Io ho sentito molte ballate: quella di Tom Dooley, quella di Davy Crockett…
e sarebbe piaciuto anche a me scriverne una così.
E invece, invece niente.
Ho fatto una ballata per uno che sta a Merate: il Galmozzi, il Galmozzi Stefano.
Il suo nome era… Galmozzi Stefano ma lo chiamavan Drago.
Gli amici, al bar di Merate mi dicevan ch’era un mago (era un mago)… (parafrasando Gaber)

Una recensione diversa dalle altre, diversa perchè fatta a tre… anzi a 6 mani. Il boss Giuseppe Stucchi, io ed il drago delle recensioni alias Stefano Galmozzi, nuovo adepto della Gang del Mezzaghese.

Lo dico subito onde evitare dubbi sulla paternità progettuale, la colpa del titolo è sua, di Stefano Galmozzi. Tiè. Ogni sberleffo, spernacchio, presa per il culo premeditata, ipotetica o reale che dir si voglia va indirizzata sulla sua bacheca social. Intasategli la streamline! Scherzo naturalmente.

In realtà l’affermazione di Stefano, partorita durante la fumata, descriveva alla perfezione il comportamento del sigaro ed il rincorrersi di alcune note aromatiche. L’effetto che ha sortito però è stata un’ilarità generale e l’avvio di battutacce maliziose da caserma tipo: sì, e la prima che si ferma è perduta!

Cosa volete farci, con i pochi neuroni che ci sono rimasti abbiamo subito tramutato la vena poetica del Galmozzi in qualcosa di semi-pornografico. Che sia l’obolo da pagare nel suo rito di iniziazione? Può essere.

A me la frase è rimasta comunque impressa, così ho deciso di inserirla nel titolo. Ciapa e purta a ca’.

Torniamo ora al sigaro, al Camacho Ecuador Toro. Anticipo subito che trovo la linea una delle migliori e più gradevoli finora introdotte (lo so sono fascia Habano dipendente…), ma dico anche che è un sigaro da non giudicare sulla complessità percepita bensì sulla gradevolezza globale della fumata. Fine anticipazioni.

Il primo impatto con questa nuova linea (per noi) non è niente male, intenso cacao a crudo e la mitica nota di “tetta di mucca” (terra, stallatico e pelle), coniata da me e Giuseppe, al piede. Gnammete verrebbe da dire ma è meglio accenderlo per verificare.

La partenza è elegantissima, dolce e con una discreta cremosità al palato, ma al naso in retroinalazione è tutta un’altra storia. Aaaaarrrrggggghhhhhh… “Pepezilla” attacca e con i suoi artigli graffia le mie cavità nasali. Mi si sono staccate di netto le adenoidi che sono corse via urlando come scimmie impazzite. Urca boia.

Retroinalazione a parte una dolcezza quasi fruttata comincia a coccolarmi, uno zic di vaniglia e agrumi con cacao e terra in sottofondo. Ripeto non gioca sulla complessità globalmente percepita ma sulla morbidezza e dolcezza diffusa ovunque.

“Pepezilla” si assopisce ed il sigaro acquista sfumature decisamente tostate e terrose, ma anche di pane ed il tutto appoggia su un’amalgama dolce che lo fa amare a prescindere. In effetti si costruisce sul concetto di “dolce”, infatti arrivano spezie dolci, frutta esotica ma tutto questo ben di dio fa tornare il mostro che ricomincia a graffiare con i suoi artigli.

Fortunatamente al palato la fumata risulta vellutata, quasi cremosa ed ogni boccata è una ventata aromatica nuova, perennemente “cacaosa” (perdonatemi il termine) e la risultante complessiva coccola e commuove al tempo stesso. Ecco questa la definirei la mia fumata da godimento… e basta!

Se dovessi associarlo ad un dolce lo paragonerei ai mitici Krapfen della pasticceria Passoni di Barzio. Già da Lecco ne avverti il profumo spettacolare e godurioso.

L’unica nota stonata è la cenere che nel mio sigaro curva decisamente verso il basso. Sarà mica dovuto all’associazione con la mia veneranda età e il calo di libido? Mah, speriamo di no, speriamo sia solo una coincidenza.

Aromi e sapori si rincorrono costantemente senza mai sbilanciarsi, immersi in una texture in cui si acuiscono le note agrumate e una leggera acidità di fondo che amplia la percezione sensoriale. Appagante è una giusta definizione. Proprio in questa fase il Galmozzi partorisce l’associazione con le tre verginelle che si rincorrono nel bosco. Perchè verginelle poi? Boh, però è un genio.

La parte centrale è all’insegna del pan brioche. Mamma mia che bontà. La tostatura ora diviene evidentissima ma il buon Galmozzi immerso ad annotare sul suo smartphone fiumi di parole, come un moderno Dante Alighieri, forse non se ne accorge nemmeno. Ora chiedo…

Tutto cresce costantemente di intensità, compreso il pepe, puff dopo puff. Questa enfasi sensoriale che ricorda un tiramisù speziato è solo da godere senza mezzi termini. . Basta valutare e analizzare. Recensione fanculo… scherzo!

