Se volgo lo sguardo al mio passato di fumatore di sigari mi rendo conto che ingenuamente era votato alla ricerca di sigari full-body, una sorta di missione, di crociata che perseguivo con maniacale costanza ma, fumata dopo fumata, ironicamente mi ha invece instradato verso un mondo diverso da quella scelta, quello dei “medium” body che poco consideravo. Sbagliando.

Sicuramente ho subito le tendenze del momento, poi ci ho messo indubbiamente del mio ma alla fine ho acquisito la consapevolezza che le fumate che maggiormente gradisco sono inequivocabilmente medium body, massimo medium to full (poche). Ci sono arrivato, ho aperto gli occhi e l’ho accettato di buon grado.

Si cambia. Con il passare del tempo si cambia ma forse è proprio questa la saggezza che si dice arrivi con gli anni. Una saggezza basata sulle proprie esperienze, sui propri sbagli, sulle proprie vittorie, e quindi permea inesorabilmente la nostra vita e le nostre scelte, anche come fumatore.

Oggi sono quindi un fumatore diverso, ma migliore o peggiore che in passato? Non so rispondervi. Quello che posso con certezza affermare è che sono un “medium body man”, volente o nolente.

Preambolo finito. Non ho intenzione di tritarvi ulteriormente i maroni con “pippe” filosofico-esistenziali. Tutto questo mi è servito a introdurvi un sigaro speciale, un sigaro che da sempre è autorevole rappresentante proprio di quel mondo medium che tanto evitavo in passato.

Un ipotetico lettore: Bella fratello, ti stimo ma non potevi allora arrivare al punto senza orchitizzarci?

Io: Sì in effetti potevo, ma poi l’articolo veniva troppo corto…

Ma di che sigaro stiamo parlando? Del A. Flores 1975 Serie Privada Capa Habano SP52, un nome lunghissimo per un sigaro che dalla sua uscita ha collezionato notevoli rating, fra cui il #10 posto nella classifica “Cigar of the Year 2014” di Cigar Aficionado.

Sono in molti a definirlo, assieme al fratello maduro, un medium bodied masterpiece e non fatico a comprendere questa affermazione visto che al piede mi immergo in un meraviglioso mondo di vaniglia, miele e spezie varie mentre nelle prime boccate a crudo percepisco note più floreali.

L’accensione mi lascia quasi interdetto, si scatena il post-bruciatore della turbina pepe che pompa nelle cavità nasali con una intensità notevole. Alla faccia del Dominicano.

In breve si struttura su una base di legno evidente ed una dolce, mielosa cremosità avvolge il palato e mitiga non poco l’irruenza pepata e avverto anche un tocco leggero di spezie, che mirabilmente permangono a lungo in bocca.

Insomma un godurioso Rock & Roll medium body che in pochi centimetri comincia a sciolinare note eleganti di cannella, nocciola, sfumature tostate e crema vanigliata. A impressionarmi maggiormente però è la lunga permanenza post boccata, che mi fa mugolare di piacere mentre sfrego a lungo la lingua sul palato.

Ohhh yeah baby, e Rock & Roll sia!

La componente pepe continua a lavorare ed è sempre degna di un macho Nicaraguense ma del resto quel tabacco è presente in abbondanza nel blend oltre a Corojo Dominicano. Quindi nulla di strano sotto al sole.

Il sigaro possiede un’eleganza, una rotondità innata come solo i medium body riescono a palesare che ora a me ricorda perfino le radici di liquirizia, che amavo masticare da bambino ma che i miei figli, purtroppo, aborrono. Sigh.

Il suadente gioco sensoriale di questo sigaro viene retto a tutti gli effetti dal connubio fra note tostate, spezie dolci e cremosità, con un perenne effetto “onda” così ogni boccata è al tempo stesso una carezza palatale ed uno schiaffo sensoriale.

Davvero atipico ve lo assicuro, ma molto ben strutturato e piacevolissimo, un gattone che fa le fusa ma tira anche fuori gli artigli quando serve. Insoma un Rock & Roll con cui lasciarsi andare seguendo il suo ritmo.

Stimola i sensi, la fantasia e forse sarà per questo che avvicinandomi alla parte mediana della fumata mi trovo al cospetto di uno spettacolare gelato malaga con quel suo particolare retrogusto alle uvette. Le spezie in sottofondo si attenuano e arriva il caffè.

L’intensità di corpo del sigaro è cresciuta in questa fase ma non supera mai il livello medium.

Mi perdo via, immerso nel suo cremoso abbraccio e trovo non sia un sigaro da decifrare ma unicamente da assaporare, cullati dalle sue morbide nuance aromatiche alle volte più speziate, altre più cioccolatose. Un sigaro che libera la mente e scatena emozioni, per la miseria, come restare insensibili?

Abe Flores ti voglio bene.

