libera dalle preoccupazioni e dallo stress del lavoro.

Nella parte centrale il fumo si addensa, riempie la bocca e le spezie cominciano a lavorare all’unisono. Persino la sfumatura torbata si rafforza e tutto si fonde in un’amalgama dolce-speziata in cui avverto ora una discreta complessità.

Mi rilasso e pur non essendo una fumata da piena eccellenza la piacevolezza, lo ripeto, è davero straordinaria. Amo i sigari così, specialmente se in formato Corona.

In retroinalazione il pepe elegante continua a lavorare a pieno regime, si aggiunge del caramello in fumata assieme a radice di liquirizia e anice molto persistenti. Su queste connotazioni si avvia nella fase finale, dove l’intensità di corpo aumenta e il fumo risulta quasi balsamico.

Mi saluta su note di torba, legno e pane. Sono certo che mi mancherà più di quanto io mancherò a lui!

CAO-Pilon-Corona
Nicaragua

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IL VERDETTO - MOLTO BUONO (VERY GOOD)
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