Ho il blocco dello scrittore. Paradossale se penso che scrittore non sono e mai lo sarò. Però fatico a trovare un gancio letterario per questa recensione. L’ho cominciata e cancellata tante di quelle volte che ho perso il conto.

La colpa non è sicuramente di questo sigarino, che peraltro non mi è affatto dispiaciuto. Fatico semplicemente a scrivere, a trovare la mia solita vena fantasiosa. Poco male, devo accettarlo, quindi vi cuccherete uno scritto assolutamente normale. Delusi? Così va la vita.

Dunque ultimo episodio della saga “machitos” di Camacho, puntata Criollo. Un nomignolo esageratamente Erculeo e maschio, come per la linee Corojo e Connecticut, per un mini sigarino dalle fattezze femminine ma comunque con un caratterino non indifferente.

Ricordo ancora le parole del direttore vendite nella press release al loro lancio sul mercato: built exclusively for moments when time is not on your side – and compromise is not an option. Perfetti quindi se si ha poco tempo a disposizione, ma non si vuole rinunciare alla sostanza, e di sostanza ne hanno in effetti molta.

Come per le altre linee non aspettatevi però un triplo salto mortale sensoriale, perchè strutturalmente non possiamo pretendere che si comportino come dei Churchill, a meno di non essere dei craniolesi che non hanno alcuna cognizione sigarofila.

Io che comunque genio non sono, li capisco e li apprezzo per quello a cui sono dedicati, ovvero brevi ma intense fumate. Chissenefrega della complessità, della struttura o dell’eleganza. Se qui cerchiamo queste cose non abbiamo capito un cazzo e buttato nel cesso i soldi, pochi o tanti che siano.

A me piacciono. Il Machitos Criollo poi è stato in assoluto il migliore fra quelli provati, o perlomeno quello che mi ha regalato maggiori sensazioni. A essere sincero avevo pochi dubbi a tal proposito visto che il tabacco Criollo, stranamente salvato dall’estinzione e di cui ho abbondantemente parlato in occasione della recensione del Camacho Criollo Toro (vi tocca andare a rileggerla), esercita su di me un irresistibile fascino. Difficilmente non apprezzo fumate contenenti questo tabacco.

Poi amo molto i piccoli formati. In realtà sono più Petit Corona dipendente che Petit Panetela dipendente, e questi sigarini rientrano in quest’ultima categoria. La motivazione è personale e psicologica, con i Petit Panetela ho sempre l’impressione di fumare sigarette e questo stupidamente mi disturba. Non posso farci nulla. Rangess direbbero i Milanesi.

Ho sempre più l’impressione che noi “petit coronisti” siamo destinati all’estinzione come lo furono i Brachiosauri del Giurassico!
Che altro posso dire nell’introduzione? Che è un tabacco particolare e lo si ama o si odia, senza mezze misure. Io faccio parte dei primi.

Al piede questa silfide di tabacco regala piacevoli note di cacao, carruba e spezie dolci mentre a crudo onestamente non si percepisce un granchè. Lievi spezie e note vegetali con un effetto salato sulle labbra.

Il vero caratterino emerge però una volta acceso. Da subito dolce e decisamente pepato al naso in retroinalazione. Tutto si gioca su aromi di terra e legno su cui le spezie creano piacevoli varianti, assieme a note di frutta secca e sfumature tostate.

Molto simile ai fratellini con cui condivide un’espressività sempre decisa e maschia, ma a cui aggiunge un tocco leggero di acidità che stimola la salivazione mentre il pepe prende una strada tutta sua di crescita costante.

Nel mezzo della fumata le spezie dominano incontrastate ma arriva del caffè e la sua texture si va sempre più dolce e densa. Pur essendo rustichello lo trovo globalmente assai più piacevole e strutturato (per il formato) del gemellino Corojo.

La cannella chiude la parte mediana della fumata e mi proietta in un finale dove le spezie si attenuano e tutto acquista una bella dolcezza caramellata che spicca sul resto. Me lo gusto, me lo gusto sul serio e malgrado non sia, come del resto le altre, una fumata indimenticabile regala comunque una mezzoretta di sano divertimento fumoso. Provatelo…

EN REVIEW

I’ve the writer’s block. Paradoxical because I’m not a real writer and will never be it. But I struggle to find a literary hook for this review. I started and canceled it so many times that I lost count.

It is not the fault of this lil cigar, which I like a lot. I just struggle to write, to find my usual fanciful vein. Never mind, I have to accept it, so you’ll get a review absolutely normal. Disappointed? Nevermind.

So this is the last episode of Camacho’s “machitos” saga, dedicated to Criollo. An Herculean nickname, as for Corojo and Connecticut lines, for a feminine tiny cigar but with a bold nature that does not leave indifferent.

I still remember the words of the sales director in the press release: built exclusively for moments when time is not on your side – and compromise is not an option. Indeed it has a lot of substance.

As for the other lines, however, don’t expect a sensorial triple somersault, because structurally it’s not a Churchill, unless you are stupid and poor on cigar’s expertise.

I’m not a genius but I understand and appreciate them for what they are dedicated for, a short but intense smoke. Never mind the complexity, the structure or the elegance. If we are looking for them here, we are totally wrong and throwing money on the WC.

I like them a lot and the Machitos Criollo is by far the best among those tested, or at least the one that gave me more sensations. To be honest I didn’t have doubt about it because the Criollo tobacco, strangely saved from extinction, has on me an irresistible charm.

Then I love small sizes. Well I’m actually more on Petit Corona side than on Petit Panetela, and these small cigars fall into the latter category. The motivation is personal and psychological, with Petit Panetela I always have the feel of smoking cigarettes and this makes me upset stupidly. Can not do anything about it.

I increasingly feel that we, “petit corona lovers” are destined to extinction as were Brachiosaurus in the Jurassic!

What else can I say in the introduction? That it’s a special tobacco, you love it or hate it, no half measures. I am part of the first.

At the foot of this sylph I smell pleasant aromas of cocoa, carob and sweet spices, on pre-light draw honestly I do not perceive much. Mild spices and vegetal hints with a salty effect on the lips.

However the real nature emerges when I light it. Immediately sweet with a bold peppery smack on retrohale. Everything is played on earthy and woody aromas where spices create pleasant variants, together with dried fruit and toasted nuances.

Close to its brothers with which it shares a bold expressiveness, it also adds a slight acidity that stimulates salivation, while the pepper takes another road of steady growth.

In the middle of the smoke the spices dominate unchallenged but I also get coffee and the texture is more and more sweet and dense. Although rustic I find it more enjoyable and structured (for the size) than the Corojo twin.

Cinnamon close the middle part and push me into the final one where the spices are reduced, and everything acquires a nice caramelized sweetness that stands out from the rest. Believe me it’s not, like the others, a memorable smoke but it tasted good and gave me half an hour of smoky fun. Try it…

IL VERDETTO - MOLTO BUONO (VERY GOOD)
Best Buy

Nazione: Honduras


By: Camacho Cigars


Manifattura: Agroindustrias Laepe S.A.


Fascia: Habano 2000 Honduras


Sottofascia: Corojo Seco Honduras


Ripieno: Criollo Seco Dominicano, Honduras


Formato: 32 x 4 – Petit Panetela


Body: Medium full


Euro: 20,40 (6 sigari)


Sigari fumati 6