Dal piacere lo sto consumando più in fretta del normale, devo contenermi se non voglio rovinare del tutto la fumata. Lui comunque anche in questo frangente non fa un plissè, non si scompone restando elegante e compassato, quasi a impedirmi di rovinare il piacere che sto provando.

Arriva una punta di panna cotta che introduce anche il finale, intenso aromaticamente, marcato dal caffè e da una spiccata componente speziata che però non scombina realmente il sigaro. La si avverte più che altro perchè si proviene dal resto morbidissimo di questa fumata.

Wop-bop-a-loom-a-boom-bam-boom tutti frutti…

 

EN REVIEW

If I look back to my past as a cigar smoker, I realize that I was naively voted to full-body cigar, a sort of mission, a crusade that I was following with maniacal perseverance but ironically, smoke after smoke, instead it routed me into a different world, the “medium” body one I did not know well.

For sure I followed the trends of the moment until I finally become aware that the smoke that I like most are unequivocally medium body, up to medium to full (just a few). I opened my eyes and gladly accepted it.

Time passes and all change always but perhaps it is the wisdom that comes with the age. A wisdom based on experiences, mistakes, or victories and then inexorably permeates our lives and our choices, even as a smoker.

Today I’m a different smoker, but better or worse than before? I do not know the answer. What I can say for sure is that I’m a “medium body man” willy-nilly.

Introduction ended. I have no intention to boring you more with philosophical-existential bullshits. All this helped me to introduce a special cigar, a cigar that has always been an outstanding representative of the medium world that I avoided in the past.

An hypothetical reader: Ok bro, I respect you but then you could not get to the point without this bullshits?

Me: Hmmmm yes, in fact I could but then the article would be too short…

Anyway what’s the cigar we are talking about? The A. Flores 1975 Series Privada Capa Habano SP52, a long name for a cigar that since its release catch up high ratings, including the # 10 place in the “Cigar of the Year 2014” award of Cigar Aficionado.

Many people call it, together with its brother maduro, a medium bodied masterpiece and I’m not struggling to understand this statement given when I dive into a wonderful world of vanilla, honey and spices at the foot while in the first cold draws I perceive more floral notes.

Light it leaves me almost dumbfounded, it unleashes the afterburner of pepper jet engine that pump into my nose with a high intensity. Lord, this isn’t a normal Dominican.

In a meanwhile it structured on a clear note of wood and honeyed creaminess which envelops the palate and tame the pepper vehemence, while a slight touch of spices admirably lingers for a long time in the mouth.

Oh Lord it’s a Rock & Roll medium body goodness that in just a few centimeters begins to unleash elegant notes of cinnamon, hazelnut, toasted nuances and vanilla cream. To impress me most, however, is the long finish which makes me moan for pleasure while my tongue rubs on palate.

Ohhh yeah baby, that’s a Rock & Roll!

The pepper component continues to work and is always worthy of a Nica’s macho but on the other hand that tobacco is present in abundance into the blend as well as the Dominican Corojo. So nothing strange under the sun.

This cigar has an elegance, an innate smoothness as only the medium-body can have and now it has the taste of licorice roots that I loved chew so much during my childhood but unfortunately my sons hate. Sigh.

The persuasive sensorial game of this cigar is governed by the combination of toasted notes, sweet spices and creaminess, with a perpetual “wave” effect so at every puff is both a palatal caress and a sensorial slap.

Really unusual, believe me, but very well structured and pleasant, a purring cat that pulls out the claws when needed. To sum up a Rock & Roll with which to let go following its rhythm.

It stimulates the senses, the imagination and perhaps thanks to this reason when I approach the middle part of the smoke I am in the presence of a spectacular malaga ice cream with its peculiar raisin aftertaste. The spices in the background fade away and arrives the coffee.

The body strenght has grown at this stage but never exceeds the medium level.

I get lost surrounded by its creamy hug and it is not a cigar that I need to understand rather to savor lulled by its smooth aromatic nuances at times spicy, others more chocolaty. A cigar that opens the mind and triggers emotions, damn, how to be insensitive?

Abe Flores I love you.

Thanks to the pleasure I am smoking it more quickly than normal,I have to restrain myself if I will not spoil the whole smoke. However also at this juncture it’s not unbalanced, not flustered remaining elegant and formal.

There comes a bit of “panna cotta” which also introduces the final, intense, marked by coffee and strong spices which not really messes up the cigar. I felt it mostly because I come from the rest of this smooth smoke.

Wop-bop-a-loom-a-boom-bam-boom tutti frutti…

 

IL VERDETTO - ECCELLENTE (EXCELLENT)

IL VERDETTO - ECCELLENTE (EXCELLENT)

Nazione: Rep. Dominicana


By: PDR Cigars


Manifattura: PDR Cigars S.A.


Fascia: Ecuador Habano


Sottofascia: Nicaragua Habano


Ripieno: Nicaragua Habano & Corojo Dominicano


Formato: 52 x 5 – Robusto


Body: Medium


Euro: 11,00