Dry Boxing | tecnica da Druidi o realmente funziona?

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Posted On 08/07/2016

A molti di voi sono certo che il termine Dry Boxing non dica poi molto, e peraltro è anche corretto che sia così, ma questa tecnica è molto utilizzata in ogni angolo del mondo per riportare i sigari in forma ottimale, per una recensione o anche solo per un’ottima fumata. Una sorta di “wellness” dedicata a loro, con cui possono rigenerarsi e tornare in condizioni smaglianti.

Ma in cosa consiste questa tecnica?

Prima di rispondervi faccio una premessa. A molti di voi sarà capitato di acquistare sigari arrivati direttamente dal paese produttivo, e messi subito in vendita nelle tabaccherie. Spesso una volta accesi ci si rende conto che la fumata non è all’altezza delle precedenti, se conosciamo già il sigaro, o addirittura con problematiche aggiuntive come l’eccessiva umidità.

Tutto questo è 99 volte su 100 dovuto allo stress della spedizione e al mancato riposo una volta arrivati a destinazione, nel nostro caso l’Italia.

Ovviamente se i sigari venissero fatti riposare prima della commercializzazione si eliminerebbe quasi del tutto la necessità di provvedere personalmente alla cosa ma si sa, il business è business e spesso guida, anzi forza le scelte commerciali. Non è una critica ma un dato di fatto con cui dobbiamo convivere.

Ora in queste “problematiche” incappano tutti i fumatori del globo ed in molti si sono arrovellati per trovare una soluzione che potesse essere facile da attuare ed alla portata di tutti. A furia di tentativi, prove scientifiche, empiriche, errori, sbagli, alla fine si è arrivati ad una sorta di tecnica standardizzata.

Ovviamente come tutte le “tecniche” di questo mondo ne esistono mille versioni e varianti, proprio per questo motivo ho utilizzato il termine Druido nel titolo, ma una delle più gettonate (e che utilizzo anche io) è quella che vi racconto ma di cui, e me ne guardo bene, non ve ne garantisco l’efficacia.

Di base la tecnica del “dry boxing” permette ai sigari di rientrare in una sorta di forma fisica ottimale e rendere al meglio delle loro possibilità garantendo, una volta accesi, una fumata degna di essere chiamata tale.

Ma come avviene nel dettaglio questo trattamento di “dry boxing”? Semplice, attraverso alcune fasi che vediamo nel dettaglio:

  1. rimozione tassativa del cellophane che avvolge il sigaro come un sudario, il sigaro deve respirare e respirare bene
  2. lasciare riposare i sigari per circa due giorni (dipende però dallo stato del sigaro) fuori dallo humidor, lontani però dalla luce solare, da eventuali finestre, ventilatori o illuminazioni dirette e vicine come faretti alogeni o roba simile. Quello che sembra un tempo lunghissimo in realtà permette al sigaro di eliminare ogni eccesso di umidità ristagnante
  3. dopo le due giornate di riposo vanno spostati in uno humidor con un tasso di umidità relativa inferiore al normale, intorno al 65-67% di U.R., per due/tre settimane. Se non avete un secondo humidor potete optare per un contenitore adatto e le famose bustine Boveda, aprendo ogni uno/due giorni il contenitore per rinnovare l’aria contenuta. Questa è la fase di lento acclimatamento
  4. finito l’acclimatamento è ora tempo di spostarli nel nostro humidor “normale”, che per me significa 70% di umidità relativa, e aspettare almeno un’altra settimana
  5. FINE

Se non avete due humidor a differente U.R. potete direttamente passare alla fase finale aspettando 3/4 settimane prima di accenderne uno.

Alle volte i sigari necessitano di molto più tempo, ma posso assicurarvi che nel giro di qualche mese torneranno al loro splendore… sempre che non abbiate acquistato una ciofeca adatta ad un camino piuttosto che ad una fumata. A questo punto però sono cacchi vostri e vi meritate, a mio avviso, anche una punizione!

Ora siete anche voi dei Druidi esperti in sigari.

Buone fumate a tutti.

 

Written by Andrea Zambiasi

Facciamo Puff nasce per dare voce ad una passione che oramai coltivo da molto tempo, quella dei sigari. Non mi considero un esperto di sigari (etichetta che odio) ma un consumatore "attento" a cui piace condividere le sue esperienze emozionali con altri consumatori.

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