In queste giornate odio Milano. Sul serio, l’afa Milanese di questi giorni di luglio, vicina ad una sorta di scoreggia umida e puzzolente è qualcosa di micidiale a cui non riesco purtroppo a sottrarmi.

Malgrado il clima decido, in un impeto masochistico, di farmi lo stesso una fumata. Non un formato impegnativo intendiamoci, non voglio morire per un colpo di calore, ma qualcosa che stia in un’oretta massimo di fumata.

Cerco nel mio humidor e salta fuori un bel Camacho Ecuador robusto. Perfetto mi dico.

Del resto mai nome fu più azzeccato, Ecuador, perchè in comune con Milano ha lo stesso clima putrido e umido di oggi. La parte amazzonica di questa nazione sudamericana infatti, ci sono stato, me lo ricorda molto.

Scelta fatta.

Annusando il piede del sigari mi convinco sempre più della scelta fatta, grazie a intensi profumi di cacao, fichi secchi e spezie dolci. Nelle prime tirare a crudo invece fichi, fichi e ancora fichi… spettacolo.

Mi armo di una cisterna d’acqua, del sigaro e di ottimi propositi incurante del caldo opprimente che mi investe una volta varcata la soglia di casa.

Tempo di accendere, anche se sono quasi certo che se lo lasciassi al sole andrebbe in autocombustione da solo.
La partenza è diversa dall’Ecuador Toro recensito tempo fa, gentilmente pepata, su una discreta dolcezza con note di torba e morbide spezie a completare l’insieme.

Questa dolcezza cresce boccata dopo boccata ed in breve diviene cremosa coccolando il palato. Proprio questa dolce e diffusa cremosità, mielosa direi, mi aiuta a mitigare la sensazione di sete che pervade il mio corpo, martoriato dall’afa putrida che fa sudare copiosamente.

Arriva una punta di vaniglia che si adagia su un sottofondo ora strutturato che comprende una punta di caffè, cacao e qualcosa che a me ricorda la birra scura, tipo Guinness per intenderci.

Nel fumo sfumature tostate vanno a braccetto con note di legno e terra su onnipresente spezie esotiche.

Niente male come ingresso, penso, mentre goccioline infami di sudore percorrono la mia schiena. Per fortuna non è così BOLD come gli altri Camacho altrimenti sarei già collassato al suolo.

Maledetto clima scoreggia di Milano!

Raggiunta la parte centrale raggiunge finalmente anche lo stato di “flavor bomb” assestandosi su, come il fratello Toro, una base cacaosa ed esoticamente fruttata, densa e piacevolmente cremosa. Insomma una delizia palatale.

Di fatto sono la cremosità e le spezie a reggere la struttura aromatica di questo sigaro, peraltro non complesso ma indubbiamente piacevolissimo da fumare. Più che doverlo interpretare occorre solamente accenderlo e gustarselo, ed in questo il Camacho Ecuador sa il fatto suo.

Riconfermo i miei giudizi su questa linea, la più gradevole del comparto Camacho eccetto ovviamente la linea Triple Maduro che ha fatto breccia nel mio cuore.

Il pepe continua a stuzzicare in retroinalazione ma stranamente non aggredisce ancora come nel Toro fino a quando, quasi a volermi smentire, comincia a graffiare decisamente. Ora ti riconosco Camacho!

Alla texture precedente, un immenso vassoio da portata di spezie, si aggiunge caramello e una punta di ciliegia nera che danno un guizzo all’espressività del sigaro. Gnammete.

La parte centrale scorre via senza che me ne accorga, o forse mi sono perso via cercando disperatamente dei refoli d’aria fresca… invano! Clima di merda. (lo so mi sto ripetendo…)

Il finale è di fatto una specie di clone del resto della fumata eccetto per le diverse dinamiche espressive che ora vedono cacao e caramello alla guida della giostra, mentre il mostro pepato salta fuori dal nulla e azzanna le mie adenoidi.

Uuuuuiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii!

Prima del commiato emerge dal sottofondo ancora la birra scura e poi, poi un trionfo di caffè come spesso avviene nei sigari.

