LA FUMATA

Tardo pomeriggio incasinato al lavoro, lo smartphone si illumina e squilla, leggo il nome: Giuseppe. Osti il boss chiama e il palo deve rispondere.

Ciao Giuseppe come stai?
Frastuoni e trambusto in sottofondo mi rendono difficile percepire la sua risposta, è un misto di Andr… sqqqwuwiqiewirer… so… sqqqwuwiqiewirer… prend.. sqqqwuwiqiewirer. Insomma non ci ho capito una beata fava. Fortunatamente il segnale migliora.

Andrea, sto svaligiando Guzzi (aridaje) e cercavo uno Zino Platinum come quello da te fumato ma ho trovato solo un figurado. Fra me penso: se già il robusto era ottimo chissà questo…
Risposta: prendilo boss che non sbagli di sicuro.

Giuseppe: OK andata, a proposito domani ci si vede per una cena e fumata? Ho trovato del fegato bellissimo e pensavo di fartelo alla Veneziana, ti piace?

AAAARGFFHHHHHHHHKLLLLLL, con bava filante all’angolo della bocca, è stata la mia risposta. Se c’è un cibo che amo alla follia è proprio il fegato alla Veneziana anche se dopo non puoi certo fare il gioco della bottiglia con qualche donzella. Chissene tanto mica voglio limonarmi Giuseppe. Mi ricompongo.

Io: Giuseppe se al tuo ristorante “da Mamma e Papà” mangerò fegato alla Veneziana, io penso al vino e ai sigari. Innaffieremo la libagione con un Vicari Dasempre del Pozzo Buono Lacrima Morro d’Alba, regalo del buon Francesco Sbaffi e porto i Camacho Connecticut 60/6.
Giuseppe: urca! Andata. Ci si vede alla solita ora allora. Ciao

La fatidica sera è arrivata ed io mi lancio in una poco edificante performance mangereccia, manca solo che lecchi il piatto e avrei esternato il peggio di me stesso. Che ci volete fare, al cuore… pardon, al fegato alla Veneziana non si comanda. A fine “strafogamento”, abbondantemente innaffiato dal buon vino, non mi faccio mancare nemmeno il resentin, abitudine tanto cara alla Gang del Mezzaghese.

**Resentin – “risciacquo” con un goccio di grappa della tazzina del caffè

Mentre mi godo il resentin Giuseppe, con noncuranza, appoggia qualcosa sul tavolo e sorride. Giro lo sguardo… porca… due magnifici Opus X. Non vale, sul serio non vale, ma dato che sembra una partita a poker io vedo la puntata e rilancio con due Camacho Connecticut 60/6 dalla lucente e chiara foglia da fascia.

Sembra una partita impari ma non demordo, mi ero prefissato di fumarli e ora devo convincere il boss. Scatta l’operazione “grande bleff”, ammicco verso Giuseppe e mi lancio con un: niente male ma cosa te ne pare di questi?.. avvicinandogli i due cannoncini di tabacco.

Noto l’indecisione del boss e cerco di sfruttare la sua innata indole al “basta fumare bene e sono contento”, continuo a lavorarlo ai fianchi finchè lancia un anatema… beh, scegli tu che a me va bene lo stesso. Taaaaaaac! Vada per i Camacho Connecticut 60/6.

Una parte di me però si da del coglione per aver rinunciato agli Opus X e sono convinto che anche Giuseppe stia pensando la stessa cosa. La verità? Ci siamo alla fine fatti una grandissima e goduriosa fumata e nessuno dei due ha rimpianto, dopo l’accensione, la scelta fatta. Non lo credevo, sul serio, ma è andata proprio così.

Qualche dubbio nei primi puff onestamente mi è venuto perchè la sferzata pepata in retroinalazione è indescrivibilmente potente. Assimilabile ad una mestolata di una buona e piccantissima mostarda, alle ciliegie e mandarini per intenderci, con quella sensazione di intenso bruciore che dalla bocca sale verso le cavità nasali. Un immaginario magma incandescente che “stura” le cavità nasali e fa lacrimare copiosamente gli occhi.

Sarà un ottimo sigaro per i costipati penso, asciugandomi gli occhi con un fazzoletto. Guardo Giuseppe e rido, sembra stia assistendo ad un funerale e non riesca a trattenere la commozione. Ci rendiamo conto della situazione e scoppiamo a ridere con un sonoro e fragoroso: stikazzi!

