Buona lettura

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Marc Levy afferma: le rughe della vecchiaia formano le più belle scritture della vita, quelle sulle quali i bambini imparano a leggere i loro sogni.

Un’affermazione poetica che può essere letta in questo modo: invecchiano aumenta non solo l’età ma anche l’esperienza e la saggezza da trasferire agli altri.

Peccato solo che con l’età arrivino anche aspetti negativi strettamente legati alla nostra fisicità. Io mi sono accorto dell’età quando, chinandomi per allaciare le scarpe, mi sono chiesto cosa altro potevo fare già che ero giù. Sono un nerchia anziana oramai!

Non tutti ne soffrono però, non tutti sono esseri umani e quando questo accade possono beneficiare dell’esperienza e della saggezza senza controindicazioni. Come in questa linea La Aurora 107.

La linea 107 è un’arzilla vecchietta, pur essendo nata solo nel 2010, che porta in sè tutta l’esperienza e la saggezza produttiva di un’azienda nata nel lontano 1903. I La Aurora 107 celebrano proprio questo, 107 anni di esperienza nella produzione di sigari fatti a mano. Mica cazzi, nemmeno Fuente può vantare una simile longevità.

Questa esperienza e saggezza aziendale/produttiva si traduce, nei 107, con il perfezionamento del concetto di blend multinazione e di sigaro dalla facile fruibilità. La saggezza messa in campo non ricerca la complessità esasperata, o l’intensità di corpo bensì la godibilità globale e nella linea 107 tutto questo traspare eccome.

Almeno questo è quello che seriamente penso.

Il La Aurora 107 Robusto non è il mio preferito della linea, ma non per le sue qualità organolettiche o la sua espressività in fumata… il problema è il formato, Robusto, che non amo e non amerò mai. De gustibus non disputandum est dicevano i latini.

Non è il primo che fumo perchè in passato ne ho accesi un discreto numero, posso quindi affermare che a me comunque piace malgrado il formato.

Accendo il La Aurora 107 Robusto

Una delle caratteristiche che apprezzo di più in questo sigaro è la sua partenza decisa e tostata, su note eleganti di legno, mandorla e spezie appena accennate. Ben presto una ben dosata componente pepata stuzzica le cavità nasali, contemporaneamente comincia a costruirsi su una discreta dolcezza e il sigaro rivela la sua natura sorniona e pacioccona.

Non è e non sarà mai una furia aromatica, bensì un piacevole e accondiscendente compagno di fumata. Non nasce in effetti per sorprendere ma per piacere veramente e nella sua relativa semplicità, al momento, riesce bene nel compito.

In retroinalazione comincia a rilasciare note di spezie esotiche e il tutto, complice la dolcezza di fondo, rilassa e mi pone in una “comfort zone” rimarchevole. Non devo dedicargli particolari attenzioni, devo solamente assaporare il momento e questo, vi assicuro, contribuisce grandemente al piacere che sto provando.

Arrivano note più minerali, terrose, di melassa e pelle e la prima parte della fumata scivola via leggiadra. Chi non ama i sigari medium-body a mio avviso si perde sempre qualcosa come fumatore.

Il pepe ora comincia a lavorare deciso al naso, compaiono note di cardamomo e chiodi di garofano. Si intensifica e alle note tostate aggiunge una punta di caramello rimanendo rotondo e bilanciato, piacevole e per nulla impegnativo.

Avvicinandomi alla parte centrale…

la dolcezza diviene quasi cioccolatosa mentre il pepe in retroinalazione si attenua notevolmente. Se devo essere sincero è proprio la parte centrale la più intrigante e godibile del sigaro. Tutto è costruito intorno alla dolcezza che acquista sporadicamente sfumature alle volte speziate altre volte fruttate.

Me lo sto godendo sul serio grazie a questo sottile gioco sensoriale, gioco di sfumature e transizioni non facilissime da percepire ma presenti e accompagnate da un retrogusto in bocca piacevolmente amaricante. Malgrado sia decisamente più intenso degli inizi non si scompone ne perde equilibrio.

Le spezie e la dolcezza si acuiscono e relegano in sottofondo perfino la componente tostata che fino a questo momento era decisamente avvertibile. Il fumo diventa denso, dolce e quasi masticabile ovvero… una GODURIA.

Il finale

Su questa texture mi avvio nella parte finale della fumata dove però il sigaro perde smalto, si appanna un poco e perde anche le sottili transizioni che mi avevano favorevolmente impressionato nella parte centrale.

Sembra non riesca a dare un’impronta decisa alla fumata ed è un vero peccato, non che abbia smesso di essere piacevole ma la sua espressività perde di mordente. Avverto nitidamente le spezie in primo piano e la dolcezza in sottofondo, ma il resto sembra diluirsi in un contesto poco definito.

Alle spezie si aggiunge un accenno di caffè espresso e una cremosità niente male che va a chiudere in scioltezza l’ultimissima parte della fumata.

Della stessa serie puoi leggere anche la recensione del 107 Corona e del 107 Sumo

La Aurora 107 Robusto
Rep-Dominicana

Rep. Dominicana

IL VERDETTO - MOLTO BUONO (VERY GOOD)
  • Medium

Ring Gauge

Pollici

MANIFATTURA - FACTORY

Tabacalera E. León Jimenes

FASCIA - WRAPPER

Ecuador Habano Sun Grown

SOTTOFASCIA - BINDER

Corojo Dominicano Cibao Valley

RIPIENO - FILLER

Nicaragua, Brasile, Perú e Rep. Dominicana Cibao Valley

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