eXtraordinary Tour 2015 con George Sosa | un viaggio nel mondo Alec Bradley | Milano 4 Ottobre

Alec Bradley in tour

Posted On 12/10/2015

3,2,1… pronti via! Come annunciato da un precedente articolo parte il Tour organizzato dalla Cigars & Tobacco dedicato al brand Alec Bradley, rappresentato dal suo Direttore Vendite George Sosa, che toccherà 4 città Italiane.

La prima è Milano. All’annuncio del Tour la prima cosa che ho pensato è stata: urca boia, devo esserci, quando mai mi ricapiterà di conoscere George Sosa e parlare con lui “de visu”? non serve risposta. Tra il “dire” e il “fare” come sempre però c’è di mezzo il mare e organizzare la mia partecipazione non è stata cosa facile, ma ci sono riuscito.

Le giornate antecedenti l’evento sono state un via vai di messaggi e telefonate, anche perché Milano è territorio della gang del Mezzaghese, la NOSTRA gang, nel cui raggio d’azione… diciamo Milano e Hinterland… nulla sfugge al controllo. Ovvio quindi che come Palo della gang, assieme al Boss Giuseppe ci siamo sentiti in dovere di organizzare il comitato di benvenuto e la logistica del primo trasferimento, sotto scorta, del personaggio ospite dell’evento.

Prima tappa stazione centrale, devo recuperare Aniello Buonincontro che arriva in treno da San Benedetto del Tronto. Io arrivo in anticipo il treno invece in ritardo… avevate dubbi sull’efficienza delle ferrovie dello stato? Naaaaaaaa, nulla di nuovo sotto il sole. Visibilmente trafelato e a stomaco vuoto Aniello compare intorno alle due del pomeriggio.

Metto in moto la mia micro macchina completamente occupata dai bagagli di Aniello e partiamo. Un rumore orrendo proviene dal retro della macchina… nooooo, non ci posso credere, ho percorso circa 10 metri e siamo di nuovo fermi. Analisi del problema: il retronebbia si è staccato e penzola pericolosamente vicino ad una delle ruote posteriori. Che fare? Fanculo lo stacco e lo butto dietro al sedile. Partiamo a mo’ di “Starsky & Hutch” in direzione della prima tappa, Isa & Vane, un locale trendy vicino casa mia.

Nel frattempo Aniello avvisa il Boss di raggiungerci lì per una fumata pre-evento. Perfetto, tutto procede per il verso giusto. Il Boss ha anche una sua specifica e fondamentale funzione, mettere a disposizione la sua macchina, ben più ampia della mia, per recuperare l’ostaggio… pardon l’ospite dell’evento George Sosa.

Nei giorni precedenti avevo fatto un rapido calcolo mentale:

micro-macchina = 2 posti a sedere + bagagli per 1

che è profondamente diversa da quella corretta:

macchina = 4 persone + bagagli per 2

ora a meno di non posizionare George sul tetto, aggrappato tipo Koala alle due sbarre laterali e le valigie attaccate con una corda al gancio rimorchio, striscianti sull’asfalto, non potevamo starci tutti. No way. Non vedevo una papabile soluzione al problema a meno… a meno di non utilizzare la macchina del Boss, che come tutti i boss che si rispettino ne ha una bella e capiente. Detto fatto, il Boss accetta.

Giuseppe Stucchi e Aniello Buonincontro

Il BOSS Giuseppe Stucchi e Aniello Buonincontro

 

Da Isa & Vane Aniello si scofana un brunch ciclopico, che per la verità non ho mai capito cosa cazzo voglia dire e, quando arriva Giuseppe (IL boss), ci porge due meravigliosi Alec Bradley Mundial Punta Lanza No.4. Sgraniamo gli occhi basiti e penso: se il buon giorno si vede dal mattino… buongiorno, questa è una figata di mattino!

Purtroppo dobbiamo abbandonare anzi tempo i tre Punta Lanza. Il piano non prevede intoppi e il tempo scorre veloce. A malincuore li abbandoniamo nel posacenere, questo non me lo perdonerò mai, e a tutta birra (si fa per dire con il traffico di Milano) ci fiondiamo all’aeroporto di Linate, un sottofondo di musica lirica a manetta allieta la mini-trasferta… non so perché ma sembra una scena del telefilm i “Soprano”.

Devo imparare il dialetto siciliano.

