Ogni volta che aprivo il mio piccolo humidor due cannoni neri come la pece, vestiti d’argento, facevano sempre capolino sussurrandomi ogni volta una nenia da sirene: fumami… fumami… cosa aspetti?

Come uno stupido Ulisse non avevo mai ceduto alla tentazione malgrado la voglia di fumarli fosse immensa. Non so nemmeno spiegarne le vere ragioni ne il loro senso ad essere sincero. Finora.

La vita però non è immobile ne immutabile e riserva sorprese a non finire così l’occasione giusta per accenderli arriva inaspettata e al sapore di spaghetti all’astice. Il mitico Giuseppe Stucchi mi programma infatti una seratina mangereccio/fumosa dove la prelibatezza sarà proprio un astice fresco fresco di pescheria. Spettacolo!

Dilemma, cosa diavolo abbinargli di altrettanto godurioso e particolare da fumare? Che diamine… proprio due bei Camacho Triple Maduro Figurado a riposo oramai da più di 6 mesi. Perfetto, sembra che le cose quadrino alla perfezione, speriamo bene.

Il giorno designato arriva, Giuseppe mi telefona al lavoro per accertarsi che sia tutto ok e che sia confermata la mia presenza. Sheeeeeschhhhh, lui non sa che ci sarei andato anche in preda a una febbre da cavallo o al virus Ebola, non me li sarei persi (gli spaghetti) per tutto l’oro del mondo.

Giuseppe: ciao Andrea, allora per stasera tutto confermato? L’astice è meraviglioso.
Io: certamente boss, non vedo l’ora.
Giuseppe: non portare vino perchè ci ho pensato io. Porta solo la “panza”… (mi sa tanto che le mie strampalate scelte sui vini precedenti lo abbiano preoccupato a tal punto da temere per l’incolumità dei suoi spaghetti all’astice… ma ti voglio comunque bene Giù!)
Io: okay però ho io i sigari da fumare. Due splendidi Camacho Triple Maduro Figurado.
Giuseppe: urca questi non li ho mai fumati, evvai. Comunque se cambi idea peschiamo dalle mie scorte.
Io: o-k, vedremo…

Ora pescare dai suoi humidor (si ho usato il plurale) non è cosa scontata ne di poco conto. Sono l’equivalente di un forziere del tesoro dei pirati, ficcarci dentro le mani significa poter estrarre manciate di… preziose e goduriose gemme fumose, una più buona dell’altra.

Il mio “vedremo” però suonava falso, mentivo sebbene l’idea di frugare nei suoi humidor mi allettasse tanto quanto gli spaghetti all’astice. Ormai l’idea di fumare quei Camacho era un chiodo fisso e nulla mi avrebbe fatto cambiare idea. Almeno lo speravo…

Cena pantagruelica e innaffiata da uno spettacolare Vermentino di Gallura.

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Come un cannibale azzannavo e smembravo con i denti quella povera creatura cotta che una volta era un nobile crostaceo. Nobile… chissene, buonissimo e i miei morsi ben assestati riuscivano ad avere la meglio sulla sua corazza, nulla poteva resistermi.

Probabilmente non davo un’impressione edificante della mia persona ma cosa volte farci, in preda alla follia Astice non riuscivo a trattenermi, mordevo, schiacciavo e succhiavo avidamente ogni più piccolo pezzettino del malcapitato. Avete presente Gollum nel signore degli anelli?

Mugolando ed emettendo animaleschi versi, succhiando le mie dita stra-untazzose ho raggiunto la vera simbiosi con il mio “io” più oscuro, selvaggio e animale e… fermi tutti! Questo mio lato nascosto tenderei a non farvelo ulteriormente conoscere pertanto NON invitatemi mai a cena se prevedete di cucinare l’astice. Ve lo garantisco, molto meglio per voi.

La cena volge al termine contrassegnata da un montarozzo scomposto di parti di esoscheletro del “fu” crostaceo. Arriva il momento del Resentin (arte del “risciacquo” con un goccio di grappa della tazzina dove si è bevuto il caffè) e mi ricompongo riacquistando fattezze e atteggiamenti umani.

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Ora è finalmente venuto il momento di scoprire un altro lato oscuro…

Se la cena è stata una meraviglia spero di poter dire altrettanto di questi Camacho Triple Maduro Figurado.

Di sicuro non passano inosservati ne lasciano la persona che si accinge a fumarli indifferente. Ogni volta che mi imbatto in sigari di questa linea resto infatti basito per l’intensità aromatica dei tabacchi che lo compongono sotto forma, al piede, di profonde e sorprendenti note di cioccolatini come i Cuneesi al Rum, terra umida, pelle e tanto tanto pepe.

Non indugio oltre, satollo e con la “panza” gonfia accendo questo nero tronchetto della felicità.

