Il sigaro

Nazione: Honduras

Manifattura: Fábrica de Tabacos Raíces Cubanas S. de R.L.

Fascia: Honduras Trojes

Sottofascia: Honduras, Nicaragua

Ripieno: Honduras, Nicaragua Ligero

Formato: 52 x 5 1/2 – Perfecto

Body: Medium

Euro: 13,50

Il verdetto

IL VERDETTO - ECCELLENTE (EXCELLENT)

La fumata

Non sto assolutamente scherzando, gli Alec Bradley Mundial sono stati realmente lanciati nella stratosfera nel 2013, anno della loro presentazione sul mercato.

Per gli ignorantoni ricordo che la stratosfera è il secondo dei cinque strati in cui è convenzionalmente suddivisa l’atmosfera. In ordine troviamo la troposfera, la stratosfera appunto, la mesosfera, la termosfera e l’esosfera. Poi l’immensità fredda e buia dello spazio assoluto.

…fortuna che esiste wikipedia…

Tutto avvenne a Las Vegas dal 59° piano del Palms Place Casino, quando Alan Rubin, titolare della Alec Bradley Cigars, sotto lo sguardo di numerosi ospiti speciali sganciò il pallone aerostatico con attaccato una scatola sigillata e trasparente contenente un sample dei nuovissimi Mundial. Assieme alla scatola vi era anche una videocamera go-pro che filmava l’ascensione.

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Il pallone raggiunse la quota incredibile di 18.10 miglia sopra Las Vegas prima di esplodere e far precipitare la scatola nel deserto del Nevada miracolosamente intatta. La stessa fu esposta quell’anno nello stand della Alec Bradley all’IPCPR Trade Show.

Perchè lo hanno fatto? Io che cacchio ne so. Indubbiamente l’operazione di marketing e mediatica, pre e post lancio, ne ha decretato la notorietà mondiale. Ne parlava tutta la blogosfera, il video veniva condiviso ad un ritmo impressionante e la curiosità per questo prodotto è salita alle stelle. Bravi, nulla da obiettare!

Vi è però un altro aneddoto da raccontare su questa linea. Al suo lancio (non nella stratosfera) infatti era un’edizione limitata e solo l’anno successivo fu promossa a produzione regolare ma a quantitativi limitati. A tutti gli effetti non so se è stata una promozione o un declassamento…

I formati tuttora proposti sono 5 e tutti a foggia Perfecto, ma solamente due sono importati e sono:

  • Punta Lanza No. 5 –  52 x 5 1/2 – 13,50€
  • Punta Lanza No. 8 – 58 x 6 1/2 – 16,50€

Oggi fumo il Punta Lanza No. 5, la cosa più vicina al concetto di astronauta che un “nerchia-man” come me possa mai incontrare. A proposito qualcuno si è mai chiesto perchè la numerazione dei Mundial parta dal numero 4? Strano vero… io non ho una risposta.

Un sigaro che indubbiamente riserva mille sorprese, perfino a crudo perchè se da un lato annusando il micro piede del sigaro non si percepisce granchè, una volta recisa la testa del sigaro opulenti note di pelle, stallatico e cacao emergono inaspettate.

Accendo. Whammo! Partenza incredibilmente tonica e dolce, mi sorprende e non capita spesso. Solitamente con i sigari a foggia perfecto o simil perfecto bisogna aspettare che entri in combustione tutto il ripieno prima di avere la percezione di come sarà il resto della fumata. Qui no.

Forse è per questo che lo hanno sparato nella stratosfera, lui fa la stessa cosa con il fumatore. Ti proietta da subito nel suo universo, senza mezze misure o preamboli. Spettacolo. Purtroppo, e lo cito per dovere di cronaca, il sigaro del mio fidato compagno di fumata (Giuseppe Stucchi) non funziona a dovere e viene abbandonato nel posacenere.

Devo proseguire da solo. Capita.

Arrivano spezie a profusione e frutta secca mentre il pepe si fa decisamente avvertibile al naso. Ma si fa anche carnoso e fruttato, insomma davvero una bella ampiezza sensoriale.

Si struttura ad una velocità che ha dell’incredibile e si rivela già discretamente complesso, ma a impressionarmi davvero è la sua immediata presenza in bocca e al naso, decisa e ripeto senza mezze misure. Comincio a intuire quella che è per me la sua chiave di lettura, un’espressività diversa ma improntata sull’eleganza e morbidezza, aspetti non sempre presenti in sigari con tabacchi di questa provenienza.

Intendiamoci la sua Nicaraguensità e Honduregnità (passatemi i termini) sono evidenti e marcate, ma le esterna con un savoir-faire a mio giudizio più in linea con alcune fumate Dominicane. Strano vero?

All’aumentare del cono di cenere si aggiungono note tostate, di pelle e nocciola con una dolcezza di fondo non propriamente cremosa ma davvero particolare e piacevole che contende al tostato il predominio della fumata.

Il cacao che percepivo a crudo si è perso invece per strada. Poco male perchè le spezie acquistano intensità così come la nocciola, sopperendo alla sua mancanza.

Avvicinandomi alla parte centrale della fumata si crea una sorta di effetto “scorza di limone” in sottofondo e l’aromaticità è ora davvero ricca, tostata ma dotata anche di nuance floreali. Tutta orientata alla dolcezza, una dolcezza speziata che va a braccetto con note più amaricanti in un mix piacevole e intrigante.