Quando lo abbandono sia lui che io siamo decisamente provati, io madido di sudore, lui surriscaldato e molliccio come un marshmellows. Però si è difeso bene, ha retto il clima infame e mi ha regalato un’oretta di puro piacere, cosa chiedere di più? Un condizionatore!

EN REVIEW

During these days I hate Milano. Seriously, the heat of these days in July, close to a kind of damp and smelly fart is something deadly that I cannot, unfortunately, escape.

Despite the weather, in a masochistic impulse, I firmly want to smoke. For sure not a huge size, I don’t want to die for a heat stroke, instead something that fit an hour of smoke.

Looking into my humidor I find a nice Camacho Ecuador robusto. Perfect.

To be honest never a name has been more appropriate than Ecuador. The Amazonian part of this South American nation in fact, I’ve been there, remember Milano for the same putrid and humid climate.

Choice made.

More I sniff the foot of the cigar more I am increasingly convinced of the choice made, thanks to strong scents of cocoa, dried figs and sweet spices. In the first cold draws instead figs, figs and even figs … what’s a show.

I grab a water bottle, the cigar and my best intentions regardless the oppressive heat that smacks against me once I open my door’s home.

Time to light it, although I’m pretty sure that could be enough leave it under the sun. Anyway I turn on my Jet-Flame.

The take-off is different from the Ecuador Toro recently reviewed, it’s gently peppery on a discreet sweetness with notes of peat and soft spices to complete the set.

This sweetness grows puff after puff and soon it becomes creamy, cuddles my palate. Just this widespread creamy sweetness, honey base I would say, helps me to alleviate the thirst that pervades my body, battered by the putrid heat that makes me sweat abundantly.

Then a hint of vanilla comes and rests on a structured background that now includes a hint of coffee, cocoa and something that reminds me dark beer, like the Guinness for example.
In the smoke roasted nuances go hand in hand with notes of wood and earth on ubiquitous exotic spices.

Not bad at all, I’m thinking, while sweat droplets run on my back. Luckily it’s not like the others BOLD Camacho otherwise I could collapse to the ground.

Bloody fart climate!

After finally touch the middle part it reaches the state of “flavor bomb” on a, like it’s brother Toro, exotically fruity and sweet background, dense and pleasantly creamy. In short term, a palatal delight.

The creaminess and the spices are the main components which in fact hold the aromatic structure of this cigar, not so complex but pleasant to smoke for sure. From this point of view the Camacho Ecuador is a winner.

I confirm my judgments on this line, the most attractive one except the Camacho Triple Maduro which comes from another universe.

The pepper continues to tickle on retrohale but strangely it’s not so strong as in the Toro until, like to answer me, it begins to really scratch. Now it’s a Camacho!

To the previous texture, a huge truck full of spices, it add caramel and a hint of black cherries which gives a twist to the flavors. Gnammete.

Without my noticing the middle part slips away, while I’m desperately in search of fresh air gusts… in vain! Bloody hot climate.

The final part of the smoke is in fact a clone of the rest except for the different dynamics between flavors that now see cocoa and caramel drive the carousel while the pepper monster jumps out of nowhere and bites my adenoids.

Uuuuuiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii!

Before the end, the dark beer still emerges from the background and then a coffee triumph as often happens on cigars.

At the end we definetely suffered both, the climate makes me sweaty and overheated the cigar which is flabby like a marshmellows. However we survived and the Camacho Ecuador gave me an hour of pure pleasure. Am I asking more? YES, an air conditioning!

IL VERDETTO - MOLTO BUONO (VERY GOOD)

IL VERDETTO - MOLTO BUONO (VERY GOOD)

Nazione: Honduras


By: Camacho Cigars


Manifattura: Agroindustrias Laepe S.A.


Fascia: Ecuador Habano


Sottofascia: Brazilian Mata Fina


Ripieno: Authentic Corojo, Criollo Ligero, Pelo de Oro (Honduras e Rep. Dominicana)


Formato: 50 x 5 – Robusto


Body: Medium to full


Euro: 8,50


Sigari fumati 3

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