La partenza è disarmante e tostissima. Pazzesche note affumicate di torba, terra e spezie con un pepe che lavora a manetta solo nelle cavità nasali. Un 12 cilindri a tutto gas che urla a manetta. Mi sa tanto che è meglio allacciare le cinture di sicurezza, non voglio correre rischi… per fortuna ho mangiato come un alligatore delle Everglades.

Per un certo perdiodo risulta morbidissimo al palato ma anche decisamente secco, dry come direbbero gli Americani.

Avverto una carica nicotinica pericolosamente presente ma resto al tempo stesso felicemente rapito dal suo fumo terroso, profumatissimo di pane e spezie. Denso e intenso sono due termini che rendono poca giustizia a quello che effettivamente sta passando attraverso le mie cavità nasali.

Una furia “bold” mai provata e che sgretola i menischi tanto da farci esclamare all’unisono: porca puttana che botta! La cosa strabiliante però è che non è scomposto ne sbilanciato, sicuramente stra-forte e intenso ma non spiacevole, questo no.

In rassicurazione dei nostri poveri menischi il Camacho si schiude su una dolcezza straordinaria di wafer alla nocciola e di spezie con una componente animale di pelle che ora parte verso vette stratosferiche. Un sigaro da “cazadores” vero, di quelli che cacciano Grizzly con il coltello o cinghiali a mani nude non di quelli che che vanno a caccia di fagiani.

Una fumata al momento impressionante, densa, maschia, complessa, terrosa e speziata ma anche morbida, insomma dal cuore tenero.

La componente spezie presentissima trascina di fatto il gioco sensoriale, gioco che non è “tutto chiacchiere e distintivo” (cit. Gli Intoccabili) ma reale, tangibile, godibile, ben costruito e molto complesso nella sua esternazione.

Arrivano nuove sfumature tostate, note balsamiche e di ginepro. Ora il motore è a regime, ha carburato e lo segnala con l’acuirsi della sua dolcezza cremosa mentre nel fumo le bacche alpine prendono ora il sopravvento.

Io e Giuseppe ci guardiamo e una domanda nasce spontanea: minchia quanto buono è?

Avvicinandoci alla parte mediana della fumata tocchiamo anche lo “sweet spot” che è semplicemente roboante nelle note di spezie, luppolo, caramello e toni balsamici ma anche intrigantissimo nella dolcezza. Per Giuseppe è una sorta di birra artigianale gustosissima, io resto impressionato per questo suo essere zampirone aromatico dalla bontà unica.

Più che un sigaro, una fumata, è un mondo di scoperte che si celano in ogni puff. Un sigaro che indubbiamente porta al limite estremo i sensi grazie all’universo complesso delle sue sensorialità (si può dire? mah…) che realmente spiazza o almeno spiazza me.

Nell’inizio della parte centrale, caratterizzata da un sottofondo dolcemente biscottato, perde le spezie capovolgendo di fatto la sua espressività. Resta la dolcezza tutto gusto e piacevolezza (ho fatto la rima…) tanto che l’unica cosa che avrei voglia di fare non è prendere boccate ma di sgagnarlo e mangiarmene un pezzetto. Non si può fareeeeeeeeeee.

Senza dubbio alcuno è il più impressionate dei Triple Maduro da me fumati, straordinario nella complessità, avvolgente nel suo morbido abbraccio fumoso ma anche graffiante come una pantera. Un capolavoro sensoriale insomma.

Nel suo infinito giocare ripropone le spezie che a tutti gli effetti e fin dagli inizi sono il filo conduttore su cui si dipana poi tutta la fumata e torna in auge il pepe che ora lascia, se tratteniamo a lungo il fumo in bocca, una sensazione di piccante al chili meravigliosa.

In sottofondo si intrattengono note di caramella mou e tostate su un’universo vario il cui comune denominatore è una dolcezza che lascia basiti. non sono molti i sigari in grado di regalare simili sensazioni ed io non posso far altro che cappottarmi dal piacere. Aiumamma!

Approssimandomi alla parte finale noto un progressivo regredire del pepe che sfuma fin quasi a scomparire così il palcoscenico viene regalato ovviamente alle onnipresenti spezie. Non sono loro però che rendono questa fase molto speciale ma il tripudio di cacao e caffè che subentra assieme alle note profumate di anice, vaniglia e biscotto del fumo.

Purtroppo il mio fisico segaligno ed i miei menischi oramai frantumati accusano la botta nicotinica che mi impedisce di godere appieno quanto il sigaro mi regali in questo momento.

Il finale di fumata è tutto all’insegna dell’oso ovvero biscottoso, spezioso, gustoso ma è anche contraddistinto dall’esplodere, nel vero senso della parola, della dolcezza restituendo una specie di caffelatte inzuppato di biscotti con gocce di cioccolato.