Troviamo l’ostaggio, pardon l’ospite nell’area antistante un bar nella zona arrivi dell’aeroporto, intento a connettersi al mondo social. Saluti di rito, presentazioni e ci infiliamo, a fatica, nell’auto del boss bagagli inclusi. Attraversiamo Milano direzione albergo, non lontano dal ristorante “Controvento” sede dell’evento. Durante il viaggio George si rivela un personaggio carismatico, curioso e anche molto ironico esordendo con una battuta: “sembriamo una barzelletta… 3 italiani (noi) e un cubano (lui) entrano in un bar…scoppiamo a ridere come dei bambini.
Offriamo a George Sosa il “sightseeing” di Milano più veloce della storia e arriviamo in albergo giusto in tempo per una loro breve doccia mentre noi restiamo con l’ascella muschiata. Scherzo!

Aspettiamo nella hall e in breve il duo formato da me e Giuseppe si amplia, arrivano alcuni amici fra cui Angelo Del Prete e Fabio Cappellato. Immediatamente si animano discussioni a tema sigaro condite, qua e là, da battutacce e scemenze varie finchè finalmente spuntano Aniello Buonincontro e George Sosa.

Pronti via, la seratona ha inizio e mi attacco a George a mo’ di cozza nel tentativo di non perdermi nulla di quanto abbia da raccontare a noi comuni appassionati fumatori di sigaro.

Sosa-e-aniello

George Sosa fotografa Aniello Buonincontro al via della serata

Un inizio caotico per la verità sia per oggettive problematiche tecniche, wi-fi e prese di corrente, che per un’improvvisa quanto inaspettata caciara di alcuni astanti nei confronti del seminario, a cui loro avevano già assistito precedentemente. Con sommo rammarico, perlomeno mio, di Giuseppe e Angelo Del Prete, l’agenda dell’evento si stravolge e il seminario viene seduta stante cancellato.

In compenso parte una sorta di tavola rotonda a tema libero, che vede George Sosa presentarsi e presentare la Alec Bradley ma anche rispondere a numerose domande e curiosità che spaziano a 360° sul mondo del sigaro in generale. Il tutto condito con due fumate anteprima, l’Alec Bradley Coyol Robusto e il The Lineage 1996 Toro, inframezzate da un’ottima cena a buffet.

Per la verità il Coyol si è rivelato piuttosto secco e quindi sotto tono rispetto al “Big Bang Blend” Gordo da me fumato e recensito poco tempo fa, peccato perché chi lo ha fumato per la prima volta in questa occasione non può avere idea di quanto aromatico e intrigante sia il suo blend. Il The Lineage 1996 Toro invece, in condizioni decisamente migliori, si è rivelato una sorta di dolcissimo caffelatte fumoso che mi ha impressionato molto positivamente e altrettanto deve aver fatto con gli altri partecipanti a giudicare dai commenti che qua e là sentivo.

Sigari a parte George Sosa ci ha accompagnato in un interessantissimo viaggio fumoso alla scoperta del mondo dei sigari premium, della sua azienda e del mercato mondiale dei sigari toccando i più svariati argomenti che di volta in volta emergevano.

Scopro una Alec Bradley che ama definirsi ancora una “boutique brand”, malgrado non sia del tutto vero, perché la loro filosofia produttiva privilegia la qualità a discapito della quantità. Scopro un’azienda moderna, reattiva, con un marketing al passo con i tempi ma che tiene conto comunque delle tradizioni. Un’azienda che ha una chiara visione del futuro e sa bene in che direzione andare, con che mezzi andarci e con quali tempistiche.

La risposta chiara dei consumatori non si è fatta attendere, un rateo di crescita nel mercato Usa del 20% circa e in Europa di più del 30% sono chiari e inequivocabili indici, ma la Alec Bradley non si è seduta sugli allori conquistati. Conscia del fatto che il mercato Europeo è avviato a gran passi al ruolo strategico di alternativa a quello USA, post caduta embargo di Cuba, ha pensato bene di anticipare le mosse e predisporre un magazzino di stoccaggio sigari in Germania, così da poter rifornire tutta Europa con tempistiche migliori e contenimento dei costi oltre ad un netto miglioramento della qualità offerta.

Perché? Perché spedire i sigari via aerea, cosa peraltro ineluttabile, li maltratta e li indebolisce a meno di non farli riposare per lungo tempo nel luogo di arrivo. Ora se i sigari sono spediti e arrivano ai distributori/importatori questa cosa non è fattibile se non a spese del distributore/importatore, che mai e poi mai vorrebbe perdere soldi in mancate vendite.