Volendo riassumere la fumata in una frase, aiutandomi con le definizioni di Giuseppe e di Stefano, direi questo: tostato in sottofondo, pepe in primo piano e tre verginelle che “slinguazzano” (testuali parole) nel mezzo, spezie, frutta dolce e Sestangher farciti. Ty Galmozzi.
(n.d.r. – croissant salati farciti con affettati)

Verso la fine della parte centrale compare una leggera nota amaricante mentre il Camacho Ecuador sposta la sua espressività verso le spezie, un accenno di incenso e sugli agrumi che ci introducono alla parte finale della fumata.

Finale che, per restare a tema pasticceria/dolci, è equiparabile ad uno strudel. Sorprende perchè non è, come ci si aspetterebbe, basato su caffè, poi ancora caffè e ancora caffè. Prevale una dolcezza di pasticceria che si fa ricordare, su una stimolazione pepata forse sopra la media e tanto, tanto caramello e cannella. Comunque discretamente equilibrato e armonico.

Recensione finita. Ora posso scofanarmi parte della barretta di cioccolato con semi di cacao dall’Ecuador che ho portato per restare in tema. Buona serata a tutti voi.

EN REVIEW

This is the night dedicated to a Camacho Ecuador Toro. I want to start saying that I find this line one of the best and most enjoyable introduced so far (I know I’m Habano wrapper junkie…), but I also say that it’s a cigar that must not be judged on complexity but on the overall goodness. End of introduction.

The first kiss on this cigar is not bad at all, intense cocoa and the legendary note of “cow boobs” (earth, manure and leather), invented by me and Giuseppe, to the foot. Gnam gnam I would say but it’s better to light it to confirm.

Departure is elegant, sweet and with a discreet creaminess on the palate, but at the nose on retrohale is another story. Aaaaarrrrggggghhhhhh … “Pepezilla” attack scratching my nasal cavity. My adenoids gets off and ran away screaming like crazy monkeys. Holy Cow.

Retrohale apart an almost fruity sweetness begins to cuddle, lil’ bit of vanilla and citrus with cocoa and earth in the background. Again it does not play on global perceived complexity but on the smoothness and sweetness spread everywhere.

Thanks God “Pepezilla” fade away and this Camacho Ecuador acquire strong toasty and earthy shades, but also bread, and all lay on a sweet texture that everyone can loves regardless. In fact it builds up on the “sweet” concept, sweet spices, sweet exotic fruits but all of them mark also the return of the monster that begins to scratch with its claws.

Luckily the smoke on the palate is velvety, almost creamy and every puff is a new aromatic breath, always “cacaosa” (apologise me for this word) and the overall result cuddle and touch at the same time. I could call it my goodness smoke… and that’s it!

The only discordant note is the ash that curve decidedly downwards. Hmmmm, will it be due to the association with my senility and decreased libido? Well, let’s hope not, I’m hoping it is just a coincidence.

Aromas and flavors chase each other constantly, without ever overreach the limit, dive in a texture where exacerbate citrus notes and a slight underlying acidity extends the sensorial perceptions. Rewarding is a right definition. At this stage my friend Galmozzi create the association with the three virgins that run into the woods. Why virgins? Dunno, but he’s a genius.

The middle part is a croissant world with more evident roasted shades.

Everything is growing in intensity including pepper, puff after puff. This sensorial emphasis is like an Italian tiramisu to enjoy it bluntly. Review fuck off…

I’m joking!

To summarize the smoke in a sentence, I would say this: in the background roasted notes, pepper in the foreground and three virgins in the middle, spices, fresh fruit and stuffed croissant (n.d.r. Sestangher – savory croissant stuffed with ham).

Towards the end of the central part appears a slight bitter note while Camacho Ecuador shifts its expressiveness toward spices, a hint of incense and citrus that introduce us to the final part of the smoke.

This final part remain stick on pastry / sweets theme, like a good strudel. It surprise me because it’s not, as I would expect, based on coffee, then coffee and even coffee again. Prevails an unforgettable sweet pastry on a peppery note, maybe above average, and a lots of caramel and cinnamon. Still fairly balanced and harmonious.

End of the review. Now I can eat part of the chocolate bar with cocoa beans from Ecuador that I brought to stay on topic. Good evening everybody.

IL VERDETTO - MOLTO BUONO (VERY GOOD)

IL VERDETTO - MOLTO BUONO (VERY GOOD)

Best Buy

Nazione: Honduras


By: Camacho Cigars


Manifattura: Agroindustrias Laepe S.A.


Fascia: Ecuador Habano


Sottofascia: Brazilian Mata Fina


Ripieno: Authentic Corojo, Criollo Ligero, Pelo de Oro (Honduras e Rep. Dominicana)


Formato: 50 x 6 – Toro


Body: Medium Full


Euro: 9,20


Sigari fumati 3

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