Scopriamo la storia della Gurkha Cigars

Gurkha Cigar

Posted On 17/09/2014

Chiunque fumi sigari, a qualsiasi livello o esperienza sia, prima o poi ha sentito parlare o addirittura fumato un sigaro della Gurkha Cigars. Io faccio parte della schiera che ne ha solamente sentito parlare. Non ne ho mai fumati semplicemente perché non amo quando si veicola il prodotto come bene di lusso e in questo la Gurkha Cigars è maestra o almeno lo era.

Il lusso non è il mio genere, non lo è mai stato e non fa parte del mio carattere. Sono un “medio-man”, nemmeno della vecchia borghesia e ho 4 lire… pardon, euro in croce. Questa mia condizione però non mi fa odiare il lusso, semplicemente non provo attrazione ne invidia. Sto bene come sto, punto e basta.

Involontariamente ne ho sempre però subito il fascino, un fascino ancestrale e molto “maschio” sia per gli accattivanti, aggressivi e moderni packaging che per l’indubbio interesse che nutro per i veri “Gurkha”. I mitici soldati Nepalesi, al soldo dell’esercito Inglese, le cui gesta mirabolanti sono entrate negli annali della storia moderna. Li conosco da appassionato di storia militare, li amo e temo per il loro sprezzante motto “Kaphar hunnu bhanda marnu ramro – Meglio morire che vivere da codardo” e adoro il famosissimo strumento che, più di ogni altra cosa, li rappresenta.. il coltello Kukri… di cui ne posseggo un esemplare.

Gurkha Extreme

Ma non divaghiamo nei miei ricordi e passioni, al giorno d’oggi la Gurkha Cigars  ha saputo anche reinventarsi sul mercato con sigari accessibili a tutti e a tutte le tasche arrivando anche alla creazione di sub-brand come la East India Trading Company dai prezzi aggressivissimi. Ma cosa sta dietro questo brand? Come diavolo è nato e ha avuto origine?

Dopo innumerevoli ricerche nel web, sono riuscito finalmente a recuperare abbastanza informazioni da tracciare la loro storia anzi, la sua storia. Tutto ha origine da un personaggio di nome “Kaizad Hansotia”, un indiano cresciuto a Hong Kong ma Londinese di adozione. La sua famiglia benestante produceva orologi e accessori di lusso, ben lontana quindi dal mondo dei sigari.

Nel lontano (si fa per dire) 1989 era in vacanza in India quando conobbe un portoghese (già qui è da sceneggiatura per un film…cosa cacchio ci faceva un portoghese in india è un mistero!) che confezionava e vendeva sigari fatti a mano sotto il nome Gurkha, era una piccola realtà imprenditoriale e locale.

Ne restò affascinato e senza pensarci troppo acquistò l’attività, tutto il suo tabacco e tutti i sigari prodotti per l’astronomica cifra di 149$. Sigh! Mai investimento fu più azzeccato.

Kaizad Hansotia per la verità non aveva ancora intenzione di produrre sigari bensì pensava di utilizzarli come regalo ai suoi amici o come omaggio ai migliori clienti dell’attività di famiglia. Fu così che uno dei primi box di Gurkha arrivò ad un amico titolare di un duty free shop che li fece provare ai suoi clienti, piacquero talmente che si ritrovò pieno di richieste.

Da buon indiano ha il business nel sangue e  intravedendo una grossa opportunità contatta famosi produttori di sigari per avviare la sua attività. Fra di loro c’e anche Charlie Torano, con la sua Toraño Cigar, che accetta di produrre i primi sigari del nuovo e ufficiale brand Gurkha.

Gurkha non è per la verità un nome nuovo associato ai sigari. La storia vuole che questi guerrieri Nepalesi, verso la fine del 1880, si confezionassero sigari artigianali che chiamavano con il loro nome, ovvero… Gurkha. Accade così che in tutte le colonie inglesi, in una sorta di tributo ai valorosi combattenti, al posto della parola sigari si utilizzò Gurkha e questo spiegherebbe anche perchè il famoso personaggio portoghese, in India, avesse utilizzato questo nome.

Il primo sigaro ufficialmente prodotto è il Gurkha His Majesty’s Reserve (HMR), un prodotto “super lusso” che si trova in commercio intorno ai 400$… cadauno! Questo filone fu intrapreso fin dagli inizi da Kaizad Hansotia, non gli interessava la produzione massiva, non gli interessavano vendite corpose ma l’esclusività e per un certo tempo ha funzionato.

Gurkha HMR

Poi arrivò il periodo nero del mondo dell’industria del sigaro, la crisi del post boom della metà degli anni 90 che vide un drastico crollo della domanda interna e delle vendite ma soprattutto della capacità di spesa della stragrande maggioranza degli Americani.

Per poter sopravvivere, come molte altre realtà imprenditoriali, la Gurkha Cigar cambiò direzione. Approcciò il mercato dei sigari di qualità ma ad un prezzo compatibile con le tasche dei consumatori e allineato con il resto della produzione qualitativa in commercio.

Oggi linee come il 125th Anniversary, i Ghost, i Cellar Reserve, i Royal Challenge, i Seduction, gli Evil, gli Assassin, i Ninja e le line sotto il cappello della East India Trading Company (Rogue, Wicked Indie, Red Witch, Havana Blend) non sono più proibitive ma non hanno mai goduto del successo che invece meriterebbero. Forse nella mente dei consumatori il binomio lusso/Gurkha non si è mai cancellato e ne ha frenato il successo commerciale.

Io mi metto nel mucchio ma mi riprometto che, prima o poi, li fumerò!

Written by Andrea Zambiasi

Facciamo Puff nasce per dare voce ad una passione che oramai coltivo da molto tempo, quella dei sigari. Non mi considero un esperto di sigari (etichetta che odio) ma un consumatore "attento" a cui piace condividere le sue esperienze emozionali con altri consumatori.

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