Dubbio amletico – Cellophane o NO Cellophane, questo è il dilemma…

cellophane

Posted On 23/04/2014

…Sarà capitato anche a voi di avere una musica in testa, sentire una specie di orchestra suonare suonare suonare suonare, zum zum zum zum zum zum zum zum zum… (Mina)

Ho utilizzato la canzone di Mina per introdurre un argomento/domanda che spesso assilla il fumatore di sigari. Un dubbio, una perplessità direi legittima a cui però non saprei, con certezza, dire se esiste una vera e propria risposta.

La domanda: “Devo lasciare il cellophane sui sigari o toglierlo?” o la sua variante molto gettonata: “Il cellophane che avvolge i sigari serve?”

Difficile rispondere, affermavo prima, perchè l’argomento ha anche una sua “soggettività” operativa data da come noi conserviamo i sigari, da come li fruiamo e dalle nostre preferenze personali.

Fino a non molto tempo fa la parola cellophane era, per me, un qualcosa associato unicamente ai generi alimentari del supermercato. Non sto scherzando, tonnellate di plastica rivestono, come un sudario, i generi alimentari e costringono tutti noi, fastidiosamente, ad una maratona sfinente casa-pattumiera che rivaleggia con quella di New York!

Ora conviviamo con il cellophane anche nel mondo dei sigari. Sì perchè sono sempre più spesso avvolti, come un piccolo sudario dalle mille funzioni, da questa famigerata pellicola e onestamente dovete convenire con me che qualche dubbio sulla sua utilità viene in mente a tutti noi.

Quindi utile sì o utile no? La risposta non è ne semplice ne ovvia ed ognuno di noi, mi par di capire, ha una sua personale risoluzione dell’enigma. Di base vi sono due grossi schieramenti, il primo ne tesse le lodi mentre il secondo ne dice tutto il male possibile.

Poi esistono gli indecisi, coloro che non sono ne a favore ne contrari e qui si sbizzarriscono i consigli e le soluzioni più “fantasiose”. Io faccio parte di questo gruppo ma vi sono entrato solo a seguito di alcune esperienze/considerazioni che più avanti vi illustrerò.

Senza indugiare cercherò ora di classificare le argomentazioni addotte da tutti e tre gli schieramenti sopra enunciati.

Schieramento – Cellophane SI

Protezione –  Una parola semplicissima che racchiude una spiegazione valida quanto veritiera. Il cellophane protegge i nostri amati sigari fino al momento in cui li accendiamo.

Protetti nel trasporto, nei viaggi, nelle trasferte da eventuali danni da contatto ma sopratutto risentono meno degli sbalzi di umidità perchè l’interscambio con l’ambiente esterno è minore e più lento che nel sigaro senza cellophane. (n.d.r. – Vero!)

Etichettare – Alcuni utilizzano l’involucro come una sorta di “etichetta” scrivibile su cui annotare, ad esempio, data di acquisto, luogo di acquisto o qualsivoglia indicazione si vorrebbe ricordare. Comodo in effetti anche perchè annotare scrivendo direttamente sulla foglia da fascia del sigaro sarebbe… da pirla!

Fusione – Ultima argomentazione ma in ordine di importanza è la famigerata “capacità” dei sigari di fondersi, di gemellarsi nel DNA per semplice contatto! Molti sostengono che la semplice vicinanza di sigari di differente provenienza tenda, col tempo, a trasferire le caratteristiche organolettiche e sensoriali creando come risultante una sorta di “cloni” somma  degli originali alla stregua dei cybord di Terminator.

Qua siamo al cospetto di una leggenda metropolitana e cazzata solenne, aggiungo io, perchè non è possibile per semplice vicinanza e/o contatto trasferire queste caratteristiche da un sigaro ad un altro, nemmeno in decadi di permanenza nello stesso humidor.

Molti però sono accesi sostenitori di questa “leggenda” pertanto optano per il mantenimento di questo sudario onde evitare che le loro “gemme”  possano essere contaminate e/o modificate.

Schieramento – Cellophane NO

Invecchiamento – Sicuramente una valida argomentazione perchè se l’intento è invecchiare ed affinare il sigaro allora il cellophane è di sicuro un ostacolo. Rimuoverlo permette all’aria di circolare meglio, di far respirare il sigaro ed attiva in maniera più efficace l’armonizzarsi dei tabacchi che contiene.

Serve anche se si conservano a medio-breve termine? Secondo me sì ma non sempre e più avanti spiegherò perchè.

Schieramento – Cellophane NI – La Terra di Mezzo

Pro di tutto – Questo è il regno dei “saggi”, delle decisioni salomoniche o se vogliamo dei dubbiosi. In questo schieramento il “dictat” imperante è cercare di mantenere i vantaggi, le cose positive dei precedenti due gruppi… come?

Semplice si mantiene l’involucro di cellophane ma lo si taglia all’altezza del piede del sigaro.

