CONSPIRACY

 SINE METU

Come ogni anno eccoci al consueto appuntamento con i riconoscimenti e le classifiche dei migliori sigari del 2020. Lo so, molti di voi storceranno il naso per questo cliché anche perché, e qui concordo con voi, alle volte poco aggiunge all’attività svolta nel corso dell’anno ma qui NON troverete la solita classifica bensì la proposta di 10 fumate che hanno regalato qualcosa di particolare e che merita la vostra attenzione. Una sorta di consiglio per gli acquisti se volete ma non è tutto, vi propongo anche la classifica di voi lettori generata sulla base di almeno 3 valutazioni.

Dulcis in fundo qualche considerazione sulle più recenti importazioni di sigari premium per il mercato italiano.

Top 10 dei lettori – la vostra personale classifica, basata sulle valutazioni da voi espresse nelle recensioni di Sigaropolis. Per dare un senso compiuto alla classifica ho però dovuto mettere dei paletti, ovvero ho tenuto conto solo dei sigari con più di tre valutazioni espresse.

Top 10 of 2020 – la nostra selezione delle 10 migliori fumate di questo anno, sono i 10 sigari recensiti che in qualche modo ci hanno regalato qualcosa in più rispetto ad altri. NON è una classifica, non c’è un vincitore o dei perdenti, sono consigli per gli acquisti e qualunque di questi sigari decidiate di fumare vi regalerà un’esperienza di alto livello!

Qualche dato statistico sulle recensioni 2020…

COUNTRY

%

Nicaragua

%

Rep. Dominicana

%

Honduras

%

Cuba

RING GAUGE

%

50

%

52

%

54

%

42

LA TOP 10 DEI LETTORI

dove il Nicaragua impazza...
RankingSigaroCountryRating
#1Liga Privada T52 RobustoNicaragua Epico
#2My Father Le Bijou 1922 Petit RobustoNicaragua Epico
#3Padron 1926 No.90 MaduroNicaragua Epico
#4Undercrown Maduro Flying PigNicaragua Epico
#5Mi Querida Fino LargoNicaragua Epico
#6Last Call GenialesNicaragua Notevole
#7Oliva Serie V Double RobustoNicaragua Notevole
#8Alec Bradley Black Market PunkHondurasNotevole
#9Tatuaje Petite Cazadores ReservaNicaragua Notevole
#10Trinidad VigiaCubaNotevole

I MIGLIORI 10 SIGARI DEL 2020

Top 10 Cigars of 2020

#Top10Cigars

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4 CHIACCHIERE SUI SIGARI

senza peli sulla lingua...

Ed ora è giunto il momento di fare 4 chiacchiere in totale libertà e serenità. Ogni appassionato fumatore di sigari ha sicuramente vissuto in prima persona gran parte delle cose che sto per raccontare, ognuno chiaramente ha una sua percezione o visione delle cose ed io vi racconterò la mia.

Partiamo da un preambolo, bello sarebbe che chi ha l’onere e onore di decidere quali sigari importare in Italia fosse anche un ottimo degustatore. Non possiamo però pretendere che nel mondo reale e imperfetto questo si traduca in realtà (eccezioni a parte), ma perlomeno si potrebbe sperare che sia un fumatore attento e con un minimo di giudizio critico.

Mi riferisco in particolare ad una recente importazione su cui onestamente rimango perplesso, perplesso perché dal mio punto di vista è come se nessuno li abbia mai fumati realmente o, ancora peggio, li abbia provati reputandoli adatti al palato di noi conoscitori. Ora peccare di presunzione e sbagliare va bene, ma quello che è arrivato trascende la realtà e ci proietta in un mondo assurdo dove tutto è il contrario di tutto… ma vediamo nel dettaglio a cosa mi riferisco:

Gurkha

I sigari importati, su tutte le linee del brand Gurkha erano a mio avviso letteralmente indecenti anche se nessuno ha mai avuto il coraggio di ammetterlo pubblicamente (in chat private sì però…sigh!). La qualità costruttiva ed il trattamento dei tabacchi con cui erano realizzati erano a dir poco osceni ed un affronto a chi ha ben presente cosa voglia dire fumare qualcosa di ben fatto e ben realizzato. Si passava da sigari che bruciavano tipo zampirone per decine di minuti, senza nemmeno effettuare una singola boccata, a prodotti la cui restituzione sensoriale era da dimenticare o addirittura sigari che rientravano in entrambe le casistiche.

La domanda quindi sorge spontanea, perché importarli? Perché deciderne l’importazione tirando ai dadi sperando che piacciano a noi consumatori? Non era meglio fumarli prima e decidere poi se immetterli sul mercato?

Io ho una risposta ma non spetta a me darla, ci tengo però a sottolineare che con questa superficialità commerciale qualcuno si è giocato il mercato italiano ed eventuali nuove importazioni di sigari del brand. Si sono fatti del male da soli, perché la scarsa qualità dei prodotti è tornata indietro con un effetto boomerang, schiantandosi sulla faccia di coloro che li hanno importati. Ad aggravare ulteriormente la brutta faccenda sul brand Gurkha ci si è messo pure il CEO del brand Kaizad Hansotia che, per un “enorme” passo falso sui social, ha innescato una spirale negativa che ha portato al suo congedo ed allontanamento fino ad una quasi totale cancellazione del portafoglio prodotti.

I pochi prodotti sopravvissuti, assieme alle poche linee nuove presentate, sono stati profondamente (sembra) rivisti e riallocati come produzione dando ennesima conferma, se mai ci fosse bisogno, di una loro scarsa qualità…insomma debacle a 360 gradi per un brand, la Gurkha, più da dimenticare che da conoscere.

Balmoral

Qui il discorso è diverso, non si parla di importatori ma di visione aziendale, di brand, che continua a dare segnali sbagliati che rischiano di far allontanare per sempre i consumatori.

I prodotti Balmoral in sé non sono male a mio avviso, certo non esenti da pecche o difetti ma sicuramente spanne sopra ai Gurkha. Il problema è che dopo l’acquisizione della Società Royal Agio Cigars da parte della Scandinavian Tobacco Group (S.T.G.) tutto è lentamente degenerato al punto tale che non esistono più i siti web del brand (Int. E USA), NON vengono più commercializzati negli USA (il loro mercato più grande) ma solo in Europa e in maniera non capillare (annunciato dalla stessa S.T.G.) ed arrivando perfino a ristrutturare le manifatture Royal Agio stravolgendone gli utilizzi e finalità.

Ora si evince che, come accaduto per la Carlos Torano, la S.T.G. non ha focus sul brand, non gli interessa, non ne cura la qualità e tanto meno la distribuzione quindi… se a loro i prodotti Balmoral interessano poco perché dovrebbe interessare me e scatenare l’azione di spendere dei soldi?

Un brand è l’immagine, la visione e la filosofia che si vuole trasmettere al mercato, al consumatore, e poco importa se sia vera o falsa. In questo contesto perché diamine dovrei ricercare i prodotti Balmoral e spendere dei soldi se la percezione che mi trasmettono è quella di voler diventare un brand “fantasma”? Io me ne sto alla larga…

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