L’irruenza pepata dura pochissimo, giusto il tempo di assestarci due sonori schiaffoni che tutto si quieta. Il fumo si riempie di sentori di nocciola e frutta secca mentre il pepe pian piano si nasconde in sottofondo.

La fumata poggia su note di legno che poi assumono un effetto caramellato e questa variazione segna la fine della fase di “carburazione” del Camacho Connecticut. Da questo momento tutto diventa più denso e corposo, quasi inaspettato per un blend Connecticut, e l’effetto masticabilità contribuisce ad aumentare la soddisfazione in fumata.

Quando lievi note di pelle fanno capolino nella fumata si ha la prima grande svolta. Un netto e deciso cambio di rotta che porta la fumata verso lidi sempre più grassi ed erbacei, sapidi e speziati, legnosi e tostati mentre in sottofondo spuntano note amaricanti. Una fase dei contrasti diametralmente opposta agli inizi di cui perdiamo parte della dolcezza e delle note nocciolate. Questa perdita acuisce al contempo la componente aromatica che acquista sempre più connotazioni di bacche e misto odori da cucina.

Di ribaltoni con questo camaleontico Camacho Connecticut 60/6 io e Giuseppe ne vivremo molti altri in un toboga sensoriale divertentissimo che terrà alta la nostra attenzione e la soglia del divertimento.

Come l’improvviso ritorno della morbidezza e dolcezza iniziali, pur mantenendo quella sua speziosità selvatica da poco raggiunta, infine arriviamo al suo Sweet Spot. Una fase stravolgente, dolcissima e cremosa che lo trasforma in un autentico “gianduiotto” fumoso che acquista anche connotazioni candite tanto da ricordare il torrone morbido, rivestito di cioccolato, della Pernigotti. Mai assaggiato? Ma che c…… cosa vivete a fare?

Le uniche parole che si affollano nella mia mente sono: dolce, dolce, dolce. Una sorta di benedizione dei sensi papale “Urbi et Orbi” inusuale… Sancti Apóstoli Camacho et Connecticut, de quórum potestáte et auctoritáte confídimus, ipsi intercédant pro nobis ad Dóminum… Amen, rispondiamo in coro io e Giuseppe.

Dopo la nostra dovuta e ben meritata benedizione assaporiamo il ritorno delle note caramellate per un effetto alla panna cotta commovente. Da questo momento veniamo proiettati verso la fase più maschia e densa, anche se meno speziata, della fumata. Una corsa verso il posacenere ma che riesce comunque a regalare note fruttate, di nocciola, di frutta secca e cacao a profusione.

Mi riprendo dallo stupore ed elargisco anche io la mia personale benedizione. A chi? Al blend Camacho Connecticut che ha senza dubbio alcuno nel 60/6 il suo apostolo preferito. Non ho parole per definire la bellezza sensoriale di questo double toro, formato che spesso crolla paragonato ad altri. Qui no! Nel 60 x 6 riesce evidentemente a trovare il compromesso ideale e l’Alleman Ligero riesce a fondersi con il resto del blend per una fumata assolutamente eccellente.

Non concordate? Allora vi scomunico…

MA CHI è COSTUI?

“Il Camacho Connecticut è un progetto speciale per noi e alla fine è… un Camacho, ed è l’unico Connecticut che avremmo voluto realizzare” afferma Dylan Austin, Direttore Marketing Camacho.

IL BLEND – Il tabacco Dominicano Aleman Ligero nel ripieno, unico nel suo genere e molto aromatico, dona al sigaro quella sua spiccata cremosità. Questo tabacco è proprietario ed ha origine da sementi Dominicane modificate in Germania. L’altra semente utilizzata nel ripieno, sempre proprietaria, è un ibrido coltivato in Honduras denominato Generoso. Anche questo tabacco ha un deciso impatto in termini aromatici nel sigaro.

HONDURAS | CAMACHO CONNECTICUT Gordo 60/6 | 60 RG x 6″ | EURO 11,20

By Camacho Cigars

Manifattura Agroindustrias Laepe S.A.

Fascia Ecuador Connecticut

Sottofascia Honduras Authentic Corojo

Ripieno Honduras Generoso, Aleman Ligero Dominicano

Body medium

Conservazione 69% U.R.

Sigari fumati 2

IL VERDETTO – ECCELLENTE (EXCELLENT)

excellent

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