Con l’approntamento di un magazzino di stoccaggio il problema scompare, la stessa Alec Bradley si occupa di farli riposare, risparmiando in costi di spedizione (quantità maggiori in una volta sola si ammortizzano meglio) con un effetto benefico sul contenimento del prezzo di vendita per noi consumatori. Cheapeau! Non molte aziende hanno deciso di intraprendere una simile strategia che presuppone degli ovvi ingenti investimenti, plauso quindi alla lungimiranza imprenditoriale della Alec Bradley.

Si è intavolato perfino l’argomento che più di ogni altro è sulla bocca di tutti quest’anno, la possibile caduta dell’embargo di Cuba e conseguente ri-conquista di quote del mercato Americano da parte dei sigari Cubani e naturalmente abbiamo chiesto come le aziende del settore la valutino. La risposta di un’azienda come la Alec Bradley è netta e inequivocabile, ma gli aspetti da analizzare sono molteplici e toccano anche aree socio-politico-economiche.

Tralasciando paroloni e complicanze quello che Sosa ci ha raccontato è che secondo loro la quota di mercato che Habanos S.A. ha dichiarato di poter acquisire è lungi dall’essere raggiungibile. La motivazione è insita nelle aspettative che un normale consumatore USA nutre nei confronti dei sigari, il prezzo deve collocarsi entro un certo range e la qualità produttiva dei sigari è uno dei cardini che ne decretano il successo commerciale, vista la elevatissima concorrenza di quel mercato. Tempi duri all’orizzonte Cubano quindi, ma in ogni caso loro sono preparati e lo sbarco massivo nel mercato Europeo è una delle risposte.

In soldoni quello che si perderà negli USA si compenserà con quello Europeo che sta acquisendo un peso economico sempre maggiore.
I coltivatori storici di tabacco e le loro relative manifatture caraibiche (es. Nestor Placencia) stanno sperimentando già da molto tempo blend con tabacco cubano (non hanno embargo fra quei paesi) e stanno pianificando una possibile estensione dei loro poli produttivi in territorio cubano. Insomma nulla di nuovo sotto il sole, gli unici impreparati e polemicamente caciaroni siamo proprio noi che abbiamo una visione parziale, come al solito, delle cose.

Abbiamo parlato delle differenze nella mentalità e nei comportamenti dei consumatori, Europa vs USA, e mi sono scoperto molto vicino alla visione che loro hanno del mercato, dei rapporti con chi produce e su come spendono i propri soldi. Per un consumatore USA non basta il nome “famoso” o la qualità intrinseca dei prodotti e per un’azienda questo significa dover dare molto di più di un semplice sigaro. Occorre stare al passo con i tempi e le tendenze ed avere un marketing che funzioni a dovere, occorre dialogare ed essere in contatto reale con i propri clienti.
Gli Americani pretendono fiducia totale in un certo brand, di identificarsi nella sua visione e strategia e nei messaggi veicolati all’esterno, solo allora il consumatore investirà i propri soldi nei loro prodotti.

Sosa-tabacco

Analisi organolettica delle componenti del The Lineage 1996 Toro

Nella baraonda di botta e risposta che si è protratta per tutta la serata, George Sosa ha trovato anche il tempo per smembrare uno dei The Lineage 1996 Toro presenti e, componente per componente, ne abbiamo parlato approfonditamente. Come non bastasse George ha acceso ogni singola foglia di tabacco per ognuna delle componenti del sigaro, fascia, sottofascia e ripieno, lasciando che annusassimo la loro risposta aromatica mentre bruciavano e spiegandoci il perché di certe connotazioni/caratteristiche.

Alla fine non è stato un evento, non è stato un seminario, non è stata una tavola rotonda… è stata TUTTE queste cose assieme ed io me la sono goduta infinitamente, facendo tesoro di ogni informazione nuova carpita e/o emersa durante le discussioni, portandomi a casa il piacere di aver conosciuto una persona squisitamente straordinaria.

W la Alec Bradley!
Il #1 AB Fan Italiano

George Sosa, Giuseppe Stucchi, me e Aniello Buonincontro

L’ostaggio George Sosa, il BOSS Giuseppe Stucchi, Il PALO Andrea Zambiasi e Aniello Buonincontro

Written by Andrea Zambiasi

Facciamo Puff nasce per dare voce ad una passione che oramai coltivo da molto tempo, quella dei sigari. Non mi considero un esperto di sigari (etichetta che odio) ma un consumatore "attento" a cui piace condividere le sue esperienze emozionali con altri consumatori.

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raindogger
raindogger
15/10/2015 12:29

Ottima serata, e pensare che dovevo esserci pure io ma ahimè ho dovuto passare la mano.

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