Riappare il pepe.

Rispetto agli inizi è sicuramente più amalgamato e morbido nella sua espressività ma non è da prendere sotto gamba ne da sottovalutare. La sua “possenza” nicotinica in questa fase è impressionante ed in grado di inebriare.

Comincio a vedere sdoppiato!

Malgrado questo lui non perde un colpo, non si incrina mai, non si sbilancia ne diventa scomposto. Stranamente non accusa l’accumulo di condensato e nicotina nella parte più rastremata del sigaro come in altri sigari. Te lo puoi godere fino a farti scottare le dita sempre che nel proprio DNA si possieda il gene della tolleranza alla nicotina.

Per la madoska ora sto frugando nello smartphone mi accorgo di essermi completamente dimenticato di scattare fotografie… che pirla!

something different

FINAL THOUGHTS

The start is bold and disarming. Crazy notes of smoked peat, earth and spices with a pepper that works at highest level only in the nose. A full-throttle 12-cylinder that roars. I believe that is better to fasten my seat belts, I don’t want to take any risk … luckily I ate like an Everglades alligator.

For a while is smooth on the palate but also very dry.

I feel a nicotine kick dangerously present but at the same time I’m kidnapped from its earthy smoke, full of fragrant bread and spices. Dense and bold are two terms that don’t make any justice to what actually is passing through my nose.

I never tasted such a “bold” fury that bend my knees and make me say loudly: Holy shit that’s a kick! On the other side the amazing thing is that it is never unbalanced, definitely extra-strong and bold but not unpleasant, not that.

In response to my bended knees this Camacho opens on an extraordinary sweetness that taste of hazelnut wafers and spices with an animal touch of leather that goes toward stratospheric heights. A cigar for true “cazadores”, those who hunt grizzly with a knife or wild boar with their bare hands, not for those who hunt pheasants.

A smoke awesomly thick, complex, earthy and spicy but also smooth and with a cute heart.

The spices drive in fact this sensorial game, a game that is not fake but real, tangible, enjoyable, well built and very complex in its externalization.

New toasted nuances, balsamic notes and juniper comes up. Now the engine is fully operational and marked it with the opening a creamy sweetness in the smoke while the alpine berries now take over.

Approaching at the middle part I reach the “sweet spot” also which explodes in the notes of spices, hops, caramel and balsamic tones but its also intriguing on the sweetness side.

It’s more than a cigar, more than a smoke, it’s a world of discovery that lie in every puff. A cigar that undoubtedly leads the senses to their extreme limits and that actually displaces me.

Passing the gate of the central part, characterized by a gently toasted background, it loses spices inverting its expressiveness. What remains is the sweetness taste and the pure enjoyment so the only thing that I would want to do is bite it instead of smoke it.

Without any doubt is the most impressive Triple Maduro I ever smoked, extraordinarily complex, enveloping in its smooth embrace but also scratchy like a panther. A masterpiece in fact.

In its infinite game the spices reappear and those, from the beginning, are the thread on which then unravels all the smoke like the pepper. If I hold the smoke in the mouth for a while I feel a wonderful spicy chili.

In the background toffee and toasted notes and a sweet universe leaves me flabbergasted. Not so many cigars can give you similar sensations and the only thing I can do is enjoy the pleasure.

Toward the final part the pepper almost disappear so the stage is given to the ubiquitous spices but they don’t render it very special, it’s the riot of cocoa and coffee which takes over together with fragrant notes of anise, vanilla and smoke biscuit.

Unfortunately my poor physical accuse the nicotine kick that keeps me from fully enjoy what the cigar can give to me right now.

All now stands in the super side, biscuits, spices, flavors but also the explosion, in the true sense of the word, of the sweetness returning a sort of milky coffee full of soaked biscuits with chocolate drops. Love it.

Pepper reappears. Compared to the beginning is definitely more blended and smooth in its expressiveness but don’t underestimated it. The nicotine strength is impressive and able to inebriate you. I start to see double!

Despite this it’s never unbalanced and strangely it does not accuse the condensate accumulation and nicotine in the tapered portion of the cigar. You can enjoy it up to burn your fingers provided you will possess the gene of tolerance to nicotine into your DNA.

 

IL VERDETTO - WOW FACTOR

IL VERDETTO - WOW FACTOR

Nazione: Honduras


By: Camacho Cigars


Manifattura: Agroindustrias Laepe S.A.


Fascia: San Andres Maduro Messicana


Sottofascia: Authentic Corojo Maduro Honduras


Ripieno:  Maduro (Honduras, Rep. Dominicana, Brasile)


Formato: 54 x 6 1/8 – Torpedo


Body: Full


Euro: 17,00


Sigari fumati 2

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