Il sigaro

Nazione – country: Honduras

Manifattura – factory: Tabacos de Oriente

Fascia – wrapper: Honduras Corojo

Sottofascia – binder: Nicaragua

Ripieno – filler: Secret

Formato – vitola: Corona

Lunghezza – length: 5.5

Ring Gauge: 42

Body: Full

Euro: 6,50

La fumata

Henri Bergson diceva: l’arte di scrivere consiste nel far dimenticare al lettore che ci stiamo servendo di parole.

Il mio problema è trovare le parole. Alcuni lo chiamano il blocco dello scrittore ma visto e considerato che tale non sono, dubito di poter usufruire degnamente di tale scusa. Nel mio caso è più adatto un termine tipo “encefalogramma piatto”.

Una sorta di blocco mentale che rende frustrante ogni mio tentativo di buttare su carta una frase di senso compiuto. Mi sono messo davanti al computer svariate volte ma sempre con lo stesso risultato, mani immobili sulla tastiera, sguardo inebetito, occhietto sinistro in fibrillazione per lo sforzo e —————————- encefalogramma piatto.

Niente. Nada. Nichts. Le parole non escono.

Un vuoto mentale abissale in confronto al quale la fossa delle Marianne, la più profonda depressione oceanica conosciuta al mondo, sembra meno profonda della mia vasca da bagno. Che fare?

La colpa non è certamente del sigaro che vi vorrei raccontare, ma devo trovare una soluzione che non sia posticipare la recensione nel 2167. Anche perchè probabilmente dovrei scriverla in Klingoniano. Volete provarci? Eccovi accontentati:

‘oH laH rur chaH pagh chomuvbe”a’ ‘ach HeH pong Rocky patel icon qo’ HochDaq cigars ‘ej Sar meq.

Non vi dirò mai cosa ho scritto!

Torniamo al mondo reale e a questo sigaro. Comincio con il raccontarvi le particolarità dei The Edge di Rocky Patel, perchè di particolarità ne hanno molte e magari mi sblocco.

  1. Potranno piacere o non piacere ma sono le linee di più successo e più vendute del brand.
  2. Sono degli inossidabili perchè risalgono al 2004, 13 anni sembrano pochi ma nel mondo dei sigari equivalgono a ere geologiche.
  3. Sono il primo e più duraturo sodalizio tra Rocky Patel e la manifattura del mitico Nestor Plasencia in Honduras.
  4. Hanno sempre fatto della consistenza, consistenza e ancora consistenza il loro cavallo di battaglia.
  5. Sono i precursori del filone “full-body” divenuto negli scorsi anni molto in voga, ora molto meno.
  6. Qualità, ricchezza aromatica e favorevole rapporto qualità prezzo sono indubbiamente le tre principali caratteristiche di queste linee.
  7. Sono in grado di soddisfare qualsiasi naso e/o palato grazie alle differenti foglie da fascia: Candela, Sumatra, Corojo, Maduro, Connecticut (Lite) e Habano (Nicaragua).

Elenco finito.

Oggi Corojo time. Dei tre che verranno importati a breve in Italia e già iscritti in tabella, Corona, Robusto e Toro fumo il Corona. Non solo perchè amo il formato ma soprattutto perchè sono un “outdoor smoker” (fumo all’aperto) e fuori fa un freddo banano. Un’ora e mezza o due ore al freddo per fumare un Toro? No grazie.

Sniffing-time. Nulla di trascendentale in questa fase, a crudo percepisco pepe, spezie, cacao e legno esotico mentre al piede spezie dolci e tè. Nulla di trascendentale quindi ma gran buono e ottimo biglietto da visita per la fumata che sto per godermi.

All’accensione una bella e insolita sorpresa… Smarties! Sì avete capito bene, Smarties, i dolci al cioccolato ricoperti di zucchero colorato. Se non sapete cosa siano andate nel primo supermercato, compratene una confezione e assaggiateli. Allora capirete.

Smarties a parte la partenza è un po’ in sordina e non allineata alla fama di tonicità associata a questa linea. Ma è una falsa partenza perchè dopo pochi attimi, come un Jet, accende i post bruciatori e mi scaraventa in un mondo parallelo circondato da un’atmosfera pepata che mi coglie impreparato. Cerco di riavermi dallo shock aiutato da una base di spezie dolci, tè, chiodi di garofano e note di legno.

Se fossi nel sedile del pilota stringerei le cinture di sicurezza, non si sa mai.