Finalmente spunta il cacao mentre il fumo si fa untuoso e lascia un effetto salato inaspettato. La struttura aromatica è per la verità molto simile agli inizi ma con qualcosa in più, con una marcia in più, anche se non è che mi proietti nella stratosfera.

La nocciola pilota ora l’astronave fumosa, ma la pilota ad una velocità un po’ troppo sostenuta per i miei gusti. Non che si sbilanci davvero ma avverto qualcosa di anomalo.

Fortunatamente poi rallenta e questo segna anche l’ingresso della liquirizia, rivelandosi ora più che mai una fumata davvero morbida, ben strutturata e discretamente complessa. A mio parere è in questa fase che rivela la sua vera natura, non è una furia aromatica bensì carezza i sensi grazie alla sua vellutata espressività, ricca di mille sfumature in grado di divertire e appagare. Non schiaffeggia il fumatore ma gli offre una diversa interpretazione del mondo Nica e Honduras.

Figata di figurado!

Il finale è un tripudio di cremosità o burrosità a dire il vero, con una lunga permanenza post boccata. Se dovessi azzardare un paragone alimentare lo considero come un toast imburrato su cui sono spalmate abbondanti strati di note dolci, spezie e liquirizia. Da mordere senza indugio per poi leccarsi le dita quando, dopo ogni morso, il toast sgronda copiosi rivoli di succoso nettare.

The smoke

I’m not kidding, the Alec Bradley Mundial were actually launched into the stratosphere in 2013, the year of their presentation on the market.

For the redneck I remember that the stratosphere is the second of five layers in which it is conventionally divided the atmosphere. In order we find the troposphere, the stratosphere, the mesosphere, the thermosphere and the exosphere. Then the cold and dark immensity of the space.

…Luckily wikipedia exist…

Everything took place in Las Vegas from the 59th floor of the Palms Place Casino, when Alan Rubin, owner of Alec Bradley Cigars, under the eyes of many special guests dropped a balloon with attached a transparent sealed box containing a sample of the newest Mundial. Together with the box there was also a go-pro camera which was filming the ascent.

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The balloon reached the incredible altitude of 18.10 miles above Las Vegas before exploding and left the box falling in the Nevada desert intact. The same box was exhibited that year into the stand of Alec Bradley at the IPCPR Trade Show.

Why they did it? Heck I don’t know. Undoubtedly the marketing and social approach, pre and post launch, caused a huge global notoriety. All the blogosphere talked about it, the video was shared at an impressive rate and the curiosity for this product skyrocketed. Well done!

But there is another story to tell on this line. At its launch (not in the stratosphere) it was a limited edition and only a year later was promoted to regular production but in limited quantities. In effect I do not know if it was a promotion or a downgrade…

Today I smoke Punta Lanza No. 5, the closest thing to the concept of an astronaut that a “NERD-man” like me could ever meet.

A cigar full of surprises even on pre-light draw where, in contrast with odorless micro foot, the cutted head release unexpected opulent notes of leather, manure and cocoa.

Time to light it. Whammo! An incredibly bold and sweet start, which surprises me and it does not happen often. Usually with a perfecto shape cigar you have to wait it gain full filler combustion before you have the perception of how will be the rest of the smoke. Not here.

Maybe that’s why the Alec Bradley Mundial was shot on the stratosphere, it reserve the same treatment to the smoker. It immediately projected me in its universe, no half measures or preamble.

Tons of spices and dried fruit notes come while the pepper becomes very noticeable on my nostrils. It also adds meaty and fruity hints, in short a really good sensory amplitude.

It builds up at an unbelievable speed and show a quite complex character, but what really impress me is its immediate presence in the mouth and into the nose. I begin to understand how to read it, how to discover its expressiveness which is marked by elegance and smoothness, features not always present in cigars made by these tobaccos.

Mind you, its Nicaraguan and Honduran origin are clear and strong, but it disclose them with a savoir-faire more in line with some Dominican smoke. Strange right?

Increasing the ash’s cone the Punta Lanza become toasted and add leather and hazelnut notes above a sweet background, not exactly creamy but very pleasant. All these pilot the spaceship right now.

The cocoa on the pre-light draw has been lost instead. Never mind because spices gain intensity as well as the hazelnut, compensating its lack.

Reaching the central part of the smoke a kind of “lemon peel” effect appears in the background and the aromas are now very rich, but also toasted with floral nuances. All geared to sweetness, a spiced sweetness that goes hand in hand with more bittering notes in a pleasant and intriguing mix.

Finally I get the cocoa while the smoke turn unctuous and leaves an unexpected salty effect. To be honest the aromatic structure is close to the beginning but with a little more on it, with a higher gear, even if it doesn’t push me into the stratosphere.
Hazelnut now pilot the smoky spaceship but at a speed too fast for my tastes. Not that it’s really unbalanced but I feel something unusual.

Fortunately it slows down and this also marks the entry of liquorice, revealing a smoke more than ever smooth, well-structured and fairly complex. In my opinion is at this stage that it reveals its true soul. Not an aromatic fury but it cuddle the senses thanks to its velvety expressiveness, full of nuances able to entertain and satisfy. It doesn’t slap the smoker but offers a different interpretation of the Nicaraguan and Honduran tobaccos.

It’s a COOL figurado!

The last part is a creamy triumph or buttery if you want, with a long and luxurious finish. If I  should make a comparison with food, this cigar is like a buttered toast on which are spread abundant layers of sweet notes, spices and liquorice. Something to bite without delay to then lick the fingers.

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