Il sigaro

Nazione: Rep. Dominicana

Manifattura: Tabaquisa S.A.

Fascia: Connecticut

Sottofascia: Rep. Dominicana

Ripieno: Brasile, Rep. Dominicana

Formato: 48 x 4,5 – Short Robusto

Body: Light

Euro: 6,20 (D)

Il verdetto

IL VERDETTO - DEBOLE (UNDERDOG)

La fumata

Non è la prima volta che mi imbatto in un sigaro di cui si sa poco o nulla, cosa per certi versi anche intrigante, e solitamente ricercando nel web arrivo a dipanare la matassa. Ma non questa volta.

Dopo ore spese in internet, arrivo all’amara conclusione che più che un sigaro è un buco nero esistenziale. Le rare informazioni reperibili sono tutte inerenti alla storia del marchio, sui sigari nulla, nada, uno stracacchio di niente. Non sono nemmeno certo che il sigaro fumato sia effettivamente appartenente alla linea che indico nel titolo, perchè ad essere onesti le poche immagini reperibili sono contraddittorie sul colore della fascetta.

Che fare?

Ma vada via il… ve lo racconto comunque ma non prima della genesi del marchio.

I Juan Clemente nascono ben prima del periodo d’oro, del Cigar Boom degli anni ’90, precisamente nel 1982 da un certo Jean Clement, un francese della regione dello Champagne in Francia.

Giovanissimo emigra nella Rep. Dominicana ben prima che la stessa costruisse la sua fama di miglior paese produttore di sigari. Nel 1982 però la svolta, Clement decide di intraprendere la carriera di roduttore di sigari lanciando il suo primo brand destinato inizialmente al mercato francese e svizzero e poi a quello USA. Curiosamente fu il primo produttore ad adottare una fascetta per proteggere il piede del sigaro, particolarità poi divenuta diffusa.

Per questioni commerciali latinizzò il suo nome che da Jean Clement diventa Juan Clemente e in breve il suo brand diventa una delle super eccellenze del paese, se non la migliore, assieme alla sua manifattura, la Tabaquisa S.A.

Poi il tracollo, il brand non regge la concorrenza ne interna ne esterna al suo paese ed oggi i prodotti Juan Clemente, privi anche della sapiente guida del suo fondatore ora deceduto, precipitano dalle stelle alle stalle.

Ad oggi la cosa più intrigante e buona di questi sigari è la loro storia, il resto… beh, oltre a non essere una fumata indimenticabile presenta perfino, se mi baso sull’esemplare da me fumato, problematiche costruttive. Basta un esemplare per giudicare appieno una linea? Assolutamente no, ma vista l’esperienza mi guardo bene dall’investirci ancora tempo e denaro. Sbagliare è umano ma perseverare è diabolico.

Se erano la super eccellenza Dominicana deve essere successo qualcosa di drammatico, che so un olocausto nucleare che ha svaporato la manifattura costringendoli a produrre alla meno peggio per sopravvivere. Insomma poca struttura e altrettanto poca qualità.

A crudo non lo si direbbe perchè i lievi aromi di questo short robusto, di fieno e spezie dolci, sono abbastanza comuni in sigari dal blend old-style e per nulla indicativi della fumata che verrà.

Il problema vero verissimo è che una volta acceso non arriva proprio nulla, o meglio arriva qualcosa non all’altezza nemmeno delle più semplici e basse aspettative.

Il viaggio fumoso parte lieve su note di legno e nocciola, con spezie latenti in sottofondo e una vaga dolcezza che sembra cercare una strada per emergere. Quando la trova purtroppo viene in parte offuscata dall’amaricante della mandorla tostata, e accompagnata da note di origano e spezie varie molto confuse.

Una fumata sorniona (aspetto positivo) ma poco intrigante a essere onesti, di poca struttura e caratterizzata da un amaricante sempre avvertibile e da note erbacee troppo sopra la media. Nemmeno quando il fumo si addensa e arrivano pepe, scorza di agrumi intrigante e un accenno cremoso al cappuccino, la situazione riesce a risollevarsi del tutto. Nel finale un tocco di caramello e… basta.

La parte centrale è indubbiamente la migliore, si fa per dire, ma globalmente risulta una fumata destrutturata e noiosetta che richiede anche continue correzioni dovute ad una foglia da fascia che non ne vuole sapere di bruciare come Dio comanda.

Per una spesa intorno ai 6 Euro non faticherete sicuramente a trovare in commercio decine e decine di sigari superiori.

#MaChetteLoDicoAffa

The smoke

It is not the first time I come across a mysterious cigar, which in some ways is even intriguing, and usually surfing the web I’m able to unravel the tangle. But not this time.

After tons of hours on the internet, sadly I get the conclusion that more than a cigar is a black hole. The rare informations available are all related to the history of the brand, on cigars nothing, nada. I’m not even sure that the cigar smoked is actually belonging to the line written on the title, because to be honest the few available images are contradictory on the color of the foot band.

What to do? Damn, nothing… in any case I’ll tell you what happend, but not before the genesis of the brand.

The Juan Clemente brand born well before the cigars golden age, the Cigar Boom of ’90s, precisely in 1982 by a certain Jean Clement, a Frenchman from the Champagne region in France.

Very young he emigrated in Dominican Rep. well before the country builded its reputation as a best cigars country. In 1982 however Clement decides to pursue a career in the cigars business launching his first brand, aimed initially for French and Swiss market and then for USA. Curiously it was the first manufacturer to adopt a band to protect the foot of the cigar, then it become a widespread peculiarity.

For commercial purposes he latinized the name from Jean Clement to Juan Clemente and soon his brand become one of the super excellence of the country, if not the best, along with his factory, the Tabaquisa S.A.

Then the bad period, the brand suffer from internal and external competition and today the Juan Clemente products, deprived also of the wise guidance of its deceased founder, fall from riches to rags.

At the end the most intriguing and good thing about these cigars is their history, the rest… well, besides it’s not a memorable smoke (based on the one smoked) it also has construction problems. One is it enough to judge the full line? Absolutely not, but based on this experience I don’t want to spend anymore time or money. To err is human but to persevere is diabolical.

If the Juan Clemente cigar lay on Dominican super excellence something dramatic happened, don’t know like a nuclear holocaust that evaporated the factory and forced them to produce in some way to survive. So little structure and equally little quality.

Unimaginable on pre-light draw where the mild flavors of this short robusto, hay and sweet spices, are quite common in old-style blend and not at all indicative on what you’ll smoke.

The real problem is that once you light it anything come, or rather something comes but it’s not aligned to not even the most simple and low expectations.

My journey departs on delicate notes of wood and hazelnut, with latent spices on the background and a vague sweetness that seems to look for a way out. When it finds it unfortunately is partly blurred by bitter toasted almonds, and accompanied by notes of oregano and various confused spices.

A sly smoke (good thing) little intriguing to be honest, characterized by noticeable bitter touch and herbal notes too much above average. Even when the smoke thickens and get pepper, a zest of citrus and an intriguing hint of creamy cappuccino, the situation never improves. In the last part a touch of caramel and … nothing more.

The halfway point is undoubtedly the best but overall is an unstructured and boring cigar which also requires continuous corrections due to a wrapper leaf that don’t want to burn as Lord intended.

At a price around 6 Euro it’s not hard to find dozens of superior cigars.  My 2cents.

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