Nel fumo una sfumatura affumicata contrasta piacevolmente con la dolcezza palatale. Un Corojo a mio avviso sui generis, diverso, anzi piacevolmente diverso ma del resto quando si tratta di tabacco Plasencia ha un tocco magico.

L’intensità di corpo di questo Corona ha dell’incredibile, è straordinaria e non va a discapito del bilanciamento globale di aromi e sapori, cosa questa per nulla scontata.

Mentre una dolcezza speziata cresce di intensità e domina nella fumata, avverto qua e là sfumature di frutta caramellata, agrumi e pelle. Un mix davvero particolare e piacevole dove il dolce viene bilanciato dall’acidità sottile delle note fruttate. Me la sto davvero godendo!

A contorno una nota minerale accompagna l’addensarsi del fumo.

Stranamente la colonna di cenere si curva decisamente verso il basso, come un’erezione mancata. Che sia un messaggio subliminale sulla mia età? Hmmmm, non voglio pensarci!

Quando il pepe scompare quasi del tutto, l’espressività del sigaro gioca la mano della dolcezza e delle spezie con note di legno e liquirizia in sottofondo. Globalmente gli manca però mordente per diventare realmente intrigante, gli manca quello “zing” godurioso che proietterebbe la fumata su livelli di assoluta eccellenza.

La nicotina comincia a farsi sentire ed io comincio a preoccuparmi della mia incolumità. Contemporaneamente le spezie passano in sottofondo lasciando campo libero alla liquirizia e al caffè, ma il sigaro entra in una fase di stanchezza, perde smalto risultando noiosetto in fumata.

Poi si riprende, arriva il caramello e si rianimano le spezie dolci donando alla fumata una texture simile al Chai, il tè Indiano. Gli ingredienti? Tè nero, latte, acqua, chiodi di garofano, cardamomo verde e nero, zenzero e cannella. Insomma una saporitissima e speziata goduria che lascia una sensazione untuosa al palato, come in questo sigaro.

In sottofondo invece avverto salvia! Stranissimo vero? Ammetto che sa farsi volere bene quando vuole.

Arrivando vicini al finale di fumata le spezie si adagiano in sottofondo e il sigaro sembra modificare la sua espressività spostandola decisamente sulle note di liquirizia, caffè e pelle come spesso avviene nei sigari Honduregni e Nicaraguensi.

Sono ormai convinto di essere giunto al termine del mio viaggio sensoriale quando torna sui suoi passi e fa riemergere la dolcezza caramellata e speziata. Non me lo sarei mai aspettato, ma il piacere non dura a lungo. Purtroppo scompare di nuovo e questo rende la fumata leggermente confusionaria e disorientante. Fanculo.

Fortunatamente il finale è una bomba, intenso e potente come non mai e accompagnato dal ritorno deciso del pepe. Caffè, spezie e note di legno amaricanti sono indubbiamente le cose più nette che percepisco.

Un po’ impastato forse in aromi e sapori nella sua globalità e meno armonico degli inizi per chiudere degnamente la fumata, ma data la natura del sigaro, la sua intensità e la sua forza direi che è tutto perdonabile.

Il verdetto

IL VERDETTO - MOLTO BUONO (VERY GOOD)

The smoke

Henri Bergson said: the art of writing is to make the reader in a position to forget that we’re using words.

My problem is to find words. Most called it writer’s block, but based on the fact that I’m not a writer I cannot use this respectable excuse. In my case it is more suitable a term like “flat encephalogram”.

A mental block that makes it frustrating all my attempts to write on paper an accomplished meaningful sentence. I sat at the computer several times but always with the same result, motionless hands on the keyboard, dazed look, my left eye in fibrillation for the effort and —————————- flat encephalogram.

Anything. Nada. Nichts. No words.

An abysmal mental emptiness in comparison to which the Mariana Trench, the deepest known oceanic depression in the world, seems less profound than my bathtub. What to do?

Certainly the fault isn’t related to the cigar, but I have to find a solution that differs from postponing the review in 2167. Also because I should probably write it in Klingon’s language. Do you want to try?

‘oH laH rur chaH pagh chomuvbe”a’ ‘ach HeH pong Rocky patel icon qo’ HochDaq cigars ‘ej Sar meq.

I will never tell you what I wrote!

Let’s go back to the real world and to this cigar. I begin by list you the particularities of The Edge lines by Rocky Patel, because they have many particularities and maybe my “brain-off” mood disappears.

