Un doveroso ringraziamento ad un buon amico, Claudio Giulietti, che mi ha regalato l’esemplare fumato

Davidoff-Nicaragua-ToroLa novità più roboante e discussa di tutto il 2013, la Davidoff che sbarca in territorio Nicaraguense o meglio che approccia il tabacco di quel paese con un vero Puro. Se ne sono lette e sentite di tutti i colori in rete. Detrattori che gridavano allo scandalo per la nuova rotta tracciata, curiosi che si chiedevano se avessero acquistato terreni, piantagioni o comperato una fabbrica. Fumatori che prima ancora di averli provati ne tessevano le lodi o ne parlavano in malo modo fedeli ad un’etica tipica di chi appartiene ad una elite brandizzata e caratterizzata. Di tutto e di più, ma come sempre nella vita la verità sta nel mezzo.

Sicuramente siamo al cospetto di una svolta epocale per il brand Davidoff che si sgancia (in senso lato… non è del tutto vero) dal binomio Hendrik “Henke” Kelner/Rep. Dominicana e della conferma, se mai ce ne fosse bisogno, che il tabacco Nicaraguense è il nuovo riferimento qualitativo a livello mondiale.

In senso lato, dicevo prima, perchè di fatto il mitico master blender Kelner è comunque l’artefice della ligada del nuovo brand ma anche perchè, curiosamente, la produzione di questa linea non avviene, come risulterebbe facile pensare, in Nicaragua bensì in Repubblica Dominicana da Kelner (fabbrica Cigars Davidoff) dove viene fatto arrivare tutto il tabacco necessario alla lavorazione. Curioso dicevo ma necessario per poter, a detta di Kelner, mantenere l’elevatissimo standar di lavorazione e qualità comune a tutti i prodotti Davidoff. Non fatico ovviamente a credere a quanto detto ed i risultati si vedono eccome.

Nulla è stato lasciato al caso e tutto è stato curato nei minimi dettagli. Il silenzio nei lunghi mesi spesi a selezionare i tabacchi, lo sviluppo della ligada, il lancio ufficiale ed il sito dedicato, il nuovo packaging… tutto sprizza cura ed eleganza ed è di alto livello come si conviene ad un brand che ha fatto suoi questi attributi.

Ma alla fine il sigaro com’è? Vi chiederete voi.
Senza anticipare molto posso affermare che Kelner ha fatto un lavoro egregio che soddisferà gli appassionati amanti del brand. Magicamente è riuscito ad addomesticare il carattere Nicaraguense dei tabacchi, ha mantenuto la caratterizzazione del territorio, confezionando però una fumata perfettamente in linea con lo stile “classico” del brand. Su questo hanno il mio totale apprezzamento e se questo era l’obiettivo l’hanno centrato in pieno ma con questi tabacchi reputo si potesse fare qualcosa in più di quanto realizzato.

Intendiamoci sapevo di avere fra le mani un Davidoff e non mi aspettavo certamente una fumata “Nicaraguense” vera, potente, full-body, speziata e pepata. Non mi aspettavo un “Pepin” o un “Joya de Nicaragua Antaño” per fare dei nomi ma fra questo e realizzare il più dominicano dei nicaraguensi o viceversa, se preferite, il più nicaraguense dei dominicani vi sono mille altri possibili step intermedi.

Sono fermamente convinto che un distacco più netto rispetto al passato, con un pizzico di forza e corpo in più, avrebbe reso la fumata molto più espressiva e degna portavoce delle peculiarità che il tabacco del Nicaragua porta con se e sa regalare.

Deluso? Direi di no, a patto di essere obiettivi e giudicare la filosofia complessiva che sta alla base del progetto.
Ma torniamo al sigaro oggetto della nostra recensione, il Davidoff Nicaragua Toro. La costruzione è impeccabile e la foglia da fascia rossiccia, invecchiata ben 10 anni, liscia e setosa è semplicemente meravigliosa. Al piede e a crudo i tipici sentori nicaraguensi di terra, spezie, legno ma anche cioccolato e… pepe a stuzzicare i nostri sensi. Niente male come primo impatto sensoriale, aromi ben marcati e sicuri indicatori della qualità dei tabacchi utilizzati.