In questo modo il sigaro è protetto, non si fonde (SIGH!) con gli altri, ci si può annotare sopra ma respira molto più liberamente consentendo un agevole affinamento. Ovviamente, come tutte le vie di mezzo, si otterranno solo una parte dei veri benefici sopra elencati ma rappresenta un ottimale compromesso che può ampiamente soddisfare.

Comodità – traducibile anche in pigrizia mentale ovvero se un sigaro è commercializzato con il cellophane lo lascio, se non è presente non mi pongo nemmeno il problema. Una sorta di liberatorio scarico di responsabilità, se un produttore mette il “sudario” avrà le sue buone ragione, se non lo fa ne ha di altrettanto buone, chi sono io per modificare la scelta?

Onestamente mi sento un po’ parte di quest’ultima categoria nel senso che non ho mai dato moltissima importanza alla presenza o meno della pellicola protettiva fino a che mi sono imbattuto in alcune fumate (su cui ho esperienza) in cui qualcosa non andava per il giusto verso.

Per ora svelo solamente che i sigari oggetto della disamina appartengono ad alcune linee di Joya de Nicaragua e Alec Bradley, non perchè siano problematici ma per il fatto di avere dei blend “particolari” che si sono rivelati più critici, rispetto ad altri, sotto il profilo della conservazione con o senza cellophane.

Cosa è successo?
Mi sono accorto, nel caso di Joya de Nicaragua nelle linee antano 1970 e Dark Corojo, che spesso le fumate non erano all’altezza del loro standard. Ne sono certo perchè ho una discreta esperienza su questo brand e so come sono le fumate quando sono al meglio delle loro possibilità.

Tutto risultava più appannato, più spento, spesso confuso ed appiattito. La dolcezza, il pepato che li caratterizza, la cremosità e quasi masticabilità del loro fumo erano scomparse in una sensazione globale “dry” poco consona al loro blend. Un vero peccato perchè quando sono in forma sono sigari che regalano sensazioni al di sopra della media sebbene siano spesso sottovalutati.

Ho cominciato a riflettere, a pensare perchè notavo questa discrepanza e quando mi imbattei in alcuni Alec Bradley, linee Black Market e Prensado, dove addirittura emergeva una componente fastidiosa, quasi disgustosa, e assolutamente NON tipica di questi blend mi si è accesa una lampadina! Vuoi vedere che il mantenerli nel loro sudario alla fin fine è una probabile causa del loro malessere?

Dovevo risolvere la situazione ed escogitare un modo per verificare le mie asserzioni, fugare ogni mio dubbio. Blink!… lampadina accesa, ho acquistato i sigari in numero sufficiente e ne ho lasciati una metà con involucro e l’altra senza, quasi due mesi abbondanti di riposo e poi il test a “fuoco”.

Che idea mi sono fatto?
Nel caso dei Joya de Nicaragua, in entrambe le linee, si percepiva nettamente la differenza fra i due metodi di conservazione. I sigari con cellophane manifestavano le problematiche enunciate precedentemente mentre quelli senza erano… erano tornati in forma smagliante.

Molto ma molto più definiti e delineati nelle loro componenti aromatiche, un pepato netto e deciso che riveste il palato ed una dolcezza cremosa che si sviluppa, si amplifica e carezza il palato… tonici, forti, saporiti ed eleganti, ecco questi sono i miei JdN.

Ora so che devo tenerli fuori dal loro sudario, contrariamente ai CyB che non ne risentono invece molto, se desidero assaporarli al meglio delle loro performance e consiglio a tutti voi di farlo, tenendo fra l’altro un tasso di umidità più elevato del normale.

JdN capitolo per me chiuso, ma gli Alec Bradley? Idem come sopra. Con i Prensado e i Black Market gli esemplari conservati nel loro involucro sono in alcuni casi peggiorati, deteriorati. Compariva una componente speziata sbilanciata e pochissimo piacevole mentre quelli senza erano smaglianti e mi hanno regalato le fumate che tanto amo in questo brand.

Ho scovato l’arcano?

Penso di NO ma il mio esperimento ha funzionato e mi ha dato parecchie risposte. Peraltro le mie sono e sempre saranno esperienze personali e non è detto che il risultato sia applicabile alle vostre.

Ciò che mi sento di dire però è: NON fermatevi alle prime impressioni, al primo approccio se vi imbattete in sigari che non vi sono esattamente piaciuti. Magari, dico solo magari, la vostra esperienza è stata la risultante di qualcosa non intrinsecamente collegato alla materia prima del vostro sigaro ma a fattori esterni spesso poco controllabili.

My 2 cents

Written by Andrea Zambiasi

Facciamo Puff nasce per dare voce ad una passione che oramai coltivo da molto tempo, quella dei sigari. Non mi considero un esperto di sigari (etichetta che odio) ma un consumatore "attento" a cui piace condividere le sue esperienze emozionali con altri consumatori.

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