  1. You may or may not like them, but they are the most successful and best-selling lines of the brand.
  2. True classics because they go back to 2004. In the world of cigars 13 years equals to geological eras.
  3. The first and most lasting partnership between Rocky Patel and the legendary Nestor Plasencia’s factory in Honduras.
  4. Consistency, consistency and again consistency are their best qualities.
  5. Precursors of the “full-body trend” that has become very popular in recent years, less now.
  6. Quality, rich aroma and a favorable price-quality ratio are undoubtedly the three main characteristics of these lines.
  7. They are able to meet any nose and/or palate thanks to the different wrapper leaves: Candela, Sumatra, Corojo, Maduro, Connecticut (Lite) and Habano (Nicaragua).

End of the list.

Today Corojo mood and I’ll smoke the Corona size. Not only because I love the size, but mainly because I’m an “outdoor smoker” and outside is bloody cold right now. Do I want to spend an hour and a half or two hours in the cold to smoke a Toro? No thanks.

Sniffing-time. Nothing transcendental at pre-light stage, pepper, spices, cocoa and exotic wood with sweet spices and tea at the foot. Nothing earth-shattering here but it’s really good and it’s a great business card for a smoke I am going to enjoy.

When I light it a beautiful and unusual surprise… a note of Smarties! Yes you read right, smarties, the chocolate desserts covered with colored sugar. If you do not know how they taste, go into the first supermarket and buy a pack of them and eat them. You’ll understand what I mean.

Smarties apart from, the start is a bit blurry and not aligned with the reputation of boldness associated with this line. But it’s a false start because after a few moments it turn on,  like in a Jet, the afterburner and throws me into a parallel world surrounded by a peppery atmosphere that catches me off guard. I try to recover myself from the shock helped by a base of sweet spices, tea, cloves and hints of wood.

Fasten the seatbelts BOTL & SOTL, just to be safe.

Into the smoke a toasted nuance contrasts nicely with the palatal sweetness. A Corojo “sui generis”, different, indeed pleasantly different but then when it comes to tobacco Plasencia has a magic touch.

The body strength of this Corona is incredible, outstanding, and it never goes to detriment of the global balance of flavors and tastes, fact that isn’t always granted.

While a spicy sweetness grows in intensity and dominates into the smoke, I detect  here and there caramelized fruit nuances, citrus and leather. A very special and enjoyable mix where the sweet is balanced by the acidity of subtle fruity notes. I’m really enjoying it!

As a side dish a mineral note accompany the thickening of the smoke.

Strangely the ash column bends definitely down, like a failed erection. Is it a subliminal message regarding my age? Hmmmm, I do not want to think about it!

When the pepper disappears almost entirely, the expressiveness plays the hand of sweetness and spices with notes of wood and licorice in the background. Globally however it lacks of mordent to become really intriguing, a missing “zing” that would launch this cigar at levels of absolute excellence.

I can feel the nicotine kick now so I start to be worried. At the same time the spices pass in the background, leaving the field open to licorice and coffee but the cigar enters into a phase of fatigue, loses its charm and becomes boring.

Then it recovers, caramel and sweet spices come to life and give to the smoke a texture similar to Chai, the Indian tea. Which is the recipe? Black tea, milk, water, cloves, green and black cardamom, ginger and cinnamon. In short a very tasty and spicy pleasure that leaves a greasy feeling on the palate, as in this cigar.

In the background instead I detect sage! Strange. I admit that this cigar knows well how be loved by me when it wants to.

Coming close to the final part the spices melt into the background and the cigar seems to modify its expressiveness moving definitely toward notes of licorice, coffee and leather as often happens in Honduran and Nicaraguan cigars.

When I was convinced to be reached the end of my sensorial journey, it goes back on its steps and brings back the caramelized sweetness and spices. I would not have never expected it, but the pleasure does not last long. Unfortunately they disappears again and this generates  a bit of confusion and disorientation. Fucking flavors, where are tho?

Luckily the end is a flavor’s bomb, intense and powerful more than ever and accompanied by the return of strong pepper note. Coffee, spices and bittering wood notes are undoubtedly the clearest things I detect.

Maybe a little kneaded in aromas and flavors and less harmonious than in the beginning to close with dignity this smoke, but given the nature of this cigar, its intensity and strength I would say that everything is forgivable.

The verdict

IL VERDETTO - MOLTO BUONO (VERY GOOD)

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