Lo accendo con l’animo intriso di curiosità per un brand che non frequento molto spesso e per l’assoluta novità che sto fumando, dopotutto quando mai mi ricapiterà di provare in anteprima un salto epocale nel mondo dei sigari? Alle mie prime boccate lui risponde sornione con legno e spezie, un mix esotico e dolce di frutta secca, terra ed un fumo pepato che punzecchia le cavità nasali ma al palato risulta poco cremoso.
Fin qui nulla di trascendentale ma ecco che, proseguendo nella fumata, lui accelera raggiungendo una velocità di crociera che regala, con eleganza, l’acuirsi della cremosità e lo schiudersi di ottimi sentori di pelle in un sottofondo nocciolato e di cioccolato nero molto buono.
Quanto mi sbagliavo, mai giudicare dal primo impatto…
La crociera prosegue con un braciere assolutamente perpendicolare e nella comodità del mio viaggio fumoso posso permettermi di lasciar libera la mente di divagare, senza timore di perdere le “nuance” espressive di questo bel torello.

Verso la parte centrale non stravolge il suo impianto espressivo ma riesce, un plauso a Kelner, ad enfatizzare notevolmente il tutto così le spezie, la pelle, il pepe ed il cioccolato nero crescono costantemente, puff dopo puff, saziando il palato ed il mio ego e sorrido contento. Questa parte di fumata viene caratterizzata anche dall’ingresso delle prime note tostate ed un po’ legnose che si armonizzano magistralmente con la cremosità ben percepibile della fumata ed una dolcezza agrumata che ricorda il limone.

Fin qui tutto notevole specialmente la torre di cenere che campeggia attaccata inspiegabilmente al sigaro, sfidando tutte le leggi della gravità. Vorrei immortalarla con una foto così cerco il mio cellulare… “gino” come sono l’ho lasciato a casa… peccato e fra un sacramento e l’altro, con una scrollatina di spalle, proseguo nei miei puff andando a scoprire cosa mi regalerà la parte finale del sigaro.

Qui arrivano le uniche note dolenti che penalizzeranno la valutazione globale del sigaro. Attenzione è ancora una signora fumata, gustosa con pelle, legno di cedro e terra a farla da padrone ed un’esplosione di pepe che sorprende e risveglia i sensi ma… subentrano anche note amarognole troppo evidenti. La fumata comincia a scomporsi e perde quella eleganza, quella classe che fin’ora la caratterizzavano.

Giudizio finale?
So che siete ansiosi pertanto vi dico che siamo davanti ad un sigaro molto buono, di medio corpo e di forza medio leggera. Di sicura soddisfazione a patto di amare fumate di questa tipologia. Davidoff e Kelner hanno fatto un buon lavoro, in linea con le aspettative ed i gusti degli appassionati del brand.

Per noi amanti del Nicaragua “full-expression”?
Non soddisfa pienamente e lascia con la sensazione che si sarebbe potuto fare meglio. Personalmente prediligo le fumate classiche Nicaraguensi e, a fronte del prezzo sicuramente “Davidoff”, reputo che vi siano in commercio valide alternative più adatte ai miei gusti personali.

Chi ha ragione?
Non ne ho la più pallida idea ma so per certo che proverò lo stesso il Robusto e lo Short Corona, sono quasi sicuro che nei diametri inferiori (RG) di questi moduli la spettacolare fascia lavorerà molto meglio e magari…

Scheda tecnica

  • Origine: Rep. Dominicana
  • Fabbrica: Cigars Davidoff
  • Formato: Toro – 54 RG x 5,5″
  • Fascia: Nicaragua (Nicaraguan Havana-seed Rosado invecchiata 10 anni)
  • Sottofascia: Nicaragua (Jalapa)
  • Ripieno: Nicaragua (Estelí, Condega e Ometepe)
  • Forza: Medio leggera

VALUTAZIONE – 89 – MOLTO BUONO

SIGARO MOLTO BUONO