L’entry level assieme al Corona della nuova linea Camacho Criollo, sono i piccoletti (suona strano dirlo) e adatti a fumate di un’oretta o poco più. Non che ami particolarmente il formato robusto ma lo frequento spessissimo perchè, che si voglia o no, è diventato il “piccolo che più piccolo non si può” di quasi tutti i produttori di sigari.

Siete petit corona dipendenti come me? Rangess in Milanese, siamo destinati all’estinzione come i Brachiosauri del Giurassico.

Ma veniamo al nome del tabacco, il Criollo, stranamente salvato dall’estinzione e di cui ho abbondantemente parlato in occasione della recensione del Camacho Criollo Toro. Vi tocca andare a rileggervela.

Che altro posso dire? Che è un tabacco particolare a cui è associato l’effetto Mosè, ovvero la divisione delle acque… pardon, dei fumatori. Una divisione simbolica naturalmente e basata su amore e odio, i sentimenti più vecchi del mondo. Lo si ama o lo si odia, senza mezze misure. Io sono della schiera dei primi.

Sto divagando, torniamo al nostro Camacho Criollo Robusto in tubo. Un sigaro insindacabilmente “flashy”, direbbero gli Americani, complice la gigantesca e sgargiante fascetta gialla e la sua foglia da fascia setosa senza venature evidenti. Ben fatto e stagno al tatto, insomma un bell’oggetto che fra le altre cose esterna subito a crudo deliziose dominanti di spezie dolci e cacao con a corredo note floreali, uno zic di pelle e miele.

La partenza è immediata e a suo modo elegante su note di legno che virano ben presto in terra, pelle e pepe che comincia a frustare le cavità nasali. Il tutto appoggiato su un sottofondo alle spezie dolci e al cacao ben marcato.

Da questi primi passi il sigaro comincia a costruirsi un suo percorso, si aggiungono note più agrumate, limone, di pan briosche e un legante al miele che permea la fumata ma la giostra è ineluttabilmente condotta dalla terra e dalle spezie.

La fumata risulta morbida e realmente dolce, molto piacevole con il suo copioso e profumatissimo fumo ma nel complesso comincia ad appannarsi, a perdere in espressività e intensità e la scritta bold che campeggia sulla fascetta risulta quasi irriverente.

Malgrado perda punti in questa sorta di “stasi” sensoriale vi è senz’altro un lato positivo. Il Camacho Criollo infatti enfatizza costantemente la componente dolce e mielata lasciando una sensazione di piacevolezza non indifferente per cui gli perdono, se vogliamo, tutto il resto.

La parte centrale finalmente si ringalluzzisce, si da una smossa all’insegna del ritorno di un’opulenza al cacao e alle spezie. Si fa decisamente più terroso e comincia a colpire da duro, da vero macho con il pepe che brucia nelle cavità nasali.

Con il freddo intenso di questa serata invernale la colla della fascetta non ne vuole sapere di ammorbidirsi e fatico non poco a toglierla. Nell’irreale silenzio notturno il suono dei miei anatemi riecheggia come in una caverna, ma alla fine vinco io. Risultato? Fascetta tolta e fascia indenne. Pfiuuuuuuu!

Ora il sigaro si fa intrigante e molto più aromatico. Di fatto si è schiuso ma non è che cambi poi molto nella fumata. Il gioco è sempre a base di pepe, terra, miele, spezie, cacao, pelle ma subentra una piacevole e discreta cremosità che avverto al palato. Metà sigaro però per arrivare al dunque, alla grandezza che gli spetta… nuuuuuuuuuu, delusione fratello!

L’impressione che mi ha lasciato è di una sorta di attesa come se gli servisse questa parte di fumata per carburare, per strutturarsi, ma dura francamente troppo per essere accettabile in un formato come il robusto dove ci si aspetta “tutto e subito”.

Altro giro altra sorpresa, si innesca una progressiva scomparsa delle spezie (non me lo aspettavo da un blend Criollo, Antaño Docet) ma in compenso raggiunge una piacevolezza globale degna di nota.

Non è un sigaro difficile da decifrare, le sue componenti aromatiche sono ben delineate ma ho la netta percezione che non leghino mai del tutto perchè vanno ognuna per la propria strada, con poca coesione e la cosa un pochino mi disturba. Forse non è un vero e proprio difetto, ha più a che fare con le mie aspettative disattese ad essere onesti specialmente dopo aver provato il Toro ed il Gigante.

Da questo punto in poi il Camacho Criollo innesta il pilota automatico quasi a voler mantenere inalterata la “quota” di piacevolezza sensoriale finalmente raggiunta. Il problema è che tutte le componenti aromatiche subiscono una sorta di lenta regressione e sembrano volersi accomiatare. Qualcuno ha chiuso il rubinetto? Boh.

I nasi meno attenti probabilmente nemmeno noteranno questa flessione ed io se mi sforzo ritrovo tutte le componenti aromatiche, ma non è un gioco che amo fare a questo punto della fumata. Sotto questo aspetto nulla cambia fino alla fine del sigaro.

Sono convinto che ring gauge più generosi, diciamo 52 o 54, riescano a dare il meglio di questo blend che nei calibri inferiori un po’ soffre e sembra non riuscire a schiudersi completamente.

FINAL THOUGHTS

Undoubtedly a good smoke but in my opinion the blend suffer in this ring gauge. It seems that never reaches its sweet spot despite a good texture based on pepper, earth, honey, spices, cocoa, leather and a discreet creaminess that I feel on the palate.

A yummy smoke easy to understand in its aromatic components that are well defined and enjoyable, but it takes too long to build itself. It’s like a mountain, it’s slow to climb up and fast to go down, today the smokers expects a lot more in that size.

IL VERDETTO - BUONO (GOOD)

IL VERDETTO - BUONO (GOOD)

Nazione: Honduras


By: Camacho Cigars


Manifattura: Agroindustrias Laepe S.A.


Fascia: Honduras Criollo 98 (4th Priming)


Sottofascia: Authentic Corojo Honduras


Ripieno: Honduras Criollo e Piloto Cubano Dominicano


Formato: 50 x 5


Body: Medium full


Euro: 8,80


Sigari fumati 3

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